bla bla blogger 21 novembre 2016

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

In questa rassegna stampa si parla di social media, sostenibilità, marketing, donne, blogging, arte, tools.

Una fan page su Facebook o una pagina aziendale su LinkedIn raccontano la vita dell’impresa e le sue relazioni. Condividono informazioni con i follower. Confermano la volontà dell’impresa di mettersi in gioco e di comunicare. Questo è un primo segnale di coerenza, attenzione ai dettagli e umanità.
Come gli abbracci, che fanno bene e fanno pensare pulito. Se chiudo gli occhi, sento ancora il profumo della resina, la corteccia ruvida contro le braccia, il solletico degli aghi e quel prodigio di energia che mi legava al mio pino. È (anche) in ricordo di quegli abbracci che ho deciso di regalare alberi virtuali e reali.
Ha uno sguardo vivace ed è una bellissima donna con un velo rosso in testa. La guardo e, al di là del suo sguardo distante e un po’ diffidente, mi passa in un attimo l’immagine di lei nella sua terra e immediatamente sento per la prima volta quanto possiamo “essere estranei” per alcuni genitori. Le dico che vado a vedere di persona, come sta suo figlio e se le fa piacere posso tornare a raccontarle cosa sta accadendo. Mi sorride e, per la prima volta, percepisco una vicinanza possibile.
In fondo è il nostro orientarci nelle relazioni sociali a determinarci come individui competenti per gli altri rimanendo, allo stesso tempo, fedeli a noi stessi e con la giusta autostima.
Poi c’è l’obiettivo di Steve McCurry, che nei luoghi del mondo dove la vita è più difficile ha saputo raccogliere immagini di forte impatto emotivo e indescrivibile poesia: dalle Torri Gemelle alla Guerra nel Golfo, dal conflitto in Afghanistan al Giappone dopo lo tsunami, dai bambini soldato al dolore degli ospedali in zone di guerra.
Infine un tool per riuscire ad elaborare velocemente il materiale fotografico a propria disposizione. Ricordando che, come al solito, se si vuole fare veramente la differenza, il consiglio è quello di affidarsi a dei professionisti.
Anche perché coloro che non si occupano in modo professionale di creatività, di fronte a qualcosa di distonico possono dire solo un “non mi piace”, mentre il professionista ha l’atteggiamento del “non funziona” ed è in grado di spiegarne il perché.

Ovvero:

Social Media
Lo sviluppo commerciale di un’impresa sul web si basa su una presenza solida e coerente, ma il sito web non è sufficiente
Post: Come creare una pagina aziendale su LinkedIn , di Diego Ricci

Sostenibilità
Un regalo originale? Un albero!
Post: Regalare alberi? Che idea geniale per un mondo migliore! di Gloria Vanni

Marketing
Un progetto di comunicazione è fatto di strategia, posizionamento, flussi e… creatività
Post: Lo sviluppo creativo: un approccio che deve essere professionale , di Daniela Pellegrini

Donne
L’esperienza di lasciare il proprio bambino piccolo può assumere tinte molto differenti a seconda della storia di ciascuna donna e del proprio viaggio di madre.
Post: Donne in viaggio , di Luigina Marone

Blogging
In base a cosa si misura il valore di una persona? Autostima e fiducia nelle proprie capacità sono sinonimi?
Post: Valore o autostima? Come si distinguono (o misurano) di Rita Fortunato

Arte
McCurry e la sua attività di fotoreporter impegnato “senza confini” nei luoghi del mondo dove si accendono conflitti o dove si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire.
Post: Steve McCurry – “Senza Confini”, la mostra fotografica a Napoli , di Sara Daniele

Tools
BeFunky, interessante tool di fotoritocco online
Post: Devi modificare una foto? Prova il Photo Editor di BeFunky! di Simone Bennati

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Gloria Vanni, Silvia Bonasegale Camnasio, Loris Castagnini, Monica Simionato, Lisa Bortolotti, Rita Fortunato.

a cura di Paola Chiesa

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bla bla blogger 26 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Una delle cose più difficili, quando si lavora su se stessi, è quella di riuscire a distruggere ciò che noi stessi abbiamo creato. Per pigrizia, spesso, o per paura. In ogni caso, il nostro nemico principale è la mediocrità.
Ho iniziato a scrivere sul web commentando i post dei blogger che mi appassionavano. Commentare crea relazioni. È come sentirsi parte attiva di un qualcosa che senti anche tuo e puoi migliorare con un contributo, con un commento.
Incredibile come sostenibilità continui a essere una delle parole meno cercate su Google, meno capite e libere di andare oltre a sviluppo e ambiente. È la sostenibilità dei piccoli numeri. Media delle ricerche mensili per sviluppo sostenibile? Bassa, 5.400.
Ne scrivo molte, da sempre. Sono lettere solitarie, non le scrivo su carta, ma le conservo tutte nella mente. Lo faccio da quando ero bambina. Scelgo mentalmente la grana della carta, il suo colore, il tipo di penna, il luogo in cui vorrei trovarmi e inizio. Immagino di scrivere, correggo, lascio riposare, riprendo. Quando credo che le parole esprimano quello che dovrebbero, non ci penso più. Nel tempo, ho maturato l’idea che tutti i pensieri che rivolgo in questo modo a qualcuno arrivino a destinazione.
Ecco perché ho deciso di cancellarmi dai social! Perché non lasceremo dietro nulla di personale, con tutta questa velocità e questa impersonalità digitale. E lo trovo un enorme peccato.
Lascio perciò a voi i 266 hashtag da usare su Instagram per diventare una vera Business Rock Star.
I giornalisti, per deformazione professionale, sono abituati a eliminare ogni traccia di se stessi dal contenuto prodotto, a essere imparziali. Quando leggi i post di un blogger, tu senti la sua voce, e le storie che condivide gli appartengono.

Ovvero:

Insegui la stella che hai dentro. di Alessia Savi

Il tuo commento vale oro. di Diego Ricci

Sostenibilità è benessere interiore, amore, felicità. di Gloria Vanni

Con gli occhi sulla nuca. di Paola Giannelli

Intervista a Tiziano Fratus che si cancella da Facebook. Però posso whatsapp-arti? di Salvatore Sblando

266 hashtag da usare su Instagram per diventare una vera Business Rock Star! di Susanna Moglia

Scrivere per il web è come fare un pitch. di Giovanni Amato

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Bruna Athena, Valeria Bianchi Mian, Luca Borghi, Anna Pompilio, Marialuisa Sanfilippo, Monica Simionato, Gloria Vanni.

a cura di Paola Chiesa


#adotta1blogger: da una campagna di condivisione alla rete

adotta 1 blogger
Nella rete dei blogger “adottati”

La campagna #adotta1blogger  nasce in sordina la notte del 5 marzo scorso, complice una strepitosa luna piena, mi piace pensare. Ho la fortuna di vivere nei pressi della basilica di Superga, sulla collina di Torino, ripresa in un suggestivo timelapse proprio di quella notte. Ho un debole per questo luogo sacro, da tempo complice dei momenti belli e rifugio per quelli bui, oltretutto una manna per il mio pessimo senso dell’orientamento.
Quella notte avrei dovuto scrivere un post sull’e-commerce, ma  sono scivolata su ben altro… ed ha preso il sopravvento la Rete, non intesa come social media o genericamente il web, ma come quella energia che da anni caratterizza il mio modo di essere e di agire. La rete collega naturalmente le persone quando c’è condivisione di interessi, necessità ed obiettivi. E ciò accade sempre di più nella nostra società, tant’è che siamo di fatto coinvolti nelle dinamiche della smart community, dove interazione sociale e condivisione di informazione e conoscenza producono innovazione. Così anche la cittadinanza attiva, l’attivismo digitale, l’utilizzo degli open data, sono in fondo modalità nuove per consentire la collaborazione di vari soggetti (enti pubblici, aziende, scuole, associazioni) al fine di realizzare buone pratiche, utili per migliorare la qualità della vita del cittadino. Chiamiamola pure innovazione sociale, che va a braccetto con i concetti di inclusione, sharing economy e sostenibilità.
D’altra parte la rete non è una linea retta immaginabile come una sequenza di prima e dopo. E’ invece più simile ad un cerchio, quello che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, traccia simbolicamente attorno a sé definendo contemporaneamente il proprio raggio d’azione ed il limite di interazione concesso agli altri.
Se vogliamo far rete, il raggio intorno a noi è destinato ad allargarsi, facendo entrare nella nostra circonferenza altri, con i quali condividere spazi, bisogni, necessità, desideri, obiettivi, azioni. E’ una dimensione orizzontale che si nutre per definizione del tempo presente e che consente la proliferazione di situazioni.
Ma anche le buone pratiche lasciano il tempo che trovano se alla fin fine si riducono ad essere solo degli episodi eccellenti. La scommessa vera per rendere vivace ed utile la rete è quella di fare sistema tra progettualità e soggetti diversi, attraverso la disponibilità di dati che veicolino informazione, formazione, cultura. A tutto tondo. C’è anche un impegno sociale in questo, certo. Ma non serve né  l’ennesima piattaforma tecnologica, né l’ultimo metodo del blasonato guru, né l’aperitivo in terrazza  tra i soliti quattro amici che lanciano un evento in pompa magna.
Ciò che serve è essere in risonanza con quello che ci circonda, e che il nostro bisogno coincida con quello di altri, di tanti altri… Se poi aggiungi un briciolo di creatività, audacia, disponibilità, un paio di social e tanta passione, può succedere non solo che la rete  si crei, ma anche che si autoalimenti:

#adotta1blogger si è trasformata così in una rete in continua crescita (la madre dei blogger è sempre incinta!) che vanta al momento una cinquantina di blogger adottati in tutta Italia, un paio di “adozioni internazionali” ed una comunità molto attiva su facebook.  Perle nascoste portate alla luce che stanno mettendo in rete esperienza, professionalità, creatività, entusiasmo ed emozioni attraverso le pagine digitali dei loro blog. Donano una vitalità contagiosa attraverso le loro opere, che quotidianamente condividiamo; leggerli equivale a un’esperienza di realtà aumentata, è come vivere più esistenze contemporaneamente.
Un blogger lo sa bene che il proprio ritmo è quello del passista, ma quello che forse non si aspetta è che da qualche parte ci sia qualcuno che non solo lo osserva, ammira la sua resistenza e lo attende al traguardo per complimentarsi, ma che addirittura lo adotti, con un gesto di stima e affetto, senza scadenza, per quello che riesce a trasmettere: capacità di costruire valori solidi in un mondo liquido.

Paola Chiesa


E-commerce sostenibile

e-commerce

 

Il problema dell’e-commerce è davvero la pausa estiva?

“Come acquistare in sicurezza sotto l’ombrellone”, leggevo in questi giorni…

In effetti è vero, è proprio un piacere acquistare dai grandi players dell’e-commerce: 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno e servizio ineccepibile; poi ci sono gli altri…i piccoli, ai quali mi riferisco spesso per poterne fare emergere le esigenze; quelli che se ricevono un ordine ad agosto da un cliente che è sotto l’ombrellone per giunta, maledicono la sorte avversa perché l’impiegata è in ferie, perché devono verificare l’avvenuto pagamento, perché devono procedere a spedire la merce (impacchettare il prodotto, chiamare il corriere, farsi trovare dal corriere) perché per evadere l’ordine devono sospendere l’attività che stavano svolgendo. Insomma è vissuto tutto come un dovere, dimenticandosi che grazie all’e-commerce hanno acquisito un cliente che normalmente sarebbe stato irraggiungibile, se non altro da un punto di vista geografico.

Peraltro in Italia solo 1 sito su 4 è ottimizzato per l’e-commerce mobile, nonostante gli acquisti da device si attestino sul 20%

I dati relativi all’e-commerce sono positivi e seguono un costante trend di crescita, ma quali ricadute concrete hanno sulla realtà territoriale?

Il punto vero è che l’e-commerce in Italia è una bella realtà ancora solo per pochi. Guardando al lato positivo della cosa, ciò significa che abbiamo un ottimo margine di miglioramento!

Se un’azienda decide di intraprendere questa strada che succede?

Può capitare ad esempio che ci si ricordi di essere iscritti alla Camera di Commercio, quell’ente che una volta all’anno si ricorda di te per il pagamento del diritto annuale, e l’associazione mentale può facilmente innescarsi: commercio elettronico=Camera di Commercio.

Magari! Adempimenti amministrativi, fiscali e normativi, scelta della piattaforma e-commerce, forme di pagamento sicure, creazione del catalogo prodotti, redazione di contenuti, organizzazione della logistica, supporto clienti pre e post vendita, sono tutte tematiche non proprio banali che il piccolo imprenditore si trova a dover affrontare di fatto contemporaneamente e presso soggetti diversi (commercialista, consulente legale, Agenzia delle Entrate, Comune, sofware house, spedizioniere, banca, personale dell’azienda), senza sapere da che parte iniziare. ll tutto dando per scontato di avere un accesso alla rete veloce

Al che è veramente curioso che da un lato ci sia una proliferante letteratura positiva sull’e-commerce che spinge le aziende ad investire nel settore, mentre dall’altro si avverte l’attrito rappresentato dagli enti che a vario titolo  dovrebbero essere strutturalmente d’aiuto e di incentivo nei confronti delle aziende stesse: per esempio la Camera di Commercio, che è anche un osservatorio privilegiato in grado anche di prevedere verosimilmente la direzione del mercato locale; per esempio la Regione attraverso il suo Assessorato alle Attività Produttive, con azioni propositive incisive; e perché non includere anche i Comuni?

Ferma restando l’assoluta libertà di ogni azienda di procedere secondo la procedura che ritiene migliore nel mare magnum del mondo e-commerce, attraverso consulenti, agenzie, guru ecc, balza agli occhi l’ingiustificata assenza del livello di politica istituzionale attiva; dato il valore economico che l’argomento rappresenta, perché non gestire un intervento positivo congiunto e sinergico tra più soggetti, in grado di declinare sul territorio la spinta innovativa per rilanciare qualità e inventiva delle nostre imprese? Le mutate forme di relazione e le interdipendenze crescenti tra i soggetti pubblici e privati di una realtà territoriale, di fatto impongono nuove modalità di approccio, secondo procedure e metodologie condivise che, se finalizzate a gestire il cambiamento che avanza, non potranno che dare risultati in ottica di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Già, perché la sostenibilità in sé non esiste, la si costruisce e se ne misurano gli effetti in termini di sviluppo.

Paola Chiesa