bla bla blogger 12 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Sono tornati i vasi di fiori e la tenda verde davanti alla porta d’ingresso. A volte ci sono atti osceni in luogo privato che sono quelli da cui non ci si riesce a lavare e dai quali non ci si riesce a slegare. Sono quelli della crescita, del cambiamento, dell’inversione di ruoli, dello scardinamento, del mutamento subito. Cosa c’è di più osceno del dolore, dopo tutto?
Il silenzio è assordante… c’è solo il vento e le nostre emozioni a far rumore. Come trovarsi soli al Lago di Pilato nei Monti Sibillini. E lì non ti conviene proprio giocare con Send Me To Heaven, quel gioco che sfruttando l’accelerometro installato all’interno del tuo smartphone, una volta lanciato in aria il cellulare, ne misura l’altezza raggiunta. E dove vince chi spedisce il proprio telefono più in alto! Con tanto di condivisione dei risultati sui social, per dimostrare a tutti i nostri amici la nostra immensa follia…
Un atto di socialità intelligente è invece valorizzare i contenuti provenienti dagli utenti stessi, un atto che presuppone volontà d’ascolto, di comprensione, di mettersi in gioco. L’hashtag è lo strumento perfetto per legare la comunicazione crossmediale. Il che significa valore aggiunto per i brand, un modo per fidelizzare e creare trust, stimolando l’engagement, ma soprattutto favorendo il dialogo, visto che dopotutto “i mercati sono conversazioni”.
Molte piccole realtà aziendali attribuiscono alla pubblicità su Facebook una semplicità equivalente all’andare in bici. In entrambi i casi, però, non basta avere il mezzo – la Pagina – per andare lontano pedalando. Il rischio è far uscire la catena e pedalare a vuoto con un gran dispendio di energia e denaro. Trovandosi magari, dopo giorni, fermi al punto di partenza o quasi.
Se dico “Snow Fall”, cosa ti viene in mente? E’ il progetto con il quale il New York Times nel 2012 mostrò al mondo l’esatta declinazione del giornalismo con gli strumenti digitali, e da quel momento la parola storytelling è entrata a far parte del vocabolario di ogni giornalista. Quel progetto, tra l’altro, contribuì a convincere gli editori che l’innovazione, anche in quel campo, è un lavoro di squadra. Come il nostro.

Ovvero:

Sono tornati i vasi di fiori e la tenda verde… di Monica D’Alessandro Pozzi

Ti preoccupavi dei missili | quelli abbastanza lontani | dormivi solo sei ore | ti tremavano le mani. di Mareva Zeta

Monti Sibillini: il Lago di Pilato da Foce di Montemonaco. Una giornata particolare. di Nicola Pezzotta

Il gioco più folle del Play Store! di Sergio Consoli

Quattro tool per aggregare gli hashtag. di Matteo Pogliani

Facebook Ads e il mito della bicicletta. di Silvia Comerio

10 tools per realizzare storytelling digitali, senza programmatori. di Luigi Caputo

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Luca Borghi, Valentina Coppola, Annarita Faggioni, Federica Farinelli, Emma Frignani, Barbara Santagata.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


Adotta 1 blogger!

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Campagna di condivisione #adotta1blogger

E’ una figura un po’ ottocentesca quella del blogger, immersa nelle letture, nei silenzi, nei sogni, spesso nel disordine delle cose di casa, nelle quali è facile che si perda… Ma è anche piuttosto organizzato, si districa in fondo bene tra strategie, piani editoriali ed analytics, sa ben condire testi con immagini e video, dosare tempi. Seduce anche gli sconosciuti, già. O almeno ci prova…
Il suo pubblico è esigente, sfuggente, spesso infedele, volubile, non sempre puntuale agli appuntamenti. Lui che è un po’ scrittore un po’ grafico un po’ informatico un po’ psicologo un po’ sociologo un po’ creativo, può trovare spunti di ispirazione in tutto e niente, si entusiasma e si abbatte altrettanto facilmente, perché è  un attento osservatore, completamente immerso nel flusso di ciò che gli accade attorno. Lui c’è, punto. E’ una piccola certezza, è un innamorato non sempre corrisposto, sempre disponibile ad instaurare connessioni e conversazioni, spesso critiche, a volte coraggiose. Non a caso il suo habitat naturale è costituito dai social.
Il blogger fa sempre il primo passo, del resto la sua stessa etimologia lo richiede: blogger è l’autore di un blog, a sua volta contrazione di  web-log, cioé diario in rete. Poi quello che succede succede… certo che se non succede nulla va in crisi forte! Perché se scrivi in rete, l‘interazione non è solo gradita, è anche necessaria.
Per che cosa? Ad esempio nel nostro caso serve per creare ponti di comunicazione tra vari soggetti di un territorio, pubblici e privati, su temi spesso sconosciuti ai più, quali open data, digitale, smart communities, commercio elettronico, per contribuire a renderli più comprensibili e, di conseguenza, utili per migliorare e misurare il livello della qualità della vita.

Perciò veniamo alla campagna #adotta1blogger. Avete notato che c’è sempre un giorno per tutto e per tutti? quello della mamma, del papà, dei nonni, della donna, del libro, dell’albero… del gatto!
Lungi da noi l’idea di suggerire la creazione di nuove festività (per carità), vogliamo invece lanciare una simpatica campagna, per cominciare a costruire una rete, che potremmo definire di condivisione della conoscenza. E’ semplicissima e funziona così: condividiamo sui social 1 post di un blogger a scelta, dopo averlo possibilmente letto! Non c’è limite alle adozioni. Basta che ad ogni condivisione usiamo l’hashtag #adotta1blogger. La campagna inizia oggi e beh… il suo destino è nelle mani della rete.
Se ti va, #adotta1blogger! Se non ti va, ogni tanto magari leggilo…

Vuoi sapere come sta procedendo la campagna? Clicca qui!

Paola Chiesa


Il digitale è un’azione da far accadere

digitale

 

Immaginiamo il digitale come un verbo

Il linguaggio può influenzare il pensiero? Facciamo una prova e supponiamo che voglia invitarvi a casa mia; potrei esprimermi in almeno due modi:

“Domenica co-eating in salsa social; location country particolarmente adatta al think tank; non portate nulla, piuttosto facciamo smart cooking insieme; sicuramente sarà più carino partecipare in modalità eat and tweet, basta che #usehashtagwithouterrorsonyoursmartphone. In caso di sole, surprise beach party. Car sharing benvenuto, cohousing disponibile, dress code via @”

Oppure: “Se vogliamo trovarci domenica in collina da me per mangiare pane e salame, gentilmente vi aggregate e date anche un passaggio a chi è senz’auto ? Così facciamo due chiacchiere in allegria, parliamo di futuro e facciamo una telefonata anche a chi non avrà potuto raggiungerci! Se il tempo sarà clemente faremo pure i gavettoni! Se qualcuno alzerà il gomito, nessun problema… potrà fermarsi a dormire. Vestitevi come volete.”

Sul linguaggio scriviamo spesso (cfr. Il linguaggio dell’innovazioneQuando l’informazione è anche un valore), perché per noi è quel presupposto irrinunciabile che ci consente di creare relazionicondivisione di valori e comunità.

In tema di innovazione, Pubblica Amministrazione e Agenda Digitale, un illuminante articolo di Nello Iacono descrive come la carenza di sensibilità e consapevolezza sull’utilizzo del digitale in Italia, abbia creato le condizioni per relegarlo in un ambiente di nicchia, sempre più distante dalla realtà.

In effetti è come se il mondo in cui viviamo fosse costituito da due parti, una reale per la maggior parte delle persone, e una digitale per pochi eletti. Si perde così di vista l’obiettivo vero, che è quello di lavorare per costruire il nostro futuro, anche attraverso lo strumento del digitale.

Questa confusione tra strumenti e obiettivi ha una sua ragion d’essere, legata secondo noi anche all’utilizzo della lingua ed alla sua capacità di incidere sul pensiero. Quando in analisi logica studiamo le strutture del linguaggio con la ripartizione in sostantivi, aggettivi e verbi, impariamo a conformare il nostro pensiero in termini di oggetti, proprietà, azioni, ovvero personaggi, sentimenti ed eventi, peraltro descritti rispettivamente dai tre generi di letteratura classica quali epica, lirica e dramma (imperdibili e molto istruttivi al riguardo gli scritti sulla logica di Piergiorgio Odifreddi).

Nelle lingue moderne vi sono molti più sostantivi che verbi: per questo noi tendiamo a pensare al mondo come oggetti piuttosto che come eventi. Nella lingua greca, ad esempio, la prevalenza di verbi rispetto ai sostantivi rispecchia un diverso modo di pensare, una visione del mondo concentrata sulle azioni. Differenze tra lingue, differenze che incidono sul pensiero… Queste differenze linguistiche sono alla base della diatriba presente tra la scuola filosofica analitica, che parla l’inglese, lingua moderna rivolta agli oggetti, e la scuola filosofica continentale, che parla il tedesco, lingua dal pensiero simile al greco.

Tornando perciò al digitale, sembra difficile farlo uscire da quella nicchia avulsa dal mondo e piuttosto autoreferenziale, se non smettiamo di immaginarlo come un sostantivo, o ancor peggio, come aggettivo. Proviamo invece a immaginarlo come un verbo, un’azione da far accadere e da far evolvere nel tempo, per modificare la realtà, migliorandola.

Sarà forse un’occasione per cominciare a ragionare in termini di obiettivi, valori, risorse, competenze, processi, risultati, condivisione, comunità.

Paola Chiesa