bla bla blogger 27 giugno 2016

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Ricorda che il tuo blog non è il mondo, ne è solo una parte. Apri la porta di casa tua, del tuo ufficio, esci e vivi la tua vita appieno.
In fondo l’80% degli utenti leggerà il tuo titolo, ma solo il 20% leggerà il resto. Il punto è che bisogna colpire l’attenzione degli utenti, per poi meritarsela con un contenuto di valore.
A volte è una questione di ospitalità. Calda. Morbida. Fragrante nel dialogo, nel solleticare la curiosità.
A volte bisogna amare le parole, oltre a saperle usare, e sguazzarci come Zio Paperone nel suo deposito di dollari.
Per esempio, la parola Safari in lingua swahili vuol dire viaggio, ma non tutti sanno che il suo significato completo è viaggio lungo attorno ad un punto. Una vera e propria metafora della vita.
E penso al vecchio con il cappello, alla sua storia, al suo libro. E mi dico che forse la sua storia è composta da tutti i brani di libri che ogni pomeriggio sfoglia. Ogni giorno un libro. Ogni giorno un pezzetto di libro. Ogni giorno tante storie. Tante storie che forse formano la sua. Ogni passo, anche il più piccolo, forma una storia.
Non è una sola cosa, ma tantissime che interagiscono tra loro: biologia, diritto, rispetto. Che cos’è? L’educazione sessuale.
Mentre invece Edo è una nuova applicazione che ti spiega cosa stai mangiando: per una scelta alimentare corretta e consapevole.
Infine abbiamo la Snapchat mania. Teenagers e influecers. Addetti ai lavori e semplici curiosi. Il fantasmino che fa la linguaccia sta conquistando tutti. I soliti noti si interrogano su quali siano le potenzialità del social più cool del momento e quali mirabolanti strategie comunicative possano portare i brand a monetizzare nel minor tempo possibile.

Ovvero:

Scrittura, Blogging
Il vecchio con il cappello. di Sarah Liotto

I dieci comandamenti del blogger. di Francesco Brioweb Russo

85. Ospitalità. di Emanuele Secco

Marketing
Ciao mamma, faccio il copywriter. di Chiara Chinellato

Titoli che hanno i Titoli per intitolare! di Roberto Gerosa

Benessere
Le interviste di Ohhh – Marco Stizioli e l’educazione sessuale. di Marco Stizioli

Turismo
La metafora del viaggio. di Noemi Bengala

Tools, Tutorials
Snapchat e i divora-tempo. di Carlos Bellini

Sai cosa stai mangiando? Scoprilo con Edo! di Luca Borghi

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Leonardo Vannucci, Angelo Cerrone, Alessandra Arpi, Sonia Calamiello, Bruna Athena, Ilenia Dalmasso, Sonia Bertinat.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 4 dicembre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

E lei con un grande sorriso e gli occhioni spalancati mi ha detto: “Ma allora dobbiamo dire grazie alle persone che hanno aiutato”. Era l’unica cosa che le era rimasta in mente di un racconto di 5 minuti in cui ho nominato odio, rabbia e morte.
Vedi queste due candele? Le ho messe alla finestra ieri sera. Sono per tutti quelli che sono morti a Parigi, ma anche per tutti quelli che muoiono, in tutto il mondo, per la guerra e per il terrorismo.
Cosa si è disposti a fare per i soldi? Quanto è potente il dio denaro e quanto riesce a corrompere la nostra moralità e la nostra etica?
Se hai intenzione di esporti sui social media, c’è una sola grande regola da seguire: devi essere social, questo significa dover interagire quotidianamente con la tua audience.
Ma ti sei mai chiesto come fanno certi personaggi ad ottenere così tante visite, like e commenti? Prendono un argomento caldo e poi esprimono un parere che va contro quello della massa.
Come siamo messi a divisione di ruoli nelle famiglie di oggi? Succede anche a casa vostra che non ci sia distinzione di ruoli tra maschi e femmine ?
Aprire un negozio fisico per vendere cose virtuali…chissà cosa vuol dire.

Ovvero:

Amore e gratitudine: io credo in loro. di Assunta Corbo

#Mammoachi? intervista a Mario papà di Sofia Viscardi. di Daniela Mosca

Sai come affrontare una crisi social media? di Susanna Moglia

Non ucciderei neanche una mosca, se non per potere, autorità o denaro. di L.Salvai

Vuoi ottenere la visibilità sul web? Allora vai contro la massa. di Andrea Toxiri

Spiegare Parigi alla figlia di un musulmano. di Chiara Peri

Aprire un negozio fisico per vendere cose virtuali perché @eudai_monia propone temi e io mesi dopo, pigramente, provo a rispondere. di Alessandro Pacilli

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Bruna Athena, Valeria Bianchi Mian, Sonia Calamiello, Rita Fortunato, Nick Murdaca, Monica Simionato.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 25 novembre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

On Writing. Autobiografia di un mestiere, di Stephen King, da diversi anni è introvabile, a meno di non avere un colpo di fortuna in qualche bancarella dell’usato.
Quando ero ragazza, di capire cosa stessi bevendo non mi interessava nulla. Oggi invece farmi una birra significa viziarmi, ritagliarmi il mio spazio di solitudine dopo il rientro a casa.
Invece il primo gennaio di ogni anno, cascasse il mondo, mangio cavolfiori fritti a colazione.
Alle donne si dice un po’ di tutto quando scelgono una strada ancora poco comune come quella di viaggiare da sole. A me è stato detto che sono coraggiosa e da ammirare. Una donna con le palle.
Mi sembra di essere cresciuto troppo velocemente, dimenticando quelli che erano i propositi e le ambizioni delle mie piccole mani.
Non tutti, crescendo, hanno la fortuna o la forza di comprendere lo scollamento tra valori ostentati e realtà, la necessità di sganciarsi per un attimo da porti apparentemente sicuri e trovare una propria strada.
Una delle #11cosebelle? Ritrovare un vecchio post-it con un messaggio di tua madre.

Ovvero:

On Writing – di Stephen King, di Marina Innorta

Elogio della birretta, di Veronica Viganò

Siamo coraggiose e le palle non c’entrano, di Dana Donato

11 e più cose belle, di Maura Riva

Cinque particolari legami con il cibo, di Ambra Arnaldi

I sentieri delle mani, di Sergio Consoli

Gli ipocriti. Stai parlando di noi? di Mariantonietta Barbara

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Ambra Arnaldi, Sonia Bertinat, Delia Enigmamma, Antonella Passini, Monica Simionato, Eleonora Nila Viganò.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 30 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Disegnavo senza matita e senza foglio. Disegnavo in aria, con una mano alzata.
Mia madre mi chiedeva: “Cosa stai facendo, ragazzino?”
E io rispondevo: “Sto disegnando”.
Lei sorrideva, le pareva una cosa buffa.
Talvolta ripensavo al disegno che avevo fatto e allora ci tornavo su e lo correggevo, come se realmente esistesse!” Guardare le costruzioni di Niemeyer è come immergersi in uno spazio atemporale, né passato, né presente, né futuro. Sono sogni, visioni, pura bellezza.
Secondo una versione del mito, Eros esce dal guscio dell’uovo primitivo, per librarsi in cielo con il suo arco e scagliare a caso frecce che infiammano i cuori…come fosse il primo degli dei, l’energia primordiale, la sorgente da cui poi nasce tutto il resto.
C’è uno spazio tra lo stimolo e la risposta  ed è lì che dimora il potere di scegliere come reagire; è dalla nostra reazione che dipendono crescita e libertà. La consapevolezza ci fa accorgere dell’attimo in cui stiamo per reagire a una situazione e ci consente di fermarci un istante.
In qualsiasi tipo di contesto l’individualità e la collettività esisteranno sempre, ma gli ingranaggi che ne regolano l’interazione sono in continuo mutamento. Come mantenerli in equilibrio fra loro?
Applicando la capacità di distinguere, tra lana e seta, sempre e in ogni caso: usiamola, è gratis e non è peccato.
Ad esempio, c’è differenza tra mantenere le promesse iniziali sul proprio valore e mantenere la promessa di accrescere il proprio valore. Ciò che non cambia è solo il bisogno di essere rassicuranti.
Ma per questo c’è una soluzione: fatti un giro a Ragusa Ibla, alias Vigata, per le strade percorse dal giovane Montalbano…

Ovvero:

Il branding del mio tavolo da pranzo. di Gioia Gottini

Bell’amore… sull’eros e il tiro con l’arco. di Monica Simionato

Lettrice sarcastica #1: quale tipo di lettrice non sono ovvero i lettori bacchettoni. di Bruna Athena

Livetour a Ragusa e Scicli, nei luoghi del giovane Montalbano. di Francesca Taormina

Regola n.2 Vivere di bellezza e fantasia. di Mimma Rapicano

Ci sei? Fai un Mindful Check-In. di Marina Innorta

Individualità e collettività, social o non social? di Rita Fortunato

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Luca Borghi, Federica Colantoni, Emma Frignani, Anna Pompilio, Gloria Vanni.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 17 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Può capitare che ci si ritrovi a dover ridefinire il concetto di corpo, per cogliere la diversità come un potenziale, che ci permette di osservare cose, eventi, da una prospettiva diversa. La poesia è allora ciò che eleva oggetti banali e negletti al rango di arte. Può trasformare cose che la gente potrebbe trovare spaventose in qualcosa che attira lo sguardo e, guardando un po’ più a lungo, le persone forse possono perfino capire.
Non sono brava a parlare di cose che non mi interessano. Non sono nemmeno brava a sforzarmi di inventare un argomento per scrivere due righe su un foglio bianco, che poi diventerà un post sul blog. E non sono brava a mentire. Mi piace viaggiare, scoprendo nuovi luoghi e nutrendo l’anima. E’ bello laciarsi  sorprendere dal mondo e da se stessi. Ma non chiedermi quando partirò… il senso del viaggiare non è apparire speciali agli occhi degli altri, ma percorrere un sentiero interiore. Per cui a volte, mi basta anche accendere il PC e navigare nel web.
Nel mondo virtuale, senza più confini geografici, l’unica moneta di scambio che ci permette di sentirci cittadini del mondo sono le immagini, e la comunicazione silenziosa è quella che ti rimane dentro, si deposita, sedimenta, germoglia e dà vita a nuove visioni, nuove emozioni, nuovi pensieri. Prima dei social, il visual lo incontravamo per la strada, lo sfogliavamo nelle sale d’attesa o dal parrucchiere, lo vedevamo passare sotto i nostri occhi inebetiti e stanchi la sera a cena. Coi social è cambiato il nostro modo di comunicare e di vivere in società. Se poi sei un socialmediacoso, che dire dei pranzi saltati, delle ore passate davanti al PC fino a notte fonda, del portatile che ti porti persino a letto per finire una cosa? Non esci più a correre per fare un po’ di allenamento , ma per non avere il telefono in mano. E allora o c’è bisogno di una pausa, o di un coworking, o di cambiar mestiere!
Ma magari ci salverà il marketing 3.0, con la sua attenzione ai valori reali e concreti che consentano il massimo benessere dei consumatori, delle stesse imprese e soprattutto della società nella sua globalità. Dal prodotto, al cliente, all’anima si dice, no? Quando parliamo di “spirito”, invece, non ci riferiamo alla prossima fase evolutiva del marketing, ma al binomio vino e digitale, che in Italia sta evolvendo rapidamente, pur essendo il settore del vino, caratterizzato da un forte legame con la tradizione. In ogni caso, probabilmente è ora di cambiare!

Ovvero:

Aimee Mullins & Hugh Herr. Quando non avere le gambe ti porta lontano. di Santa Spanò

Scoppiare. di Costanza Pasqua

Viaggiare, l’avventura più bella. di Manuela Vitulli

Quattro Chiacchiere con Cinzia Di Martino su blogging e visual. di Francesco Ambrosino

C’è bisogno di una pausa! (o di un Coworking). di Federica Mori

Il Marketing 3.0. di Mirna Pioli

Lisa De Leonardis – vino e digitale, un matrimonio possibile. di Matteo Pogliani

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Daniele Maisto, Mirna Pioli, Andrea Toxiri,  Roberta Vacca.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


bla bla blogger 11 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Il nostro linguaggio è valido in quanto sia concepito come un sistema di comunicazione discreto ed efficace, con caratteristiche di ricorsività e figure simbolico-rappresentative che mettano in contatto emittente e destinatario. Se ti sei appena iscritto a LinkedIn, chiedi inizialmente la connessione solo a chi conosci nella vita. Per “sbragare” c’è tempo. Un po’ come in casa d’altri. Non è che appena entrato in casa altrui ti togli le scarpe, ti sdrai sul divano e prendi in ostaggio il telecomando.
Vorresti essere come Gianni Morandi? E’ vero, nel suo caso la semplicità rende il vip più umano e più vicino a te, infatti raccogliere le foglie con la scopa o riempire un cesto di ciliegie sono operazioni che possiamo fare tutti. Però prova tu a fare una foto alla Gianni Morandi: forse prenderai qualche like, ma preparati a ricevere commenti non proprio carini. E comunque, se vuoi un consiglio, non fartela mentre raccogli le zucchine…
Come si può riuscire ad attribuire il giusto valore al proprio lavoro? Anche seguendo delle regole per vivere meglio e fare del proprio lavoro un’attività piacevole. Regole che permettano in fondo di instaurare relazioni di un certo tipo. Non è semplice, ma persino Dante aveva un rapporto decisamente complicato con Beatrice e il suo amico Guido Cavalcanti. Dall’ammirazione, al dispetto, alla rabbia profonda, nel caso di Guido; dalla contemplazione fin quasi al rigetto, nel caso di Beatrice. Forme di amore inusuali, complesse, atipiche eppure molto umane.
A dirla tutta, l’umanità è così allo stato brado per quanto riguarda la comprensione del bambino e le logiche educative, che sembra non aver altro da offrire che un triste derby di “sergenti” contro lassisti. Scordandosi che, come in cucina, occorrono pochi ingredienti per garantire grandi sapori. Purché siano genuini.

Ovvero:

Scimpanzé batte Renzi 3 a 0 – Il politichese come fallimento nell’evoluzione. di Francesco Mercadante

LinkedIn Tips & Tricks per migliorare la tua presenza sul social. di Mirko Saini

Vorrei essere come Gianni Morandi. di Andrea Toxiri

Dare il giusto valore al proprio lavoro: 7 regole fondamentali. di Cora Francesca Sollo

Come donna innamorata: Dante al Premio Strega 2015. di Bruna Athena

Perchè mi appassiona l’educazione? di Delia Enigmamma

Vellutata di fagioli aquilani all’olio aromatico piccante con cialde di riso venere. di Stefania Cunsolo

Le adozioni e segnalzioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Valentina Coppola, Rita Fortunato.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 

 


bla bla blogger 4 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Andare o restare? Per quale scelta ci vuole la maggior dose di coraggio? Di fronte a tante cose che non vanno come dovrebbero, ad una crisi che da economica è diventata anche di valori, restare è davvero un atto rivoluzionario, un gesto di coraggio? O è solo l’ennesimo modo per non rischiare di cambiare lo stato delle cose, in cui, bene o male ci siamo abituati a vivere? Il vero coraggio sta in effetti nella scelta.
Intanto camminare – soprattutto per molti giorni, quando possibile – ti permette di spogliarti. Di eliminare ogni menata, ogni rovello cerebrale, ogni sovrastruttura moderna e quotidiana. Tutto ciò che ci preoccupa qui, quando cammini non ha più alcun senso. O meglio, i problemi non spariscono per incanto, ma si ridimensionano, si fanno concreti, hanno contorni e confini.
Possibilmente non iniziare il tuo cammino proprio nel centro di Bologna, dove potresti trovare una vivacità inaspettata che sembra non consentirti mai un attimo di quiete! Magari mentre sosti accanto alla Fontana del Nettuno, prova a fare una riflessione sul tuo business, un check-up ai tuoi obiettivi, per verificare se hai raggiunto quelli che ti eri posto nella prima metà dell’anno, e a che punto sei con quelli da raggiungere entro fine anno. E’ come creare engagement nei social ponendo delle domande, con la differenza che devi porle a te stesso. Basta che siano più semplici possibili. Per esempio, se sei un blogger, di cosa scrivi? Conosci Google Trend? E’ uno strumento che può esserti utile per vedere tutto quello che è trend sul web, dividendo gli argomenti per Paese, giorno, mese, anno e categoria. Se però vuoi parlare di donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato nelle aziende, lascia pur perdere i trend…
Ricordati invece che il colore del trionfo femminile ai vertici internazionali è il rosa fucsia e non il rosa cipria, confetto, bon bon che va tanto di moda in Italia, in cui c’è molto make-up che rende gradevole la forma. Ma dove la sostanza, sia nel pubblico che nel privato, manca.

Ovvero:

Andare o restare? L’importante è non rimanere fermi. di Erika Francola

Camminare è spogliarmi. di Eleonora Nila Viganò

Un giorno a Bologna: dal complesso delle Sette Chiese ai tortellini burro e salvia. di Bruna Athena

Sole, sabbia e afa sui tuoi prossimi traguardi. di Paolo Fabrizio

Engagement nei social? Poni delle domande. di Marina Pitzoi

[MONDO BLOG]: Google Trend per trovare gli argomenti. di Andrea Toxiri

Il mio colore preferito è il rosa fucsia anche se in Italia va di moda il rosa cipria. di Mirna Pioli

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Roberta Vacca.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 21 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Diversamente da quello che siamo abituati a pensare, non siamo multitasking. Spostare l’attenzione da una cosa all’altra richiede qualche secondo di tempo. L’alternativa è stress, corti circuiti cognitivi e blocchi fisici. Il problema in realtà è far coscienza che per avere successo occorre sbagliare, senza paura. E non è da tutti… Ecco allora che prendersi cura di sè può diventare più semplice se qualcun altro si prende anche un po’ cura di te. Come “socialmediacoso” e “social muffin”, due blogger che riescono ad essere così diversi ma allo stesso tempo complementari e sinergici, perché hanno in comune costanza, onestà intellettuale e un briciolo di pazzia. Del resto quando curi la comunicazione di un’azienda sfiorare la pazzia è la normalità: tutti sono più bravi di te, sanno fare le cose meglio di te. Quando poi l’idea proposta (da loro) non funziona TU devi porvi rimedio. Tempo al tempo, fammi almeno assaggiare le tigelle di Stefy con la maionese vegan aromatica, prima che la “britannite” colpisca ancora, mi infili una giacca a vento e scappi a Whitby! Che importa se lì il mare non è sempre calmo e tranquillo, e se non c’è caffè e caffeina dappertutto…
In effetti, ci sono cose che non si dovrebbero scrivere.  Mai come prima d’ora, nella storia dell’umanità, brand e persone hanno condiviso così tanti contenuti. Spesso anche in modo scomposto ed esagerato. La sfida sarà impegnarci affinché i contenuti che pubblichiamo siano sempre più di valore. Per esempio, un post può essere di valore se è anche utile, e può essere utile se viene scritto principalmente per il lettore. Perché quando si scrive, non si può fare a meno di essere generosi con chi ci legge.

Ovvero:

10 consigli per prendersi cura di sé di Gloria Vanni

Francesco e Cora, “Il blogging e i social a modo nostro” [parte 1] di Michele Bosco Andretta

Tigelle con maionese aromatica – ricetta vegan di Stefania Cunsolo

Whitby la Gotica di Giovy Malfiori

Acqua ‘e chiochiero di Antonio Dimitrio

Scrivere per il web: 5 pessime abitudini da perdere (subito) di Maria Cristina Pizzato

Come si misura il valore di un post? I miei parametri  di Valentina Coppola

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Federica Farinelli, Rita Fortunato, Francesco Mercadante, Cora Francesca Sollo, Andrea Toxiri.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 11 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Quasi 150 anni fa le madri dell’era vittoriana stavano nascoste sotto pesanti tende broccate, per far sì che i figli avessero un ricordo della propria infanzia. E mentre tutti – dal fotografo ai propri cuccioli – erano seri e concentrati, lì sotto, dove nessuno poteva vederle in viso, loro sicuramente sorridevano. Chissà se facevano yoga? Anche loro saranno state consapevoli che la felicità dipende da noi stessi, ad esempio nel guardare qualcosa da una prospettiva più alta…
Certo, a volte occorre andare contro tendenza, e il posto giusto per mettere in moto i pensieri è il viaggio, ovunque esso conduca. Non è per nulla semplice, specie se hai 30 anni, sei senza lavoro e ti avvilisce la convinzione comune che, nel mondo del lavoro gli esseri umani non siano altro che numeri atti a generare altri numeri. Guarda Twitter con la “sindrome dei follower scambisti”, o Facebook con la becera “etica del do ut des”!
Probabilmente ci salverà, ancora una volta, la strategia, quella che sta dietro ad ogni contenuto e ad ogni linguaggio utilizzato, per costruire uno stile di vita dignitoso, basato sui rapporti umani, sulla capacità di creare empatia, sul rispetto, sulla fiducia e sulla condivisione; per scambiare sui social storie, opinioni ed emozioni di valore tra utenti di pari livello.
All’inizio, diventa un’abitudine, poi uno stile di vita, infine quello che sei.

Ovvero:
Le madri nascoste dell’era Vittoriana di Giorgia Penzo

Oggi ho fatto yoga (dovresti provarci anche tu) di Federica Farinelli

Sulla strada giusta: ecco perché viaggio di Manuela Vitulli

Esperienza, siamo numeri o persone? di Rita Fortunato

Twitter: Io ti followo, tu mi followi altrimenti ti defollowo di Andrea Toxiri

L’etica del LIKE non è “do ut des” di Sonia Calamiello

Strategia: perché è importante diversificare i contenuti del tuo content marketing di Fabio Piccigallo

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Simone Bennati, Rita Fortunato, Rocco Laurino, Eli Sunday Siyabi

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 22 aprile 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Dal 21 aprile 2015, l’aggiornamento mobile di Google premierà quei siti web che garantiscono una piena user experience da dispositivi mobile, a discapito dei siti che vengono invece visualizzati in modo sbagliato o incompleto. Ci saranno pesanti ripercussioni pratiche su moltissimi siti web, visto che la percentuale di traffico che interessa i dispositivi mobile sta crescendo di anno in anno; diciamo che ogni azienda dovrebbe seriamente pensare di ristrutturare il proprio sito rendendolo quantomeno responsive, per evitare di essere messi da parte nel proprio mercato.
Il commercio elettronico è un’industria che ha visto una crescita esponenziale nell’ultimo decennio. Se il tuo ecommerce non funziona non è però colpa del commercio on line; magari c’è qualcosa di sbagliato in quello che stai facendo… dimmi almeno che il tuo ecommerce è ottimizzato per il mobile! Certo non è sufficiente, ma è un passo necessario.
Altro requisito importante è il Social Media Marketing, che si fonda su 4 solidi pilastri: la resilienza come capacità di sopravvivere alla crisi, la trasparenza del brand come capacità di riacquistare il valore, l’affidabilità come capacità di conquistare la fiducia del cliente, l’amicizia che il brand deve saper far nascere. Da qui al Social Customer Care il passo è tutto sommato breve, se ci credi.
Comunicare, coinvolgere, avere cura, non sono concetti applicabili solo in azienda, ma anche alla scuola, se si vuol fare prevenzione e contrastare il fenomeno del cyberbullismo. Ma tu chi sei? E dove stai andando? Spesso comprendiamo chi siamo solo dopo numerose esperienze che ci hanno portato lì e non altrove, in quel momento e non in un altro. E magari non siamo pronti al coming out di un figlio, perché la pancia agisce spesso in modo non conforme alla testa e ci troviamo posseduti da quei pregiudizi che per una vita abbiamo cercato di scardinare. Abbiamo a che fare con troppe  parole pronunciate con inerzia o ignoranza, ripetute con leggera convinzione, abusate e svilite da un inappropriato uso, lanciate come frecce ad un bersaglio e finite come conficcate da un maldestro tiratore di coltelli. E’ un salto mentale quello che ci permetterà di liberarci del superfluo, vivere con leggerezza e di staccarci senza rimpianti dagli oggetti del nostro passato.

Ovvero:

Aggiornamento mobile-friendly di Google: cosa conviene fare di Fabio Piccigallo

Se il tuo e-commerce non funziona, forse stai facendo tu qualcosa di sbagliato di Susanna Moglia

Quattro Chiacchiere con Rachele Zinzocchi sul Social Care (e non solo!) di Francesco Ambrosino

Le nuove linee guida sul bullismo e cyberbullismo di Mauro Alovisio

Chi sei e dove stai andando? Scopri come trovare le risposte di Annachiara Margapoti

Idee di testa e idee di pancia: il coming out visto dai genitori di Sonia Bertinat

Senza parole di Anna Falcinelli

“Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, il libro per liberarsi del superfluo e vivere con leggerezza di Serena Puosi

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Valeria Bianchi Mian, Ilaria De Vita, Rita Fortunato, Emma Frignani, Nick Murdaca, Fabio Piccigallo

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


bla bla blogger 20 aprile 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Chissà se tutti quanti siamo organizzati nel gestire le nostre attività lavorative… sicuramente un socialmediacoso non può fare a meno di un chiaro piano editoriale. Poi certo, ci serve qualcosa che dia slancio alla nostra attività online, come ad esempio una Landing Page di successo, che ci metta in contatto con un’audience profilata sempre più elevata, per avviare un business o far crescere uno già esistente. L’attivismo e le abilità comunicative in dote ad ogni social media manager sono premianti (anche) in Twitter, nonostante l’opportunismo che caratterizza la continua oscillazione di quei follower che ti aggiungono solo per i propri interessi personali. Essere online, qualsiasi sia la motivazione (relazioni, lavoro, divertimento), spinge ciascuno lontano dal luogo e dal tempo nel quale si trova in quel momento, anche se a volte c’è da riflettere su cosa non ci perdiamo incollati agli smartphone. Ma le persone sono realmente in grado di riconoscere un contenuto di valore? Quanto il medium, cioé lo strumento, il sito web o il blog ben curato, è più importante del contenuto perché genera in noi un pregiudizio positivo, facendo leva sul tema della bellezza?
Ah la cura… ma di che cosa esattamente? Di fatto, il nostro discorso è illusorio, è quasi una forma vuota, una convenzione astratta. I significati che noi assegniamo alle cose tramite le parole o che reputiamo perfetti non corrispondono esattamente ad una rappresentazione mentale comune. La punteggiatura  è quella tecnica che – più d’ogni altra – dà senso alla relazione tra i significati.
Ed è un gran bell’obiettivo quando si riesce a invogliare altri alla lettura, portandoli in quel mondo fatto di gioia e dolore, lotta e riscatto, dove il confine tra realtà e finzione è molto sottile.

Ovvero:

Essential Tools: risorse utili per il tuo calendario editoriale di Francesco Ambrosino

7 Passi per realizzare una buona Landing Page di Saverio Bruno

La decrescita dei follower è determinata anche dall’opportunista di Twitter di Angelo Cerrone

Così pc e smartphone ci portano via lontano di Paolo Subioli

Cosa NON ci perdiamo incollati agli smartphone? di Daria Ballotta

Blogging ed Effetto Alone: quando il medium è più importante del messaggio di Valentina Coppola

Il discorso è illusione, una forma vuota di Francesco Mercadante

Tempo, linguaggio e #adotta1blogger di Rita Fortunato

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Monica D’Alessandro Pozzi, Fabio Piccigallo, Lorenzo Renzulli, Andrea Toxiri.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


Applicare la “disruptive innovation” alla PA

disruptive
Perché adottare la disruptive innovation nella Pubblica Amministrazione?

In un precedente post avevamo parlato dell’innovazione ideale come evoluzione dal vecchio al nuovo attraverso quel filo sottile della tradizione, che consente di valorizzare le irrinunciabili conquiste di civiltà e di valutare l’efficacia delle azioni innovative.

Continuando le nostre riflessioni, questo approccio ci conduce verso il concetto della disruptive innovation di Clayton Christensen, ideatore della teoria del job to be done, secondo la quale il focus si sposta dal prodotto al bisogno che il prodotto è chiamato a soddisfare: banalmente, le persone non vogliono un frigorifero, vogliono conservare il cibo per consumarlo in un momento successivo. Secondo questa diversa prospettiva, l’innovazione è allora un processo per definire un concetto di prodotto o servizio che soddisfi dei bisogni importanti e non soddisfatti. Per arrivare a capire quali sono questi bisogni, è indispensabile interagire sapientemente con il mercato, con la gente.

La caratteristica fondamentale della disruptive innovation è che non è legata, come si potrebbe immaginare, a mutamenti tecnologici estremi o particolarmente complessi, quanto alla capacità di cogliere, secondo una metodologia quasi maieutica, quali sono i bisogni latenti nel consumatore, che ci sono sempre stati ma che per vari motivi non sono ancora emersi. Questo si che è dirompente. Una volta individuati, anche l’effetto è dirompente, perché genera il successo dell’iniziativa e ne viralizza gli effetti positivi.

Questo tipo di approccio, che mette il bisogno della persona al centro, mi riporta alla mente alcune significative tesi del Cluetrain Manifesto di Fredrick Levine, Christopher Locke, David Searls e David Weinberger, che già nella sua prima versione del 1999 diceva “parlare con voce umana non è un gioco di società, non si impara certo partecipando a qualche convegno esclusivo; per parlare con voce umana, le aziende devono condividere gli interessi delle loro comunità; ma, prima, devono appartener a una comunità; […] se la loro mentalità d’impresa non arriva a coinvolgere la comunità, allora non hanno mercato” (tesi nn. 33-37). Concetto ribadito nella nuova edizione “The New Clues”, il manifesto per un nuovo umanesimo digitale: “Avevamo ragione la prima volta: i mercati sono conversazioni.; avere una conversazione non significa strattonarci per una manica per parlarci di un prodotto che non ci interessa […]” (tesi 52- 53).

Tradizionalmente i concetti sopra esposti sono riferibili alle aziende e alla loro necessità di aggredire un nuovo mercato, ma ci piace nel nostro piccolo essere “dirompenti” nell’immaginare come si potrebbe contaminare la Pubblica Amministrazione, aiutandola con metodologie nuove a captare le necessità importanti della propria comunità. Ne abbiamo parlato qualche tempo fa in un post, suggerendo quale potrebbe essere l’utilizzo esemplare dei social network da parte della PA; secondo noi la Pubblica Amministrazione dovrebbe agire come un soggetto facilitatore di disruptive innovation, facendo emergere le criticità e i reali bisogni dei cittadini relativamente ai servizi pubblici, ad esempio mettendo a disposizione gli open data e investendo su sentiment analysis, affinché le aziende ed i centri di ricerca possano modellare dei processi che portino a obiettivi condivisi e a risultati misurabili.

Paola Chiesa


Il digitale è un’azione da far accadere

digitale

 

Immaginiamo il digitale come un verbo

Il linguaggio può influenzare il pensiero? Facciamo una prova e supponiamo che voglia invitarvi a casa mia; potrei esprimermi in almeno due modi:

“Domenica co-eating in salsa social; location country particolarmente adatta al think tank; non portate nulla, piuttosto facciamo smart cooking insieme; sicuramente sarà più carino partecipare in modalità eat and tweet, basta che #usehashtagwithouterrorsonyoursmartphone. In caso di sole, surprise beach party. Car sharing benvenuto, cohousing disponibile, dress code via @”

Oppure: “Se vogliamo trovarci domenica in collina da me per mangiare pane e salame, gentilmente vi aggregate e date anche un passaggio a chi è senz’auto ? Così facciamo due chiacchiere in allegria, parliamo di futuro e facciamo una telefonata anche a chi non avrà potuto raggiungerci! Se il tempo sarà clemente faremo pure i gavettoni! Se qualcuno alzerà il gomito, nessun problema… potrà fermarsi a dormire. Vestitevi come volete.”

Sul linguaggio scriviamo spesso (cfr. Il linguaggio dell’innovazioneQuando l’informazione è anche un valore), perché per noi è quel presupposto irrinunciabile che ci consente di creare relazionicondivisione di valori e comunità.

In tema di innovazione, Pubblica Amministrazione e Agenda Digitale, un illuminante articolo di Nello Iacono descrive come la carenza di sensibilità e consapevolezza sull’utilizzo del digitale in Italia, abbia creato le condizioni per relegarlo in un ambiente di nicchia, sempre più distante dalla realtà.

In effetti è come se il mondo in cui viviamo fosse costituito da due parti, una reale per la maggior parte delle persone, e una digitale per pochi eletti. Si perde così di vista l’obiettivo vero, che è quello di lavorare per costruire il nostro futuro, anche attraverso lo strumento del digitale.

Questa confusione tra strumenti e obiettivi ha una sua ragion d’essere, legata secondo noi anche all’utilizzo della lingua ed alla sua capacità di incidere sul pensiero. Quando in analisi logica studiamo le strutture del linguaggio con la ripartizione in sostantivi, aggettivi e verbi, impariamo a conformare il nostro pensiero in termini di oggetti, proprietà, azioni, ovvero personaggi, sentimenti ed eventi, peraltro descritti rispettivamente dai tre generi di letteratura classica quali epica, lirica e dramma (imperdibili e molto istruttivi al riguardo gli scritti sulla logica di Piergiorgio Odifreddi).

Nelle lingue moderne vi sono molti più sostantivi che verbi: per questo noi tendiamo a pensare al mondo come oggetti piuttosto che come eventi. Nella lingua greca, ad esempio, la prevalenza di verbi rispetto ai sostantivi rispecchia un diverso modo di pensare, una visione del mondo concentrata sulle azioni. Differenze tra lingue, differenze che incidono sul pensiero… Queste differenze linguistiche sono alla base della diatriba presente tra la scuola filosofica analitica, che parla l’inglese, lingua moderna rivolta agli oggetti, e la scuola filosofica continentale, che parla il tedesco, lingua dal pensiero simile al greco.

Tornando perciò al digitale, sembra difficile farlo uscire da quella nicchia avulsa dal mondo e piuttosto autoreferenziale, se non smettiamo di immaginarlo come un sostantivo, o ancor peggio, come aggettivo. Proviamo invece a immaginarlo come un verbo, un’azione da far accadere e da far evolvere nel tempo, per modificare la realtà, migliorandola.

Sarà forse un’occasione per cominciare a ragionare in termini di obiettivi, valori, risorse, competenze, processi, risultati, condivisione, comunità.

Paola Chiesa


Contenuti di qualità per il web

contenuti per il web

 

Quando la vacanza ispira i contenuti

Non ci siamo volutamente salutati prima delle vacanze, anzi ricordo di aver detto che per me la vacanza non è uno (s)tacco 12, ma un sandalo infradito.

Infatti non sono mancate strade calcate, tratte in aereo e traversate in nave su un Egeo furioso, per raggiungere qualcosa di insolito, di inconsueto. Per poi pormi, come ogni anno, la solita domanda: perché l’inconsueto lo cerchiamo solo in vacanza e non in quel novantacinque per cento del tempo che viviamo invece psicologicamente come una noiosa routine?

In vacanza diventiamo tutti sportivi e avventurosi, socievoli e gentili. Poi torniamo al nostro tran tran quotidiano e diventiamo ombrosi, litighiamo col vicino e usiamo l’ascensore anche se abitiamo al primo piano.

E’ come se la vacanza fosse vissuta un po’ come una sbornia…

Traslando il discorso sui contenuti, possiamo immaginare la meta della vacanza come obiettivo di utilità dell’argomento trattato; le escursioni, le visite culturali e i monumenti storici come la scelta di una specifica tecnica e metodo; i colori della natura come definizione di uno specifico target.

Ripensando così alla mia vacanza in Grecia, la contemplazione silenziosa del Partenone mi ha aiutato a comprendere che l’utilità dei valori che si trasmettono in un contenuto è comunque sempre legata alla tecnica: ad esempio così come le colonne per apparire perfettamente dritte sono in realtà state costruite con una leggera inclinazione verso l’interno, che l’occhio umano non avverte, così per trattare un argomento che abbia l’obiettivo di essere utile occorre utilizzare tecniche anche complesse, ma conosciute talmente in profondità dal web editor, da lasciare al lettore una sensazione di testo piacevole e scorrevole, senza alcuna traccia di complessità.

I colori delle Cicladi e del loro mare, la luce abbagliante e insostenibile, la bellezza del paesaggio, rendono chiaramente l’idea di cosa significhi far parte di una community che è in grado di viralizzare i propri contenuti.

Solidità, chiarezza, semplicità, rigore, conoscenza, affidabilità, coerenza, bellezza: se la forma riesce a plasmare la sostanza, allora anche il contenuto può creare un valore.

Son tornata a casa con un sogno: quello di riuscire a comunicare tutto ciò

Paola Chiesa


Quando l’informazione è anche un valore

volo storni
La capacità di creare valore

Avete presente il volo degli storni e la loro capacità di creare spettacolari coreografie, affascinanti per la loro sincronicità? Pare che ogni singolo storno si muova in volo in base a ciò che vede fare a un numero fisso di altri uccelli del gruppo che si trovano nelle sue vicinanze, circa sette, che possono anche allontanarsi in fasi successive del volo. Viaggiano compatti in gruppi di 5-10 mila esemplari, e volano ad una distanza di circa 80 centimetri-1 metro l’uno dall’altro, per difendersi dai rapaci, ad esempio dal falco. Quest’ultimo infatti, nel momento in cui tenta di attaccare lo stormo, trova difficile farlo in quanto non solo forma e direzione cambiano di continuo, ma anche perché non riesce ad isolare un individuo dal gruppo. Inoltre gli individui cambiano continuamente posizione tra la periferia e l’interno del gruppo cosicché la probabilità di essere predati (alta quando sono alla periferia dello stormo) è notevolmente ridotta.

Oppure come non ricordarsi delle formiche quando procedono simpaticamente incolonnate come truppe verso la fonte di cibo, per poi fare ritorno al formicaio; in questo caso pare che la formica, quando ha avuto successo nella ricerca del cibo, in futuro tenderà a tornare verso la stessa fonte. Ma quando questa formica torna al formicaio, stimola fisicamente un’altra formica a seguirla verso il luogo del rifornimento attraverso una secrezione chimica. Lasciando una scia di tali secrezioni, alcuni tipi di formiche sono addirittura in grado di indirizzare interi gruppi di loro simili. Pertanto la scelta di una formica che esce per la prima volta dal formicaio sarà influenzata dalle scie delle formiche che incontra lungo il proprio itinerario.

Poi ci siamo noi che ci avventuriamo nei social: il nostro comportamento non è valutabile né secondo parametri di eleganza e sincronicità, né per ordine e disciplina, nè per coerenza

In natura è evidente un sistema di comunicazione basato sulla trasmissione di informazioni finalizzate a dei valori essenziali ed imprescindibili: la difesa dai nemici nel caso degli storni o la ricerca di cibo nel caso delle formiche, in ogni caso valori legati alla sopravvivenza.

Nei nostri sempre più ricchi e variegati sistemi di comunicazione ed interazione sui social, la nostra attenzione è richiamata dalle informazioni diffuse dal nostro piccolo o grande gruppo di “storni” di riferimento, diverse da gruppo a gruppo. Quello che manca è la sensibilità capace di definire e rendere riconoscibile una comunità in grado non solo di interagire e comunicare con i propri membri, ma anche e soprattutto di creare, consolidare e trasmettere un sistema di valori, rivelando una tradizione e allargando la comunità di partenza, migliorandola.

Tutto il resto è like tweet e pin

Paola Chiesa


I bambini farfalla

Anna Mei - Bambini farfalla
I bambini farfalla

Pensiamo che i social debbano essere uno strumento non solo per la creazione di relazioni, ma anche per la ricerca di contenuti, per la generazione e la condivisione di valori positivi. È il nostro modo di intendere la comunicazione, orientata alla condivisione con la comunità di riferimento.

In questa costante ricerca di contenuti e valori che possano contribuire all’evoluzione personale e sociale, capita a volte di incappare in gemme preziose… e la reazione non può che essere quella di condividere la scoperta, perché ci fa riconoscere come parte di un tutto che anche se ci risulta spesso incomprensibile, nello stesso tempo ci stimola ad integrarci, a comprenderci e ad essere solidali: una società evoluta appunto.

Come già molti di voi sanno, le parole di per sé non ci appassionano se non sono accompagnate da azioni coerenti; gli esempi invece ci temprano eccome: come questo che sono onorata di riportarvi…

Un ragazzo di terza media, un’atleta, una scuola che lascia il segno…*

“La mia vita è particolare, perché dalla nascita sono affetto da una malattia genetica che non mi permette di svolgere le cose che per altri sono normali, come correre, giocare a calcio, camminare a lungo, non posso cadere o sbattere perché mi faccio del male, e anche dentro sono molto fragile, proprio come le ali di una farfalla, infatti sono un bambino farfalla. Sicuramente non è facile vivere per le persone come me, ma se da una parte la natura mi ha tolto tanto, dall’altra mi ha regalato ANCHE TANTO. Mi spiego meglio: nel mio cammino ho incontrato tante persone che mi vogliono bene e che fanno in modo che si parli della mia malattia. Una di queste persone è Anna Mei, un’atleta di fama mondiale, una ciclista per I’esattezza, che il 6 ,7 e 8 dicembre a Montichiari, ha tentato e battuto il record mondiale di ventiquattrore non stop in un velodromo. Il giorno stabilito, sono partito con mia mamma da Torino e siamo arrivati in provincia di Milano dove ci siamo trovati con la mia seconda mamma che è Antonella, la mamma di Mattia , altro ragazzo farfalla, e insieme siamo partiti alla volta di Montichiari. Arrivati là I’emozione era forte perché finalmente conoscevo Anna. L’incontro è stato bello, lei ci ha abbracciati, ci ha voluto accanto per tutta la conferenza stampa, e alla partenza abbiamo fatto un centinaio di foto, poi lei si é piegata a pregare, e credo abbia pianto; si è poi messa in sella alla sua bici, una di quelle super tecnologiche, mai visto nulla del genere, e al gong…..via….per 24 ore !!!!! Incredibile, noi eravamo al centro del velodromo e la guardavamo girare e girare. Non so come abbia fatto, davvero me lo chiedo. Io, nel frattempo, mi sono riposato, sono andato in albergo a dormire con Mattia, mentre le nostre mamme con microonde e fornetti cucinavano e scaldavano cappuccini per tutta la notte per sostenere Anna, i giudici e tutti coloro che erano presenti. Le nostre, sono delle super mamme perché sono come angeli che arrivano a fare tutto, aiutano tutti, e ci fanno fare esperienze uniche, come questa appunto. Il sabato, quando mi sono svegliato, sono tornato al velodromo, e lei era ancora là che girava… e girava… ho pensato: “mamma mia, come farà? Chissà a che pensa, tante ore così…” Alle 14 circa mamma e mamma 2 avevano preparato la pasta per tutti ,e così ci siamo riuniti per mangiare e anche i giudici a turno si avvicinavano… ma ad un certo punto, un tonfo incredibile ci ha distolti dalle nostre chiacchiere: Anna era caduta!!!!! TUTTI a correre! Chi mangiava più? Attimi di terrore, non sapevamo che pensare, si sarà fatta male? Anna mi ha insegnato che dopo ogni caduta ci si rialza più forti che mai, infatti anche se aveva male ad una gamba in 5 minuti è rimontata in sella ed ha ripreso la sua gara. Una donna davvero straordinaria. Ha ricominciato a correre e correre fino alle 22 , quando, con 738 km, ha battuto il record detenuto da un’americana di 717 km….incredibile!!! Non posso descrivere la felicità di tutti noi e come eravamo emozionati: chi piangeva, chi esultava… io mi sono avvicinato e lei mi ha abbracciato, sottolineando ai giornalisti che quel record era per i BAMBINI FARFALLA, perché tutti sapessero che esistiamo, che “rari” non vuol dire soli. Ero felice davvero, Anna mi ha fatto volare mi ha fatto capire tante cose e ancora adesso sono emozionato. Dopo le foto, Anna finalmente ha mangiato un po’ di cose, credo che la sua pausa sia durata circa 40 minuti, poi convinta è risalita in sella perché doveva assolutamente arrivare ai 1000 km e fare un nuovo record mai tentato da nessuno. Ho pensato: “ma dove la prende tutta ‘sta forza. Lei così piccola… eppure ha continuato. Sono tornato in albergo e solo il mattino dopo ho appreso da mia mamma che a 902 km, dopo 32 ore, si era fermata, purtroppo non per sua volontà, ma perché era in pericolo di vita. Che dire: non ci sono molte parole per raccontare ciò che ho vissuto, sicuramente un’esperienza unica. Ho capito tante cose, ho capito che non devo arrendermi mai, che devo lottare , che al mondo ci sono persone straordinarie e altruiste che aiutano i meno fortunati; ho capito che Anna Mei, mi, ci vuole molto bene, e che la vita bisogna viverla nonostante la malattia. Sono tornato a casa la domenica stremato ma davvero felice. Anna con la sua farfalla sulla maglia ha fatto sì che tutte le farfalle, anche quelle che non ci sono più, volino molto in alto: GRAZIE ANNA MEI.

* (Nel rispetto per la persona del minore manteniamo l’anonimato, non pubblicando immagini o altri elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione.)

Paola Chiesa


Social e cavalli

“Seabiscuit – Un mito senza tempo” (2003)

Un cavallo particolare, pigro, un po’ sovrappeso e con un difetto nell’andatura, e soprattutto più piccolo del normale…; nelle corse partiva in sordina, timidamente, forse non consapevole delle sue potenzialità. Ma aveva una particolarità: quando riusciva ad affiancare il cavallo che era in testa, quasi lo fissava negli occhi, da lì un’intesa, un fare coscienza delle proprie capacità e poi via, volava verso il traguardo come un fulmine. E non ce n’era più per nessuno… Perché lui non sapeva di essere piccolo, non era consapevole dei suoi limiti e quindi correva col cuore, e non con le gambe

Il suo inizio sfortunato nel mondo delle corse lasciò il posto ad una nuova ed inaspettata rivincita; il cavallo divenne un improbabile campione e un simbolo di combattività, dando speranza al popolo americano che in quel periodo della storia era molto provato a causa della Grande Depressione.

C’è differenza tra essere social e parlarne

In fondo ognuno di noi non sa mai esattamente chi è fino a quando non si confronta con gli altri. E negli “altri” c’è tutto: il buono il cattivo il giusto l’ingiusto il mite il prepotente il modesto l’opportunista…
Ma se sulle tue gambe (anche storte) stanno camminando ideali e valori che arrivano da lontano ed hanno (ancora) una meta, allora gente guardiamoci pure negli occhi e intendiamoci: o si corre insieme verso il traguardo, e la vittoria sarà del lavoro di squadra di tutti (cavallo fantino e allenatore), oppure qualcuno mangerà comunque polvere!