bla bla blogger 1 febbraio 2016

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Potrebbe interessarti una panoramica sulle migliori applicazioni fotografiche per Android, dallo scatto alla modifica fino a giungere all’archiviazione e condivisione. Insomma un vero e proprio flusso di lavoro fotografico.
Oppure  saper utilizzare Google+ per il lavoro, partendo da un esempio di utilizzo concreto per spingere il proprio blog.
Quindi ora, anzichè produrle in serie alte, perfette, longilinee e dai visi perfettamente simmetrici e armonici, hanno pensato bene di produrre anche bambole più bassine e tarchiatelle. Ma anche le bambole più tarchiate hanno comunque visi simmetrici e armonici, le caviglie sottilissime, le braccia tornite e i nasini all’insù. Sono poi così realistiche le nuove Barbie?
Ah, l’ambizione! C’è chi sa viverla bene e chi no. C’è chi si lascia ispirare e chi, invece, appena ha un desiderio un po’ più elevato degli altri, lo ricaccia giù giù giù nel fondo del suo cassetto.
Interessante l’intervista al diciassettenne sull’utilizzo della Rete, tra social e app!
Se quello che nel Web manca è la gestualità, la prossimità, la fisicità, è allora anche vero che è importante imparare a comunicare servendosi di uno strumento che ha caratteristiche e peculiarità tutte sue.
Il blog è anche una questione di orgoglio, ma nessuno perde la faccia se per orgoglio si concede un periodo col lusso del mutismo selettivo. Continuo a chiedermi se effettivamente, tutti questi che pubblicano a raffica articoli copia e incolla di “divulgazione sulla comunicazione on line” effettivamente poi lavorino davvero nel settore.
Persino a scuola, alla fine del primo quadrimestre (o del trimestre… già, perché in tante scuole ora abbiamo i trimestri e i pentamestri) ci si prende un attimo di pausa!
Pausa, ecco, è proprio quello che ci vuole per leggere piacevolmente i #CurriculumDelLettore di Gennaio.

Ovvero:

Social media
A lezione da un 17enne: il Web tra mobile, social e chat app. di Paolo Ratto

Scrittura, Blogging
I 10 mantra della Comunicazione nel Web [+Infografica] di Ludovica De Luca

La coerenza dell’incostanza nel blogging. di Sonia Calamiello

#CurriculumDelLettore, un gennaio professionale. di Rita Fortunato

Pedagogia, Psicologia
Come era un tempo il febbraio; a scuola. di Monica D’Alessandro Pozzi

Ecco le Barbie realistiche, sarà, ma io le vedo ugualmente snob. di Delia Enigmamma

Che differenza c’è fra l’ambizione e un salto nell’iperspazio? di Paola Fantini

Tutorials, Tools
Le migliori 10 applicazioni fotografiche per Android. di Francesco Effeslash

[Social Network e Lavoro]: Utilizziamo Google Plus. di Andrea Toxiri

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Luca Borghi, Raffaele De Sandro Salvati, Simone Bennati, Francesco Ambrosino, Sylvia Baldessari.

**************************************************************

Un particolare ringraziamento va ancora ai blogger che nel mese di Gennaio sono stati più attivi nel gruppo facebook Adotta 1 Blogger, attraverso adozioni, condivisioni, segnalazioni, commenti e suggerimenti.

Eccoli, i magnifici 7: Silvia Camnasio, Massimo Della Penna, Nick Murdaca, Daniela Conte, Rita Fortunato, Valeria Bianchi Mian, Francesco Ambrosino.

gennaioba cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 24 novembre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Non sono un’amante dei risotti. Li mangio, li trovo sotto certi aspetti coreograficamente deliziosi, ma spesso mi lasciano addosso un senso di insoddisfazione.
E allora rispolvero la mia lista di film che ho ammirato di più, e mi riguardo Shrek.
A volte, pur mantenendo il proprio stile, qualcosa spinge all’acquisto di quell’abito/accessorio/scarpa che poi si vede indossato anche dalle amiche. Quale strategia si cela dietro ai brand di moda (soprattutto online)?
A Milano la Fondazione Prada è stata voluta dall’omonima casa di moda come uno spazio dedicato ad arte, cultura ed incontro.
Il mondo va avanti perché esistono persone che rendono significativi i nuovi traguardi della tecnologia. Quelle persone sono gli umanisti.
Perchè certi post fanno flop e altri fanno boom? Spero che non valuterai il successo di un articolo solo ed esclusivamente in base ai like su Facebook o ai retweet e ai +1 di Google Plus.
I fortini dietro cui ci barrichiamo sono fortini mentali  che ci isolano e ci fanno sentire soli e inermi.

Ovvero:

Il risotto alle rose di Gabriele D’annunzio, di Ferruccio Gianola

I 5 cartoni più profondi e istruttivi. di Delia Enigmamma

Il Diavolo Veste Prada anche online. di Francesca Borghi

Il Bar Luce della Fondazione Prada: un luogo speciale fuori dal tempo. di Valeria Moschet

#IoSonoUmanista. di Giulia Mastrantoni

Post che fanno Boom! Post che fanno Flop! di Roberto Gerosa

I fortini contro le frustrazioni: l’isolamento rancoroso. di Sonia Bertinat

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Cristina Arnaboldi, Ambra Arnaldi, Giulia Bezzi, Sonia Calamiello, Federica Colantoni, Susanna Moglia, Antonella Passini, Mimma Rapicano.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 29 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Di una cosa sono sempre stata convinta: so di avere una voce. Una voce mia, personale, diversa, coraggiosa. E piano piano il progetto è cresciuto. Ecco perché un’azienda in piena era web 3.0, ha bisogno della duttilità, della personalità e della freschezza di un blog. Del suo blog.
Ovvio che serve anche la presenza sui social, e qualche consiglio su un paio di plugin WordPress per G+ e Twitter potrebbe essere utile.
Fai solo attenzione a una cosa: non regalare esposizione mediatica, di nessun tipo, a chi tenta di accaparrarsela a spese tue.
Chissà se hai avuto la stessa impressione, ma la serie televisiva Breaking Bad sembra riportare, in modo straordinariamente pertinente, tutto il senso del romanzo “La metamorfosi” di Franz Kafka.
Dove si va infine? E’ il tema del tutto scorre che ritorna. Come il Danubio: un fiume, tante nazioni, una sola cultura: quella della Mitteleuropa.
Giocando con credenze popolari che non avrebbero colpito i più scettici, Stoker impianta il vampiro e le sue origini in un territorio e una storia realmente esistenti.
La vuoi una fetta di cheesecake alla zucca e cioccolato?

Ovvero:

Il blog marketing e l’amore per la scrittura. di Irene Donata Ferri

2 Plugin WordPress per G+ e Twitter. di Roberto Gerosa

Gestire il dissenso: come affrontare il “blogger contro”. di Katia Anna Calabrò

Breaking Bad è la metamorfosi di Kafka. di Rita Fortunato

La parabola di un libro-fiume: Danubio, di Claudio Magris. Martina Frassine

Dracula di Bram Stoker: una formula per l’immortalità. di Fabrizia Gagliardi

Cheesecake di Halloween. di Ambra Arnaldi

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Luca Borghi, Daniela Conte, Sara Della Torre Valsassina, Emma Frignani, Roberto Gerosa, Emanuele Secco.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 3 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Insieme alla consapevolezza, ciò che aiuta a “sopravvivere imparando” tra le molteplici sfide è  la creatività. Che non è perdersi nel fare (ah… la condanna del “multitasking”, soprattutto per le donne) ma essere “trasformative”, generare cambiamenti, percorrere opzioni nuove, ma anche costruire ponti e alleanze tra persone, condividere parole nutrienti e silenzi densi di possibilità.
La verità non è mai bianca o nera, è nelle sfumature. E i colori sono tutti lì, devi solo saperli osservare, come nei film di Sorrentino, dove ad ogni visione i colori cambiano, perché ad essere diverso sei tu ed il tuo punto di vista.
Proprio le tue sfumature diventano importanti se sei alla ricerca di un lavoro nello sterminato panorama di offerte che Internet ci propone. Se sei uno scrittore per esempio, anziché proporre il solito contenuto di testo, dovresti assolutamente abitare Pinterest, un social network visuale per parlare ad esempio del “dietro le quinte” e promuoverti lasciando ad altri l’uso esclusivo di noia e banalità. Chi si imbatte nel nostro profilo social, decide in pochissimo tempo se quello che ha appena visto lo ha colpito o non gli è piaciuto per niente.
Una volta capiti gli ingredienti, ciò che davvero conta è la ricetta, cioé il metodo che ti servirà per analizzare la pietanza da creare (obiettivo) e capire come metter insieme gli ingredienti (strumenti) al fine di cucinarla nel migliore dei modi, evitando errori grossolani. Il metodo in realtà è uguale per tutti i progetti, per tutte le aziende e in qualunque settore. Ciò che davvero cambia non è il metodo, ma la sua applicazione. Il marketing non è una battaglia di prodotti, è una battaglia di percezioni. Sono queste ultime che ci fanno scegliere chi crediamo esser “lo specialista” per la soluzione dei nostri problemi.
Ora che sai proprio tutto, non ti resta che alzarti dal letto pronta per fare il tuo dovere il meglio che puoi, nonostante tu abbia la retromarcia inserita; nonostante il lavoro che fai lo fai soltanto perché lo vivi come una necessità; nonostante la tua testa e la tua esperienza ti dicano di farlo in un modo e, invece, devi necessariamente farlo in un altro; nonostante tu viva in un mondo di CuGGGini che ti guardano dall’alto in basso sempre pronti a dirti cose del tipo: “Ma come, non sapevi che era meglio fare così?”, oppure “Sì sì, questo tool lo conosco già da una vita”, o ancora “Il mio metodo è decisamente migliore”. Vuoi un consiglio fraterno? Inizia la giornata con una danza maori, rituale e propiziatoria, perché in fondo sei una guerriera nella quotidianità.

Ovvero:

Guerriere – Monica S. feat. Pontitibetani. di Monica Simionato

Youth—La giovinezza: un film sulle sfumature della vita. di Francesco Ambrosino

Cercare lavoro su internet: roba da professionisti. di Simone Bennati

Pinterest per scrittori ed editori | Guida rapida. di Alessandra Zengo

Come ottimizzare il tuo profilo Google Plus. di Luca Borghi

Web Marketing: ecco la ricetta. di Alessandro Sportelli

“Tu che sei tutta copy…” di Valentina Coppola

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Annarita Faggioni, Rita Fortunato, Alessandro Nasdrovian Mariani, Matteo Pogliani.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 28 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Dell’Accademia della Crusca si sa poco: circolano notizie circa l’inoppugnabilità delle sue teorie, la solennità dei suoi costumi e l’inaccessibilità dei suoi membri, ma non si racconta che, nel XVI secolo, quando nacque per iniziativa di Leonardo Salviati, era composta da un gruppo di giovani spensierati, chiamati “crusconi” proprio perché parlavano a vanvera. Essi, pur parlando a vanvera, come si diceva all’epoca, si mostrarono subito intransigenti e intolleranti verso qualsiasi parola che non appartenesse alla purezza della lingua. Ma la correttezza del discorso non si ottiene di certo chiudendo gli occhi sul valore d’uso.
Quello che non capisco è per quale motivo l’uomo che legge il giornale o un libro viene considerato colto e attento a ciò che succede nel mondo, mentre chi usa lo smartphone è un decerebrato. Magari anche lui sta leggendo un articolo di giornale, o un libro. Oppure sta curando il proprio blog, che, come il Tamagotchi, non vive certo di vita propria e deve essere nutrito, curato e coccolato, per avere anche un profilo efficace e curato. Altrimenti muore, e ti dovrai pure occupare della salma.
Pare che la gran parte del nostro malessere abbia origine psichica, morbus sine materia. Un disagio che principia quando il vivente entra in un cortocircuito comunicativo, per cui il linguaggio che utilizza, non è più in grado di stabilire una relazione costruttiva con il mondo, di comprenderlo o di determinarlo. A questo punto meglio rendere anonimi i dati di Google Analytics, almeno nessuno potrà risalire alla tua identità, non si sa mai come verrebbe interpretata! E se fossi un “mammo”?

Ovvero:

Anche all’Accademia della Crusca si parlava a vanvera! di Francesco Mercadante

Il tuo blog è come un Tamagotchi. di Francesco Ambrosino

Come ottimizzare il tuo profilo Google Plus. di Luca Borghi

La danza dei Nani. Capitolo XIX di Sofia Rocca Binni

Simboli che curano di Massimo Silvano Galli

Come rendere anonimi i dati di Google Analytics. di Andrea Toxiri

#PensieriBarbarici: Mammo e papà. di Barbara Santagata

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Bruna Athena, Sylvia Baldessari, Annarita Faggioni, Daniele Maisto, Francesco Mercadante, Elisabetta Pagano, Stefano Pediconi.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 22 aprile 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Dal 21 aprile 2015, l’aggiornamento mobile di Google premierà quei siti web che garantiscono una piena user experience da dispositivi mobile, a discapito dei siti che vengono invece visualizzati in modo sbagliato o incompleto. Ci saranno pesanti ripercussioni pratiche su moltissimi siti web, visto che la percentuale di traffico che interessa i dispositivi mobile sta crescendo di anno in anno; diciamo che ogni azienda dovrebbe seriamente pensare di ristrutturare il proprio sito rendendolo quantomeno responsive, per evitare di essere messi da parte nel proprio mercato.
Il commercio elettronico è un’industria che ha visto una crescita esponenziale nell’ultimo decennio. Se il tuo ecommerce non funziona non è però colpa del commercio on line; magari c’è qualcosa di sbagliato in quello che stai facendo… dimmi almeno che il tuo ecommerce è ottimizzato per il mobile! Certo non è sufficiente, ma è un passo necessario.
Altro requisito importante è il Social Media Marketing, che si fonda su 4 solidi pilastri: la resilienza come capacità di sopravvivere alla crisi, la trasparenza del brand come capacità di riacquistare il valore, l’affidabilità come capacità di conquistare la fiducia del cliente, l’amicizia che il brand deve saper far nascere. Da qui al Social Customer Care il passo è tutto sommato breve, se ci credi.
Comunicare, coinvolgere, avere cura, non sono concetti applicabili solo in azienda, ma anche alla scuola, se si vuol fare prevenzione e contrastare il fenomeno del cyberbullismo. Ma tu chi sei? E dove stai andando? Spesso comprendiamo chi siamo solo dopo numerose esperienze che ci hanno portato lì e non altrove, in quel momento e non in un altro. E magari non siamo pronti al coming out di un figlio, perché la pancia agisce spesso in modo non conforme alla testa e ci troviamo posseduti da quei pregiudizi che per una vita abbiamo cercato di scardinare. Abbiamo a che fare con troppe  parole pronunciate con inerzia o ignoranza, ripetute con leggera convinzione, abusate e svilite da un inappropriato uso, lanciate come frecce ad un bersaglio e finite come conficcate da un maldestro tiratore di coltelli. E’ un salto mentale quello che ci permetterà di liberarci del superfluo, vivere con leggerezza e di staccarci senza rimpianti dagli oggetti del nostro passato.

Ovvero:

Aggiornamento mobile-friendly di Google: cosa conviene fare di Fabio Piccigallo

Se il tuo e-commerce non funziona, forse stai facendo tu qualcosa di sbagliato di Susanna Moglia

Quattro Chiacchiere con Rachele Zinzocchi sul Social Care (e non solo!) di Francesco Ambrosino

Le nuove linee guida sul bullismo e cyberbullismo di Mauro Alovisio

Chi sei e dove stai andando? Scopri come trovare le risposte di Annachiara Margapoti

Idee di testa e idee di pancia: il coming out visto dai genitori di Sonia Bertinat

Senza parole di Anna Falcinelli

“Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, il libro per liberarsi del superfluo e vivere con leggerezza di Serena Puosi

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Valeria Bianchi Mian, Ilaria De Vita, Rita Fortunato, Emma Frignani, Nick Murdaca, Fabio Piccigallo

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


A cosa servono i social media?

socialmedia
Dai social media ai social networks

C’è una differenza dottrinale tra i social media e i social networks, secondo cui i primi sono un veicolo, un mezzo per condividere un qualsiasi contenuto, documento, video o immagine con un pubblico di ampie dimensioni; per intenderci la piattaforma tecnologica (facebook, twitter, google+ ecc.); mentre i social networks sono reti sociali, più persone che condividono gli stessi interessi (culturali, religiosi, lavorativi ecc.).

Eppure c’è uno stretto legame tra gli uni e gli altri. Vediamolo in concreto, passando velocemente in rassegna i social media più utilizzati, secondo il nostro tipico  approccio pragmatico.
Facebook: è come sfogliare una rivista nella sala d’aspetto del dentista, guardando le vite degli altri;
Twitter: è il qui ed ora, un lampo, è come il fioretto, dove devi colpire il bersaglio avendo iniziato l’attacco prima dell’avversario;
LinkedIn: è l’architetto che costruisce la propria casa nel tempo, badando ai particolari e documentandone le varie fasi progettuali e realizzative;
Pinterest: è il film che vai a vedere al cinema, perché solo lì trovi rappresentata la vita senza le sue parti noiose;
Instagram: è il perfezionismo, il gusto per i dettagli e la qualità; come quando esci dall’estetista e ti senti la donna più bella del mondo;
Google+: è la sicurezza di soddisfare gli ospiti cucinando il tuo piatto forte.

Si ma se è tutto come nella vita, quella vera, allora a che servono i social media? Tanto vale…

In effetti  dipende da che prospettiva guardiamo i social: per un’azienda l’interesse sarà principalmente quello di promuovere il brand e presentare un’immagine allettante dei propri servizi e prodotti; per una Pubblica Amministrazione, i social media  saranno strumenti di informazione, di ascolto, di dialogo, di agevolazione nell’erogazione dei servizi al cittadino (per approfondimenti sulla PA suggeriamo questo studio sulle social media policy); per un cittadino, l’interesse sarà quello di entrare in contatto con amici, aziende e Pubblica Amministrazione, al fine di interagire e condividere stati d’animo, informazioni, gusti, esperienze, idee.

Ricapitolando, sui social media le aziende  cercano i cittadini e la Pubblica Amministrazione, la Pubblica Amministrazione cerca i cittadini e le aziende, i cittadini cercano le aziende e la Pubblica Amministrazione. Tutti cercano tutti, ma poi off line ognuno si comporta come se non avesse bisogno di nessun altro.
E’ un bluff?
No, è che al momento siamo centrifugati in un think tank di hackathon, open government, smart community, social innovation, mappathon, piattaforme collaborative e digital party,  con tanto di sentiment, per carità. Ma manca la comunità, quella che per esistere, oltre alla disponibilità di informazioni (quindi dati, e magari anche open data), presuppone conoscenza e identificazione dei bisogni, affinché possa nascere anche una condivisione di interessi, quindi una collaborazione finalizzata al raggiungimento di obiettivi. Se ci sono questi ingredienti minimali, allora può nascere la rete sociale, il social network; grazie anche ai social media, che possono sostenere la creazione di intelligenze collettive a vantaggio della comunità territoriale.
Tutto il resto è traffico… utile per qualcuno, purtroppo non per il cittadino.

Paola Chiesa

 


Al panda piacciono i contenuti di qualità

panda1

 

I contenuti di qualità migliorano l’indicizzazione

Google sta dando sempre più importanza alla qualità dei contenuti, con la creazione di algoritmi sempre più raffinati e in grado di distinguere un buon contenuto da uno pessimo. In generale è cambiata la filosofia con cui vengono valutati i siti, mettendo al primo posto l’interesse degli utenti.

L’algoritmo Panda, al di là del suo nome simpatico e innocente, analizza i contenuti e penalizza i siti che non rispettano una serie di requisiti.

Ricordatevi che una penalizzazione da parte di Google può spostare il vostro sito dalle prime pagine della Serp alle ultime rendendo davvero difficile recuperare posizioni:

Possiamo dividere i contenuti a rischio penalizzazione in 5 categorie:

Contenuti inconsistenti

Una pagina con poche righe di testo e centinaia di link verso i prodotti, non ha alcuna utilità per il lettore. Inoltre i motori di ricerca hanno bisogno di buoni contenuti per determinare la rilevanza di una pagina rispetto a una ricerca. Senza un buon contenuto il motore non riesce a capire qual è l’argomento di cui si parla nella pagina.

Contenuti irrilevanti

Una pagina potrebbe inizialmente sembrare rilevante al motore di ricerca per una determinata ricerca, ma se l’utente non trova ciò che cerca, esce dalla pagina. Alla lunga, il comportamento dell’utente viene analizzato da Google che finisce col penalizzare i siti che non offrono i contenuti promessi. Anche una pagina molto vecchia potrebbe risultare irrilevante: è importante aggiornare continuamente le pagine di testo altrimenti Google potrebbe crearsi la convinzione che il sito sia stato abbandonato.

Contenuti generati automaticamente

Ripetendo contenuti quasi uguali per ogni pagina del sito, si alleggerisce il lavoro ma non si offre un buon servizio agli utenti. Inoltre anche i motori di ricerca se ne accorgono. Per quanto possa essere difficile, bisogna comunque sforzarsi di rendere unica ogni pagina del proprio sito.

Contenuti aggregati

Aggregare contenuti provenienti da altri siti può aver senso solo se si utilizzano in piccola percentuale. Nel caso, meglio segnalare la fonte e inserire un link all’originale.

Contenuti duplicati

È sempre preferibile non creare testi con il “copia e incolla”. I contenuti creati così vengono riconosciuti da Google come un doppione, e fortemente penalizzati.

 

Panda penalizza, ma può anche premiare!

Se il vostro sito è stato penalizzato o non volete rischiare che accada ecco alcuni suggerimenti che potete mettere in atto:

  • Scrivi per informare e coinvolgere.  Il contenuto si valuta sulla base di ciò che un lettore imparerà da esso; solo una piccola parte del contenuto dovrebbe essere finalizzato alla vendita dei prodotti.
  •  Ricordatevi che scrivete per un pubblico e non per un motore di ricerca. I contenuti vanno strutturati in modo da rendere facile la lettura, con titoli, paragrafi, elenchi e immagini. Un testo strutturato in questo modo è più leggibile e gradevole.
  •  Non lesinare sui dettagli. Sono preferibili articoli che contengano più di 300-500 parole. Meglio pochi articoli che combinano insieme una serie di argomenti, piuttosto che molti articoli brevi.
  •  Inserite parole e frasi chiave o sinonimi relativi al vostro contenuto, rilevabili sia dal pubblico che dai motori di ricerca. In passato, l’uso eccessivo di parole chiave funzionava per ottimizzare i siti, ma colpiva gravemente la leggibilità, cosa che oggi non è più accettabile.
  •  Evitate gli errori di ortografia e grammatica. In fondo per correggere gli articoli basta usare Word o farsi aiutare facendo leggere l’articolo da qualcun altro. Non c’è niente di peggio di un articolo sciatto e pieno di errori.
  •  Non dimenticare di includere link interni e in uscita. I collegamenti interni hanno lo scopo di indirizzare i lettori verso altri articoli o prodotti del vostro sito, mentre i link in uscita servono a completare le informazioni con utili approfondimenti. I link in uscita dovrebbero essere impostati in modo da aprirsi in pagine supplementari, per non far uscire il lettore dal sito in cui si trova: potrebbe non saper ritrovare la strada di ritorno.

Daniela Savino

 Fonti: http://positionly.com/blog/seo/google-panda-update

http://blog.searchmetrics.com/us/2014/09/23/5-ways-to-definitely-get-hit-by-a-panda-algorithm-penalty/


Traffico uguale business

03/07/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
Traffico sito
 Tracciare il traffico con Analytics

Hai un sito, ok… e pensi sia fatto bene, abbia una bella grafica e contenuti interessanti. Ma sai se è davvero così?

Mi è capitato più volte di chiedere “Sai quanti ingressi hai?” a persone che mi dicevano orgogliose di aver appena fatto fare il sito della loro attività: mi guardavano come se gli avessi chiesto qual è la capitale del Turkmenistan..!!! (che peraltro è Ashgabat.., per chi non lo sapesse…)

La maggior parte delle piccole attività che ha commissionato un sito a un web master o a un’agenzia, non ha la minima idea che il sito per avere traffico dovrebbe trovarsi in prima o al massimo in seconda pagina della ricerca su Google, e che esiste un fantastico strumento gratuito per monitorare il traffico del sito: si tratta di Google Analytics!

Collegando il sito al programma di Google (potete farvi aiutare dal vostro web master), è possibile controllare ogni giorno quante persone lo visitano, che pagine guardano, con quali parole chiave entrano e da che pagina, e soprattutto per quanto tempo si soffermano a leggere i contenuti che avete compilato con grande fatica.

E qui potreste scoprire che ciò che avete scritto non viene reputato interessante, che non siete riusciti a colpire l’attenzione, che avete scritto troppo o troppo poco, che i vostri testi non sono chiari e la vostra offerta di servizi non è esattamente quello che cercavano. Soprattutto vi accorgerete quasi subito che non ricevete il traffico che credevate di avere, perché chi vi ha fatto il sito si è occupato della grafica, ma non ha compilato il sito in chiave SEO (tecnica di trattamento dei testi con cui si può migliorare l’indicizzazione sui motori di ricerca), rendendolo quasi invisibile per Google.

Avere un sito è solo un punto di partenza, mai un punto d’arrivo. Quando il vostro sito sarà online inizierà il vero lavoro, quello di mantenerlo sempre aggiornato, di adattarlo alle esigenze dei clienti, di cambiare regolarmente immagini e testi o di pubblicare articoli e novità che raccontino la vostra attività in modo simpatico e piacevole! E Google Analytics vi aiuterà a capire se avete centrato l’obiettivo e cosa invece va modificato!

Per riassumere, Google Analytics vi permette di tracciare:

  • quanti visitatori al giorno riceve il tuo sito
  • quanti sono nuovi e quanti di ritorno
  • quanto tempo il visitatore trascorre sul tuo sito (che è indice dell’interesse suscitato) e la “frequenza di rimbalzo” ossia, se il visitatore entra ed esce immediatamente, senza aprire nemmeno una pagina (che è indice di scarso gradimento del sito)
  • da dove provengono le visite: ad esempio, da Facebook, da Twitter, da Google, da link provenienti da altri siti ecc.
  • con quali parole chiave siete stati trovati (e qui di nuovo diventa fondamentale l’uso della SEO)
  • quanti visitatori hanno raggiunto l’obiettivo che vi siete prefissi (ad esempio la registrazione al sito o l’iscrizione alla Newsletter…)

…E quando diventerete davvero bravi, potrete prendere in considerazione dati sempre più complessi, che vi aiuteranno a comprendere meglio il vostro pubblico, a soddisfarne le esigenze e a trasformare il vostro sito in uno strumento di business sempre più evoluto.

Daniela Savino


Let’s dance!

social network
Social network

Non importa quale social network usi di più…che sia facebook o twitter o google+ o pinterest o altro poco importa… di base c’è che cerchi un contatto con l’ambiente circostante, per osservarlo, migliorarlo, criticarlo, condividerlo…
Che tu lo voglia o no, diventi l’anello di una catena, una maglia della rete: se debole o forte sta a te deciderlo, dipende da quanto sarai in grado di interagire nella comunità di riferimento, e di far sentire la tua voce. Con l’accortezza di non essere un anello né troppo forte né troppo debole, perché in entrambi i casi il risultato è identico: la catena si spezza.

Che dire, un bell’esercizio di equilibrio e di coscienza collettiva! Quindi balliamo!