bla bla blogger 19 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

C’è chi ha quarant’anni e da ragazzino pensava al Duemila e si immaginava di portare i figli a scuola in astronave e lasciarli a professori robot. Invece il Duemila è passato da un pezzo e siamo ancora piantati su macchine che sputano olio e veleni, i robot al massimo ti frullano la frutta e fanno partire l’annaffiatura nei giardini, e comunque qualcuno non ha figli da portare a scuola, e nemmeno un lavoro vero. E nella sua vita niente è successo mai veramente. Mi sa che a questo mondo se vuoi piacere alla gente, devi essere grigio come loro. Noi non siamo grigi, e ce la fanno pagare ogni giorno. Il problema non sono le bugie. Il problema è la verità, che fa proprio schifo.
Ma non ne avevo idea quando le tende leggere si aprivano sul cortile di cemento sgranato. La fronte appoggiata alla finestra umida non poteva spostarsi e il sonno si appendeva ai rami del cortile.
A volte si danno per scontate cose che non sono immediate per altri. Come ad esempio creare un magazine online condiviso, con il quale raccogliere il lavoro di tutti quanti i membri di una community. E quando si lavora su facebook, è importante conoscere e tenere sempre a portata di mano i diversi link ufficiali, per gestire al meglio il social network e risolvere eventuali problematiche.
La fase più complicata, comunque, resta pur sempre l’inizio, in qualsiasi cosa. Poi fai coscienza che, quando si tratta di social, hai bisogno di un Piano, di idee e di non lasciare fare al caso.
Se prendi la struttura ricettiva di un B&B, torte, brioches e dolcezze varie saranno un elemento importante per valutarlo. Anzi proprio alla B di Breakfast dovrebbe essere dedicata un’attenzione particolare, per un positivo impatto sulla online reputation. Ma quelle prelibatezze saranno anche un valido richiamo per un bimbo che in quel momento è attratto da un’app sullo smartphone.
Del resto, il segreto non sta nel vietare l’oggetto dei desideri, ma educare all’uso di un mezzo che, attraverso lo scintillio dello sguardo di un bambino, può risultare portentoso. Sta all’adulto dare l’impronta giusta per consentire contaminazioni tra reale e virtuale come elementi complementari per la cresciuta di un figlio, alla scoperta di sé e del mondo.

Ovvero:

#Libriamo Chi manda le onde di Fabio Genovesi. di Daniele Maisto

Frammenti d’infanzia. di Emma Frignani

Essential Tools: guida all’utilizzo di Flipboard. di Francesco Ambrosino

Link ufficiali facebook utili per il professionista Social. di Michelangelo Giannino

Piano Editoriale Social, come partire.di Marina Pitzoi

[B&B] Breakfast: 8 passi per valorizzarlo tra contenuti, storytelling e social media. di Silvia Comerio

App, tablet e bambini. di Sylvia Baldessari

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Annarita Faggioni, Rita Fortunato, Francesco Mercadante, Maria Cristina Pizzato.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 

 


bla bla blogger 17 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Può capitare che ci si ritrovi a dover ridefinire il concetto di corpo, per cogliere la diversità come un potenziale, che ci permette di osservare cose, eventi, da una prospettiva diversa. La poesia è allora ciò che eleva oggetti banali e negletti al rango di arte. Può trasformare cose che la gente potrebbe trovare spaventose in qualcosa che attira lo sguardo e, guardando un po’ più a lungo, le persone forse possono perfino capire.
Non sono brava a parlare di cose che non mi interessano. Non sono nemmeno brava a sforzarmi di inventare un argomento per scrivere due righe su un foglio bianco, che poi diventerà un post sul blog. E non sono brava a mentire. Mi piace viaggiare, scoprendo nuovi luoghi e nutrendo l’anima. E’ bello laciarsi  sorprendere dal mondo e da se stessi. Ma non chiedermi quando partirò… il senso del viaggiare non è apparire speciali agli occhi degli altri, ma percorrere un sentiero interiore. Per cui a volte, mi basta anche accendere il PC e navigare nel web.
Nel mondo virtuale, senza più confini geografici, l’unica moneta di scambio che ci permette di sentirci cittadini del mondo sono le immagini, e la comunicazione silenziosa è quella che ti rimane dentro, si deposita, sedimenta, germoglia e dà vita a nuove visioni, nuove emozioni, nuovi pensieri. Prima dei social, il visual lo incontravamo per la strada, lo sfogliavamo nelle sale d’attesa o dal parrucchiere, lo vedevamo passare sotto i nostri occhi inebetiti e stanchi la sera a cena. Coi social è cambiato il nostro modo di comunicare e di vivere in società. Se poi sei un socialmediacoso, che dire dei pranzi saltati, delle ore passate davanti al PC fino a notte fonda, del portatile che ti porti persino a letto per finire una cosa? Non esci più a correre per fare un po’ di allenamento , ma per non avere il telefono in mano. E allora o c’è bisogno di una pausa, o di un coworking, o di cambiar mestiere!
Ma magari ci salverà il marketing 3.0, con la sua attenzione ai valori reali e concreti che consentano il massimo benessere dei consumatori, delle stesse imprese e soprattutto della società nella sua globalità. Dal prodotto, al cliente, all’anima si dice, no? Quando parliamo di “spirito”, invece, non ci riferiamo alla prossima fase evolutiva del marketing, ma al binomio vino e digitale, che in Italia sta evolvendo rapidamente, pur essendo il settore del vino, caratterizzato da un forte legame con la tradizione. In ogni caso, probabilmente è ora di cambiare!

Ovvero:

Aimee Mullins & Hugh Herr. Quando non avere le gambe ti porta lontano. di Santa Spanò

Scoppiare. di Costanza Pasqua

Viaggiare, l’avventura più bella. di Manuela Vitulli

Quattro Chiacchiere con Cinzia Di Martino su blogging e visual. di Francesco Ambrosino

C’è bisogno di una pausa! (o di un Coworking). di Federica Mori

Il Marketing 3.0. di Mirna Pioli

Lisa De Leonardis – vino e digitale, un matrimonio possibile. di Matteo Pogliani

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Daniele Maisto, Mirna Pioli, Andrea Toxiri,  Roberta Vacca.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


bla bla blogger 4 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Andare o restare? Per quale scelta ci vuole la maggior dose di coraggio? Di fronte a tante cose che non vanno come dovrebbero, ad una crisi che da economica è diventata anche di valori, restare è davvero un atto rivoluzionario, un gesto di coraggio? O è solo l’ennesimo modo per non rischiare di cambiare lo stato delle cose, in cui, bene o male ci siamo abituati a vivere? Il vero coraggio sta in effetti nella scelta.
Intanto camminare – soprattutto per molti giorni, quando possibile – ti permette di spogliarti. Di eliminare ogni menata, ogni rovello cerebrale, ogni sovrastruttura moderna e quotidiana. Tutto ciò che ci preoccupa qui, quando cammini non ha più alcun senso. O meglio, i problemi non spariscono per incanto, ma si ridimensionano, si fanno concreti, hanno contorni e confini.
Possibilmente non iniziare il tuo cammino proprio nel centro di Bologna, dove potresti trovare una vivacità inaspettata che sembra non consentirti mai un attimo di quiete! Magari mentre sosti accanto alla Fontana del Nettuno, prova a fare una riflessione sul tuo business, un check-up ai tuoi obiettivi, per verificare se hai raggiunto quelli che ti eri posto nella prima metà dell’anno, e a che punto sei con quelli da raggiungere entro fine anno. E’ come creare engagement nei social ponendo delle domande, con la differenza che devi porle a te stesso. Basta che siano più semplici possibili. Per esempio, se sei un blogger, di cosa scrivi? Conosci Google Trend? E’ uno strumento che può esserti utile per vedere tutto quello che è trend sul web, dividendo gli argomenti per Paese, giorno, mese, anno e categoria. Se però vuoi parlare di donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato nelle aziende, lascia pur perdere i trend…
Ricordati invece che il colore del trionfo femminile ai vertici internazionali è il rosa fucsia e non il rosa cipria, confetto, bon bon che va tanto di moda in Italia, in cui c’è molto make-up che rende gradevole la forma. Ma dove la sostanza, sia nel pubblico che nel privato, manca.

Ovvero:

Andare o restare? L’importante è non rimanere fermi. di Erika Francola

Camminare è spogliarmi. di Eleonora Nila Viganò

Un giorno a Bologna: dal complesso delle Sette Chiese ai tortellini burro e salvia. di Bruna Athena

Sole, sabbia e afa sui tuoi prossimi traguardi. di Paolo Fabrizio

Engagement nei social? Poni delle domande. di Marina Pitzoi

[MONDO BLOG]: Google Trend per trovare gli argomenti. di Andrea Toxiri

Il mio colore preferito è il rosa fucsia anche se in Italia va di moda il rosa cipria. di Mirna Pioli

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Roberta Vacca.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


Adotta 1 blogger!

blogger
Campagna di condivisione #adotta1blogger

E’ una figura un po’ ottocentesca quella del blogger, immersa nelle letture, nei silenzi, nei sogni, spesso nel disordine delle cose di casa, nelle quali è facile che si perda… Ma è anche piuttosto organizzato, si districa in fondo bene tra strategie, piani editoriali ed analytics, sa ben condire testi con immagini e video, dosare tempi. Seduce anche gli sconosciuti, già. O almeno ci prova…
Il suo pubblico è esigente, sfuggente, spesso infedele, volubile, non sempre puntuale agli appuntamenti. Lui che è un po’ scrittore un po’ grafico un po’ informatico un po’ psicologo un po’ sociologo un po’ creativo, può trovare spunti di ispirazione in tutto e niente, si entusiasma e si abbatte altrettanto facilmente, perché è  un attento osservatore, completamente immerso nel flusso di ciò che gli accade attorno. Lui c’è, punto. E’ una piccola certezza, è un innamorato non sempre corrisposto, sempre disponibile ad instaurare connessioni e conversazioni, spesso critiche, a volte coraggiose. Non a caso il suo habitat naturale è costituito dai social.
Il blogger fa sempre il primo passo, del resto la sua stessa etimologia lo richiede: blogger è l’autore di un blog, a sua volta contrazione di  web-log, cioé diario in rete. Poi quello che succede succede… certo che se non succede nulla va in crisi forte! Perché se scrivi in rete, l‘interazione non è solo gradita, è anche necessaria.
Per che cosa? Ad esempio nel nostro caso serve per creare ponti di comunicazione tra vari soggetti di un territorio, pubblici e privati, su temi spesso sconosciuti ai più, quali open data, digitale, smart communities, commercio elettronico, per contribuire a renderli più comprensibili e, di conseguenza, utili per migliorare e misurare il livello della qualità della vita.

Perciò veniamo alla campagna #adotta1blogger. Avete notato che c’è sempre un giorno per tutto e per tutti? quello della mamma, del papà, dei nonni, della donna, del libro, dell’albero… del gatto!
Lungi da noi l’idea di suggerire la creazione di nuove festività (per carità), vogliamo invece lanciare una simpatica campagna, per cominciare a costruire una rete, che potremmo definire di condivisione della conoscenza. E’ semplicissima e funziona così: condividiamo sui social 1 post di un blogger a scelta, dopo averlo possibilmente letto! Non c’è limite alle adozioni. Basta che ad ogni condivisione usiamo l’hashtag #adotta1blogger. La campagna inizia oggi e beh… il suo destino è nelle mani della rete.
Se ti va, #adotta1blogger! Se non ti va, ogni tanto magari leggilo…

Vuoi sapere come sta procedendo la campagna? Clicca qui!

Paola Chiesa


Il social solstizio invernale

solstizio_inverno
Simbologia del solstizio d’inverno nei social

Il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, è il momento in cui abbiamo il massimo periodo di buio e la minima durata di luce; il sole sembra fermarsi (“solis statio“), è come se, appesantito dagli ostacoli, dal fracasso e da una formalità priva di sostanza, precipitasse nell’oscurità.

In questo giorno dell’anno tutto ciò che è “apparenza”, non sostenuta dalla necessaria solidità, rivela la sua effimera natura ed è destinato a spegnersi, precipitando nell’oscurità. Così le fiammelle vacue si consumano una dopo l’altra e tutto si fa buio, solitudine e silenzio. E’ proprio in questa situazione che il bisogno di luce si impone, generando anche il bisogno di socialità, di fratellanza, di parola e di condivisione. La luce del giorno tornerà gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi, fino al solstizio d’estate.

Possiamo trovare una corrispondenza simbolica anche con l’operatività ideale sui social, che ci può aiutare a seguire un percorso, delle fasi logiche, finalizzati ad un miglioramento innanzitutto individuale, quindi dell’ambiente che ci circonda: buio… silenzio… parola… condivisione… socialità. Tra queste fasi non è  contemplata l’immagine, non perchè non sia importante, anzi come si sa sui social ci restano più facilmente impresse nella memoria le immagini rispetto alle parole. Ma perché essa è la conseguenza, il frutto di un lavoro certosino portato avanti nel tempo, con coerenza. Può piacere o meno, non è questo l’aspetto fondamentale, è importante che sia riconoscibile per il suo valore.

Buon solstizio!

Paola Chiesa

 

 


Il digitale è un’azione da far accadere

digitale

 

Immaginiamo il digitale come un verbo

Il linguaggio può influenzare il pensiero? Facciamo una prova e supponiamo che voglia invitarvi a casa mia; potrei esprimermi in almeno due modi:

“Domenica co-eating in salsa social; location country particolarmente adatta al think tank; non portate nulla, piuttosto facciamo smart cooking insieme; sicuramente sarà più carino partecipare in modalità eat and tweet, basta che #usehashtagwithouterrorsonyoursmartphone. In caso di sole, surprise beach party. Car sharing benvenuto, cohousing disponibile, dress code via @”

Oppure: “Se vogliamo trovarci domenica in collina da me per mangiare pane e salame, gentilmente vi aggregate e date anche un passaggio a chi è senz’auto ? Così facciamo due chiacchiere in allegria, parliamo di futuro e facciamo una telefonata anche a chi non avrà potuto raggiungerci! Se il tempo sarà clemente faremo pure i gavettoni! Se qualcuno alzerà il gomito, nessun problema… potrà fermarsi a dormire. Vestitevi come volete.”

Sul linguaggio scriviamo spesso (cfr. Il linguaggio dell’innovazioneQuando l’informazione è anche un valore), perché per noi è quel presupposto irrinunciabile che ci consente di creare relazionicondivisione di valori e comunità.

In tema di innovazione, Pubblica Amministrazione e Agenda Digitale, un illuminante articolo di Nello Iacono descrive come la carenza di sensibilità e consapevolezza sull’utilizzo del digitale in Italia, abbia creato le condizioni per relegarlo in un ambiente di nicchia, sempre più distante dalla realtà.

In effetti è come se il mondo in cui viviamo fosse costituito da due parti, una reale per la maggior parte delle persone, e una digitale per pochi eletti. Si perde così di vista l’obiettivo vero, che è quello di lavorare per costruire il nostro futuro, anche attraverso lo strumento del digitale.

Questa confusione tra strumenti e obiettivi ha una sua ragion d’essere, legata secondo noi anche all’utilizzo della lingua ed alla sua capacità di incidere sul pensiero. Quando in analisi logica studiamo le strutture del linguaggio con la ripartizione in sostantivi, aggettivi e verbi, impariamo a conformare il nostro pensiero in termini di oggetti, proprietà, azioni, ovvero personaggi, sentimenti ed eventi, peraltro descritti rispettivamente dai tre generi di letteratura classica quali epica, lirica e dramma (imperdibili e molto istruttivi al riguardo gli scritti sulla logica di Piergiorgio Odifreddi).

Nelle lingue moderne vi sono molti più sostantivi che verbi: per questo noi tendiamo a pensare al mondo come oggetti piuttosto che come eventi. Nella lingua greca, ad esempio, la prevalenza di verbi rispetto ai sostantivi rispecchia un diverso modo di pensare, una visione del mondo concentrata sulle azioni. Differenze tra lingue, differenze che incidono sul pensiero… Queste differenze linguistiche sono alla base della diatriba presente tra la scuola filosofica analitica, che parla l’inglese, lingua moderna rivolta agli oggetti, e la scuola filosofica continentale, che parla il tedesco, lingua dal pensiero simile al greco.

Tornando perciò al digitale, sembra difficile farlo uscire da quella nicchia avulsa dal mondo e piuttosto autoreferenziale, se non smettiamo di immaginarlo come un sostantivo, o ancor peggio, come aggettivo. Proviamo invece a immaginarlo come un verbo, un’azione da far accadere e da far evolvere nel tempo, per modificare la realtà, migliorandola.

Sarà forse un’occasione per cominciare a ragionare in termini di obiettivi, valori, risorse, competenze, processi, risultati, condivisione, comunità.

Paola Chiesa


Quando l’informazione è anche un valore

volo storni
La capacità di creare valore

Avete presente il volo degli storni e la loro capacità di creare spettacolari coreografie, affascinanti per la loro sincronicità? Pare che ogni singolo storno si muova in volo in base a ciò che vede fare a un numero fisso di altri uccelli del gruppo che si trovano nelle sue vicinanze, circa sette, che possono anche allontanarsi in fasi successive del volo. Viaggiano compatti in gruppi di 5-10 mila esemplari, e volano ad una distanza di circa 80 centimetri-1 metro l’uno dall’altro, per difendersi dai rapaci, ad esempio dal falco. Quest’ultimo infatti, nel momento in cui tenta di attaccare lo stormo, trova difficile farlo in quanto non solo forma e direzione cambiano di continuo, ma anche perché non riesce ad isolare un individuo dal gruppo. Inoltre gli individui cambiano continuamente posizione tra la periferia e l’interno del gruppo cosicché la probabilità di essere predati (alta quando sono alla periferia dello stormo) è notevolmente ridotta.

Oppure come non ricordarsi delle formiche quando procedono simpaticamente incolonnate come truppe verso la fonte di cibo, per poi fare ritorno al formicaio; in questo caso pare che la formica, quando ha avuto successo nella ricerca del cibo, in futuro tenderà a tornare verso la stessa fonte. Ma quando questa formica torna al formicaio, stimola fisicamente un’altra formica a seguirla verso il luogo del rifornimento attraverso una secrezione chimica. Lasciando una scia di tali secrezioni, alcuni tipi di formiche sono addirittura in grado di indirizzare interi gruppi di loro simili. Pertanto la scelta di una formica che esce per la prima volta dal formicaio sarà influenzata dalle scie delle formiche che incontra lungo il proprio itinerario.

Poi ci siamo noi che ci avventuriamo nei social: il nostro comportamento non è valutabile né secondo parametri di eleganza e sincronicità, né per ordine e disciplina, nè per coerenza

In natura è evidente un sistema di comunicazione basato sulla trasmissione di informazioni finalizzate a dei valori essenziali ed imprescindibili: la difesa dai nemici nel caso degli storni o la ricerca di cibo nel caso delle formiche, in ogni caso valori legati alla sopravvivenza.

Nei nostri sempre più ricchi e variegati sistemi di comunicazione ed interazione sui social, la nostra attenzione è richiamata dalle informazioni diffuse dal nostro piccolo o grande gruppo di “storni” di riferimento, diverse da gruppo a gruppo. Quello che manca è la sensibilità capace di definire e rendere riconoscibile una comunità in grado non solo di interagire e comunicare con i propri membri, ma anche e soprattutto di creare, consolidare e trasmettere un sistema di valori, rivelando una tradizione e allargando la comunità di partenza, migliorandola.

Tutto il resto è like tweet e pin

Paola Chiesa


I bambini farfalla

Anna Mei - Bambini farfalla
I bambini farfalla

Pensiamo che i social debbano essere uno strumento non solo per la creazione di relazioni, ma anche per la ricerca di contenuti, per la generazione e la condivisione di valori positivi. È il nostro modo di intendere la comunicazione, orientata alla condivisione con la comunità di riferimento.

In questa costante ricerca di contenuti e valori che possano contribuire all’evoluzione personale e sociale, capita a volte di incappare in gemme preziose… e la reazione non può che essere quella di condividere la scoperta, perché ci fa riconoscere come parte di un tutto che anche se ci risulta spesso incomprensibile, nello stesso tempo ci stimola ad integrarci, a comprenderci e ad essere solidali: una società evoluta appunto.

Come già molti di voi sanno, le parole di per sé non ci appassionano se non sono accompagnate da azioni coerenti; gli esempi invece ci temprano eccome: come questo che sono onorata di riportarvi…

Un ragazzo di terza media, un’atleta, una scuola che lascia il segno…*

“La mia vita è particolare, perché dalla nascita sono affetto da una malattia genetica che non mi permette di svolgere le cose che per altri sono normali, come correre, giocare a calcio, camminare a lungo, non posso cadere o sbattere perché mi faccio del male, e anche dentro sono molto fragile, proprio come le ali di una farfalla, infatti sono un bambino farfalla. Sicuramente non è facile vivere per le persone come me, ma se da una parte la natura mi ha tolto tanto, dall’altra mi ha regalato ANCHE TANTO. Mi spiego meglio: nel mio cammino ho incontrato tante persone che mi vogliono bene e che fanno in modo che si parli della mia malattia. Una di queste persone è Anna Mei, un’atleta di fama mondiale, una ciclista per I’esattezza, che il 6 ,7 e 8 dicembre a Montichiari, ha tentato e battuto il record mondiale di ventiquattrore non stop in un velodromo. Il giorno stabilito, sono partito con mia mamma da Torino e siamo arrivati in provincia di Milano dove ci siamo trovati con la mia seconda mamma che è Antonella, la mamma di Mattia , altro ragazzo farfalla, e insieme siamo partiti alla volta di Montichiari. Arrivati là I’emozione era forte perché finalmente conoscevo Anna. L’incontro è stato bello, lei ci ha abbracciati, ci ha voluto accanto per tutta la conferenza stampa, e alla partenza abbiamo fatto un centinaio di foto, poi lei si é piegata a pregare, e credo abbia pianto; si è poi messa in sella alla sua bici, una di quelle super tecnologiche, mai visto nulla del genere, e al gong…..via….per 24 ore !!!!! Incredibile, noi eravamo al centro del velodromo e la guardavamo girare e girare. Non so come abbia fatto, davvero me lo chiedo. Io, nel frattempo, mi sono riposato, sono andato in albergo a dormire con Mattia, mentre le nostre mamme con microonde e fornetti cucinavano e scaldavano cappuccini per tutta la notte per sostenere Anna, i giudici e tutti coloro che erano presenti. Le nostre, sono delle super mamme perché sono come angeli che arrivano a fare tutto, aiutano tutti, e ci fanno fare esperienze uniche, come questa appunto. Il sabato, quando mi sono svegliato, sono tornato al velodromo, e lei era ancora là che girava… e girava… ho pensato: “mamma mia, come farà? Chissà a che pensa, tante ore così…” Alle 14 circa mamma e mamma 2 avevano preparato la pasta per tutti ,e così ci siamo riuniti per mangiare e anche i giudici a turno si avvicinavano… ma ad un certo punto, un tonfo incredibile ci ha distolti dalle nostre chiacchiere: Anna era caduta!!!!! TUTTI a correre! Chi mangiava più? Attimi di terrore, non sapevamo che pensare, si sarà fatta male? Anna mi ha insegnato che dopo ogni caduta ci si rialza più forti che mai, infatti anche se aveva male ad una gamba in 5 minuti è rimontata in sella ed ha ripreso la sua gara. Una donna davvero straordinaria. Ha ricominciato a correre e correre fino alle 22 , quando, con 738 km, ha battuto il record detenuto da un’americana di 717 km….incredibile!!! Non posso descrivere la felicità di tutti noi e come eravamo emozionati: chi piangeva, chi esultava… io mi sono avvicinato e lei mi ha abbracciato, sottolineando ai giornalisti che quel record era per i BAMBINI FARFALLA, perché tutti sapessero che esistiamo, che “rari” non vuol dire soli. Ero felice davvero, Anna mi ha fatto volare mi ha fatto capire tante cose e ancora adesso sono emozionato. Dopo le foto, Anna finalmente ha mangiato un po’ di cose, credo che la sua pausa sia durata circa 40 minuti, poi convinta è risalita in sella perché doveva assolutamente arrivare ai 1000 km e fare un nuovo record mai tentato da nessuno. Ho pensato: “ma dove la prende tutta ‘sta forza. Lei così piccola… eppure ha continuato. Sono tornato in albergo e solo il mattino dopo ho appreso da mia mamma che a 902 km, dopo 32 ore, si era fermata, purtroppo non per sua volontà, ma perché era in pericolo di vita. Che dire: non ci sono molte parole per raccontare ciò che ho vissuto, sicuramente un’esperienza unica. Ho capito tante cose, ho capito che non devo arrendermi mai, che devo lottare , che al mondo ci sono persone straordinarie e altruiste che aiutano i meno fortunati; ho capito che Anna Mei, mi, ci vuole molto bene, e che la vita bisogna viverla nonostante la malattia. Sono tornato a casa la domenica stremato ma davvero felice. Anna con la sua farfalla sulla maglia ha fatto sì che tutte le farfalle, anche quelle che non ci sono più, volino molto in alto: GRAZIE ANNA MEI.

* (Nel rispetto per la persona del minore manteniamo l’anonimato, non pubblicando immagini o altri elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione.)

Paola Chiesa


E-commerce e piccole imprese

16/06/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
e-commerce e piccole imprese
E-commerce e piccole imprese

Pochi dati sono sufficienti per rassicurarci sul fatto che l’ e-commerce sia oggi per le imprese italiane un valido strumento per superare la contingente crisi economica, e nello stesso tempo per misurarsi concretamente con i livelli di crescita raggiunti dagli altri Paesi europei:

  • Le prime evidenze per il 2014 indicano in Italia un aumento delle vendite online B2C del 17% rispetto al 2013, mantenendo un trend in costante crescita
  • In Italia si registra la maggiore crescita delle vendite online rispetto a Paesi come Francia, Germania, United Kingdom e USA, che si attestano intorno al 10%. Ciò si spiega in relazione al basso tasso di penetrazione che ha il mercato dell’online in Italia, pari al 3,6%, dato che ne dimostra la potenzialità espansiva
  • Cosa acquistano gli italiani online? Tra i servizi soprattutto turismo e assicurazioni, tra i prodotti abbigliamento, editoria, informatica ed elettronica
  • Circa il 20% degli acquisti online sono effettuati da device mobili (smartphone e tablet)
  • I metodi di pagamento privilegiati negli acquisti online sono la carta di credito (70%), paypal (23%), e un residuale 7% distribuito tra bonifico bancario e contrassegno.

Se consideriamo che il 67% delle imprese italiane ha un sito internet, ma che solo una su quattro utilizza almeno un social media, che solo una su quattro utilizza il digitale nei processi amministrativi, che il 45% acquista online, e che solamente il 7% vende online, ci rendiamo conto che la strada da percorrere è però lunga e non priva di ostacoli.

Per di più i dati si riferiscono tipicamente ad aziende che hanno più di 10 dipendenti, il che significa ad esempio che, contestualizzando il discorso in ambito territoriale piemontese, stiamo parlando del 5,2% delle imprese. E le altre?

Chiaramente la realtà diffusa del tessuto imprenditoriale è costituita da imprese che hanno meno di 10 dipendenti, la spina dorsale italiana, per le quali l’e-commerce rappresenta ancora un fenomeno che approcciano con diffidenza.

Si tratta infatti di realtà non strutturate, nelle quali la figura dell’imprenditore-artigiano coincide spesso con la figura del commerciale e dell’amministratore. Si tratta di realtà nelle quali il prodotto-servizio di qualità non riesce ad emergere e a farsi conoscere, perché spesso le risorse sono dedicate quasi esclusivamente alla produzione e raramente esiste in azienda una politica commerciale e di marketing. In questo quadro l’e-commerce diventa un onere aggiuntivo che porta via tempo e risorse: scrivere testi per le schede prodotto, produrre foto di qualità, leggere regolarmente la posta elettronica per verificare se sono arrivati ordini online, spedire la merce, aggiornare disponibilità e prezzi, gestire i resi ecc.

Cosa hanno però in comune le aziende, a prescindere dalle loro dimensioni? Il fatto che sono sollecitate dalla domanda, per cui l’aumento degli acquisti online come dato globale, di per sé va colto come un incentivo ed un’opportunità per essere presenti nel web con il proprio commercio elettronico e di conseguenza aumentare il proprio fatturato ed espandere la clientela, magari raggiungendo anche quella estera.

L’e-commerce d’altra parte per essere maggiormente efficace dovrebbe essere espressione di una società realmente interconnessa, di una rete che collega i venditori ai consumatori attraverso un processo che premia entrambi nella misura in cui rispondono alle esigenze della comunità.

Illuminante e quanto mai attuale a questo scopo è il Cluetrain Manifesto del 1999, secondo cui “[…] per parlare con voce umana le aziende devono condividere gli interessi delle loro comunità; ma, prima, devono appartenere a una comunita’; […] se la loro mentalità d’impresa non arriva a coinvolgere la comunità, allora non hanno mercato.”

E’ importante che le imprese riflettano anche sulla dimensione sociale della loro attività economica, perché quanto più questa è in grado di confrontarsi con la comunità locale ed è parte attiva in progetti condivisi, tanto più sarà in grado di realizzare un’attività tecnicamente sostenibile, in termini di responsabilità economica e sociale.

Manca ancora un tassello: questa comunità può diventare virtuosa se accompagnata anche da una politica attiva degli enti locali, che investa sull’e-commerce attaverso progetti in grado di trasferire e condividere tecnologie e conoscenza. Concetti quali multicanalità, user experience, strumenti di advertising, utilizzo dei social aziendali, epayment, non devono essere riservati a pochi addetti ai lavori, ma devono entrare nel linguaggio comune di ogni azienda che abbia ancora il desiderio di intraprendere

Paola Chiesa

Fonti:

Osservatorio eCommerce B2C – Politecnico di Milano

Netcomm

Istat


Musica e rete

Musica
Musica e rete

Se quando sei felice ascolti la musica… Se quando sei triste ascolti la musica… Se quando guidi ascolti la musica… Se quando ascolti la musica hai un’intuizione… Se quando ascolti la musica non riesci a fermare la commozione… Se quando ascolti la musica devi prendere carta e penna perché credi nella comunicazione… …forse è perché cerchi una condivisione con l’universo che ti circonda e di cui sei parte, un rifugio che ti accolga e che ti ricordi che anche tu sei parte di qualcosa di meraviglioso…


Rispondi?

Rispondi alle mail
Rispondi alle e-mail!

Mi hanno sempre fatto un’ottima impressione le persone che rispondono in tempi rapidi alle mail che gli scrivi (nel giro di poche ore massimo, va beh anche in giornata, se nel giorno successivo è già d’obbligo una scusa!).

Per noi è (anche questo) un buon indicatore di quanto si è “social”, più dell’essere iscritti a questo o quell’altro canale social.

La mail non è come facebook, popolato da “lurkers” che leggono e osservano cosa fanno gli altri appartenenti alla comunità senza prendere parte alla conversazione… se una persona ha scritto personalmente a té è perché desidera una tua interazione… prosaicamente una risposta!


Il social-Eremita!

L'eremita
L’Eremita è un po’ social

Già non l’avresti mai detto, questo uomo canuto solitario, con un grosso bagaglio di esperienza e saggezza sulle spalle, rappresentato dal numero 9, che incede con circospezione…beh che fa?
Non è vero che si allontana dal mondo, in realtà esce da uno stato di perfezione insuperabile  che se indugiasse potrebbe condurlo alla morte; abbandona quel mondo di cui tutto sa per entrare in un mondo nuovo ed in uno stato di crisi, si abbandona ricettivamente verso un futuro che non domina ancora e non conosce. In questo senso rappresenta sia la massima saggezza che uno stato di crisi profonda.

Come a dire…per conoscere il mondo è necessario viverlo e con-viverlo in tutte le sue sfaccettature!


Tutti parlano di buoni propositi…

Buoni propositi
Buoni propositi per l’anno nuovo

E allora ecco i nostri buoni propositi, o meglio quelli che ci piacerebbe vedere applicati; abbiamo pensato a qualcosa di (ovviamente) diverso ed originale:

se sei un filosofo chiamala successione di Fibonacci, se sei più pragmatico chiamala realtà aumentata.

0 Chi non ha nulla da dire volendo potrebbe anche restare in silenzio
1 Tutti quelli che dispensano consigli su come fare per ottenere il meglio dai social, per una volta potrebbero limitarsi a darli se gli vengono richiesti
1 Cosa ci fai sul piedistallo col ditino alzato? O sei un direttore d’orchestra oppure scendi dai e siediti con gli altri, magari in cerchio…
2 E per una volta chiedere consigli? Ad esempio su come viene percepito il proprio modo di agire, la
propria persona; è indice di umiltà, modestia e rispetto degli altri, in particolare di quelli con cui desideri interagire
3 Il personal branding non vale solo per il cliente; potresti stupirti a scoprire, bevendo il caffè in un bar senza wifi, che la gente si fida di te perché gli hai dimostrato umanità o gli hai dedicato semplicemente parte del tuo tempo prezioso
5 Siccome social non significa né nicchia né trendy né elite, ma deriva da societas, composta da tanti socii, cioè compagni, amici, alleati, che variamente aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni, non avere paura degli sconosciuti, sii sufficientemente curioso per capire se il loro obiettivo è sovrapponibile al tuo!
8 Una rete di persone, aziende ed enti? Perché non chiamarla Comunità?