bla bla blogger 27 novembre 2017

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati” e “segnalati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura. Tali post, condivisi dai blogger della community #adotta1blogger all’interno dell’omonimo gruppo chiuso su facebook, li vogliamo mettere in comune, per contribuire nel nostro piccolo alla diffusione della conoscenza. Con il caratteristico spirito di condivisione che ci caratterizza, basato sull’approfondimento e sulla ricerca di un confronto costruttivo.

Buona lettura!

In questa rassegna si parla di donne, turismo, arte, marketing, e-commerce.

Donne
Il peso specifico dei no delle donne , di Roberta Marasco

Turismo
Tre biblioteche da scoprire a Pistoia, la Capitale italiana della Cultura , di Mariangela Traficante

Weekend nelle Langhe: tra castelli, buon cibo e Barolo , di Nicoletta Sala

Arte
Cosa decide il valore di un’opera d’arte? di Arianna Senore

Marketing
Dalla metodologia lean startup al growth hacking: sperimentare e crescere , di Armando Giorgi

Perché documentare è un ottimo modo di creare contenuti , di Alessandra Arpi

E-commerce
Come gestire un ecommerce su Pinterest , di Angelo Cerrone

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 17 luglio 2017

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati” e “segnalati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura. Tali post, condivisi dai blogger della community #adotta1blogger all’interno dell’omonimo gruppo chiuso su facebook, li vogliamo mettere in comune, per contribuire nel nostro piccolo alla diffusione della conoscenza. Con il caratteristico spirito di condivisione che ci caratterizza, basato sull’approfondimento e sulla ricerca di un confronto costruttivo.

Buona lettura!

In questa rassegna si parla di professioni digitali, e-commerce, blogging, scienze, musica, turismo.

Professioni digitali
Copywriter con Partita Iva: ti racconto la mia esperienza , di Eleonora Usai

E-commerce
Amazon Wardrobe permette di provare vestiti e scarpe prima di acquistarli , di Simone Ziggiotto

Blogging
L’equilibrio tra buttare e conservare , di Orso Romeo

Mai fatto caso a quanto siano lenti i giganti? di Andrea Girardi

Scienze
Sull’orlo della sesta estinzione di massa , di Le Scienze

Musica
Vasco e Modena Park: vi racconto l’anteprima del concerto , di Marlene Miele

Turismo
Cosa vedere nel Gargano: Monte Saraceno, Monte Sacro e la foresta umbra , di Bruna Athena

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Primavera Contu, Simone Bennati, Sonia Bertinat, Donatella Coda Zabetta, Vincenzo Abate.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 20 marzo 2017

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati” e “segnalati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura. Tali post, condivisi dai blogger della community #adotta1blogger all’interno dell’omonimo gruppo chiuso su facebook, li vogliamo mettere in comune, per contribuire nel nostro piccolo alla diffusione della conoscenza. Con il caratteristico spirito di condivisione che ci caratterizza, basato sull’approfondimento e sulla ricerca di un confronto costruttivo.

Buona lettura!

In questa rassegna stampa si parla di tools, marketing, comunicazione, campagne di condivisione, ecommerce.

Tools
Migliori plugin WordPress per Redirect 301 , di Angelo Mele

Condivisione e relazioni sui social network , di Bruna Athena

Marketing
I gironi dell’inferno del lavoro , di Francesco Brioweb Russo

Facebook: il futuro dei brand è in mano agli utenti? di Luca Marinelli

Comunicazione
La lista delle mie cazzate per non comprare , di Francesca Luciani

Campagne di condivisione
Le Pink Amazons: donne speciali? Ecco perché devi conoscerle , di Silvia Bonasegale Camnasio

eCommerce
I fattori di posizionamento di un eCommerce nel 2017, secondo Searchmetrics , di Tagliaerbe
Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Simone Bennati, Noemi Bengala, Andrea Girardi.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 11 aprile 2016

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Parlare di teoria è spesso necessario per sviscerare al meglio un argomento, una via obbligata per arricchire il proprio know how e migliorare. Ma sono necessari anche esempi pratici, per chiarire concretamente quanto detto a livello teorico. Vediamo il case study dell’ecommerce Lovethesign con protagonista Luca Argentero.
Tra teoria e pratica, AMP è una tecnologia Open Source che ha come obiettivo proporre pagine web ottimizzate per il mobile, con lo scopo di velocizzare il processo di apertura eliminando tutto quello che non serve ed è superfluo per la lettura, quindi elimina Javascript e minimalizza i CSS.
Invece SumoMe è una suite di strumenti per far crescere il traffico del tuo sito web di qualsiasi piattaforma, attraverso tre app procipali: List builder, Heat maps, Sharing bar.
Ma le porte della primavera sono state varcate già da un pezzo così come sono sbocciate, meravigliose e variegate come i fiori, le lettrici di marzo mostratesi attraverso i loro #CurriculumDelLettore. Chi ci sarà quindi nel primaverile terzetto di marzo?
Sei un viaggiatore se in paesi lontani fotografi cose che hai anche a casa tua, ma che quando sei in Italia non ti accorgi neanche della loro esistenza.
Prendi Venezia, che è a tutti gli effetti un marchio, ma non tutti sanno che è altrettanto corretto percepire lo Spritz come un marchio con una propria identità, legato però al “marchio genitore”.
Un po’ come alla Casa della Plastica dove ci sono molti giocattoli: Barbie, valigette con dentro le cose che servono per ricamare, bambolotti di diversi specie…
Ma chi riesce a trasformare i luoghi in meglio? Alcuni Travel Blogger lo fanno. Sono principi azzurri che pattugliano continuamente il mondo in cerca di Cenerentole da riabilitare e matrigne da sconfiggere.
In fondo, la veridicità delle nostre dichiarazioni è la base su cui si edifica il nostro contratto sociale, e anzi di più la nostra anteriore organizzazione relazionale. Senza quella veridicità non c’è possibilità di accordo, di patto, di organizzazione e di spartizione di compiti.

Ovvero:

Scrittura, Blogging
Passeggiata intorno alla finzione. di Costanza Jesurum

Alla Casa della Plastica. di Susanna Albini

CurriculumDelLettore: il primaverile terzetto di marzo. di Rita Fortunato

Marketing
Luca Argentero e LOVEThESIGN: scelta di un ambassador. di Matteo Pogliani

Il marketing e lo spritz, l’aperitivo con la A maiuscola di Venezia, quale lezione trarre? Ecco la risposta…  di Francesco Brioweb Russo

Turismo
Un travel blogger può cambiare il destino di un paese. di Sarita Fratini

Sei un viaggiatore se… di Marika Laurelli

Tools, Tutorials
AMP, SEO e WordPress. di Domenico Puzone

SumoMe, il set di strumenti per far crescere il traffico del tuo sito. di Bernardo Mannelli

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Primavera Contu, Sarah Liotto, Daniela Pellegrini, Silvia Camnasio, Gloria Vanni, Matteo Pogliani.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 7 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Tutti i social media manager devono necessariamente possedere un lato zen per svolgere il loro lavoro senza rimetterci la salute e decidere di cambiare mestiere dopo circa un mese. Devono diventare dei bravi mediatori; dei filtri in grado di liberare i commenti negativi dall’emotività che spesso si portano dietro e cercare di risolvere il vero problema di cui sono espressione.
Potrebbe essere utile l’esercizio di costruirsi da soli il proprio smartphone secondo le proprie esigenze reali, partendo da una base comune che farà da scheletro al dispositivo, e aggiungendo diversi moduli che fanno parte dello smartphone, ma tranquillamente sostituibili in caso di bisogno; una sorta di LEGO 3.0 futuristico.
Se invece non si può fare a meno del richiamo di un punto vendita fisico, che sia almeno come il Mercato Metropolitano di Milano appena inaugurato, dove il consumatore trova non solo il prodotto, ma anche l’emozione. E’ anche vero che le emozioni vanno sapute dosare, se no poi si torna a casa e si piomba nel wild blogging, quella maniera poco organizzata e molto avventurosa di scrivere e pubblicare post su differenti argomenti sul proprio blog. Fino a che arriva il momento in cui capisci che senza piano editoriale non andrai molto lontano…Scrivere, in generale, non è cosa semplice e richiede molto esercizio e costanza. Quando si scrive non ci si sente mai pronti per divulgare i testi elaborati perché c’è sempre qualcosa da modificare, sistemare, riadattare.
Come scrivere un progetto di un sito di e-commerce: alla base della struttura ci deve essere la facilità di utilizzo, la sicurezza e l’esperienza di acquisto appagante. E comunque un e-commerce non produce vendite solo per il fatto di esistere, guarda l’Italia… 8 e-commerce su 10 chudono entro 1 anno!

Ovvero:

L’importanza di coltivare il lato zen del social media manager di Valentina Coppola

Project Ara: come costruirsi uno smartphone da soli! di Maria Grazia Tecchia

MercatoMetropolitano di Sara Milletti

Il marketing dei sensi – l’udito di Mirna Pioli

Come scrivere un piano editoriale per il blog di Tiziana D’Andrea

Incipit, cominciamo a raccontare di Rita Fortunato

Quattro Chiacchiere con Valentina Sala su e-commerce e formazione di Francesco Ambrosino

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Susanna Moglia, Gloria Vanni

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


bla bla blogger 24 aprile 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Per ciascuna lettera dell’alfabeto ho scritto il primo concetto che mi è venuto in mente, purché pertinente con l’argomento… content shock! Stiamo velocemente giungendo ad un punto di saturazione con la creazione e distribuzione di contenuti sul web, e presto ci troveremo in tutto il mondo a dover fronteggiare una concorrenza acerrima costruita a forza di articoli, video, infografiche su qualsiasi argomento, dai più banali ai più complessi. E pensare a un’architettura dei contenuti? Alle infografiche ci pensiamo poi, esistono ottimi tool online per crearle, e tra l’altro sono molto utili per evidenziare ad esempio i dati dell’ecommerce con i relativi pro e contro.
Va bene, prima di continuare serve un po’ di carica, con un piccolo assaggio della pasta frolla vegan che ho fatto seguendo la video ricetta! Tra parentesi, tanto amo cucinare, tanto detesto lavare i piatti, e ancor di più l’odore di chimico lasciato sui piatti dai detersivi.
Dopo il Salone del Mobile, dove c’era tanto caldo e tanto design, è giunto finalmente il momento della lettura: il tempo si è fermato e tutto è diventato indefinito. Leggere diventa una droga e un modo per coltivare la propria intimità. Nella fattispecie si trattava della splendida e sfaccettata signora etrusca dal cuore di smeraldo, l’Umbria. Giocando con immagini quotidiane, mi sono identificata in quella donna che regala un istante del suo mondo, vivendo in modo immaginal-sensuale; e poi in Rebekah e nella sua storia di lotta e resistenza: nel famigerato attentato alla maratona di Boston del 2013 perse una gamba, e  ciononostante ha partecipato alla stessa maratona quest’anno, giungendo al traguardo.”Ho corso per tutti, per le vite perse quel giorno, per le loro famiglie e per i sopravvissuti.”
E tu mi parli di Expo 2015? Semmai di “Fuori Expo a 6 zampe” del 1° maggio, o della Grande Muraglia dove vengono sporadicamente a farti compagnia un belato, un cinguettio o un miagolio…

Ovvero:

L’alfabeto della mia scrittura – oggi è così, domani chissà… di Chiara Solerio

Content Marketing: è ora di fare sul serio di Fabio Piccigallo

Essential Tools: risorse utili per realizzare le tue infografiche di Francesco Ambrosino

E-commerce: perché é la nuova èra del commercio? di Ludovica De Luca 

Video Ricetta Pasta Frolla Vegan di Stefania Cunsolo

Pastiglie per la lavastoviglie fatte in casa di Vera Bonaccini

Il Salone del Mobile secondo me di Laura Petrolo

#LibriAmo, 1984 di Orwell nella Giornata mondiale del Libro, perché
leggere migliora la vita di Daniele Maisto

“Umbria She Said”, un viaggio tra colori, sapori e scrittura di Rita Fortunato

N* 98 Eva in un solo istante – il vivere immaginal-sensuale  di Valeria Bianchi Mian

Perde la gamba in un attentato, torna a correre per ritornare a vivere! di Marco Alì e Marjorie Cigoli

#Expo2015: 1° maggio, brindiamo a #6zampe! di Gloria Vanni

Animali sulla Grande Muraglia di Martina Ricciardiello

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Roberto Bianchi, Valeria Bianchi Mian, Marjorie Cigoli, Valentina Coppola, Emma Frignani, Gloria Vanni

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


Il cittadino digitale

 

Quali sono gli aspetti che caratterizzano un cittadino digitale?

Dovessi mai dire se ed in che misura mi sento una cittadina digitale, dovrei rapidamente immaginarmi nelle seguenti situazioni prima di rispondere:

  • riesco tecnicamente ad accedere a Internet?
  • ho dimestichezza con i vari device quali pc, notebook, smartphone, tablet…
  • so comunicare nei vari social network, osservando le eventuali social media policy?
  • sono in grado di migliorare la mia formazione attraverso corsi online, webinar e videoconferenze?
  • riesco ad acquistare e a vendere prodotti e servizi online attraverso l’e-commerce?
  • so adottare le minime misure necessarie ai fini della sicurezza informatica?
  • riesco a procurarmi agevolmente le informazioni sul web e sono consapevole del fatto che non tutti i contenuti online sono attendibili?
  • partecipo agevolmente a progetti di e-government e cittadinanza attiva? Firmo petizioni e rispondo a sondaggi online?
  • mi comporto in rete secondo un’etica digitale, che si esprime non solo nell’utilizzare un linguaggio ed uno stile adatto ai diversi contesti , ma anche nella consapevolezza delle potenzialità e dei rischi che la comunicazione digitale implica, per sé e per gli altri, in particolare per i minori?
  • sono conscia del fatto che la navigazione su internet e la condivisione di contenuti può comportare delle conseguenze relativamente alla protezione della privacy e del diritto d’autore?

Sicuramente le domande potrebbero continuare, ma a questo punto il dubbio che sorge è un altro: ha senso che sia io a definirmi cittadina digitale o meno? In base a quali parametri? E comunque, che cosa cambierebbe?

Parlami e dimenticherò, insegnami e ricorderò, coinvolgimi e imparerò, diceva qualcuno…

Proprio il coinvolgimento è l’ingrediente essenziale se vogliamo che il digitale abbia ripercussioni utili nella nostra vita, personale lavorativa e di cittadini. A pochi giorni dalla conclusione della consultazione pubblica per la crescita digitale predisposta dalla Presidenza del Consiglio, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, all’Agenzia per l’Italia digitale e all’Agenzia per la Coesione, cui abbiamo partecipato, insieme tra gli altri al Centro Studi Informatica Giuridica di Ivrea-Torino, si spera che si appronti un programma strutturato di alfabetizzazione digitale dei cittadini, degli studenti e delle imprese; il digitale non va considerato un hobby o una passione per gli entusiasti della tecnologia, così come non deve alimentare forme di volontariato, che purtroppo non aiuterebbero a considerare il digitale come strumento strategico sia per la formazione dei cittadini, più o meno giovani, sia per le imprese, sia per la Pubblica Amministrazione. La diffusione della cultura digitale tra i cittadini, così come lo sviluppo di competenze digitali nelle imprese e nella PA, può contribuire a sollecitare una domanda capace di generare un’adeguata offerta innovativa e qualificata. Ma prima ancora crea una società più consapevole, quindi critica.

Il digitale lo usi, la cultura digitale la costruisci, la cittadinanza digitale è una conquista collettiva di civiltà, che presuppone uno Stato che investa sui suoi cittadini, sulle imprese, sulla propria organizzazione.

E la strada, almeno da noi, non è proprio breve…

Paola Chiesa


Non facciamoci scappare il mercato cinese

22/09/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
mercato cinese

 

 L’opportunità del mercato cinese dell’e-commerce

Negozi di abbigliamento, ristoranti, edicole… i cinesi presidiano molte attività redditizie nella loro invasione silenziosa e operosa del nostro Paese… Possiamo lamentarci e protestare, ma loro sono bravi nella capacità di adattarsi a un nuovo ambiente, con nuove regole e una burocrazia complicata.. E io rispetto la loro perseveranza e il loro coraggio.. Perché per noi invece è così difficile fare altrettanto?

Noi compriamo i prodotti cinesi perché costano poco, mentre in Cina amano l’italian style, dall’abbigliamento al cibo, perché rappresenta uno status symbol, quindi i nostri prodotti sono molto richiesti. Il mercato cinese dell’e-commerce ha un enorme potenziale, costituito da almeno 300 milioni di possibili compratori. E soprattutto è costituito da compratori esperti e abituati ad acquistare online. Qualcosa di impensabile qui da noi!! Ma le nostre aziende sono ancora molto indietro nella scalata del mercato cinese.

Il Consorzio Netcomm sta lavorando da due anni ormai per aiutare le aziende italiane che vogliono partire alla conquista del mercato cinese. Non è un mondo facile, è molto diverso dal nostro, con una burocrazia piuttosto complessa, ma il governo cinese sta spingendo affinché l’online cresca sempre di più ed è pronto ad accogliere chi vuole investire in questo settore.

Il mercato cinese deve essere compreso perché ha delle sue caratteristiche ben precise. Bisogna presentare i prodotti andando incontro ai gusti di un pubblico con una cultura e delle tradizioni lontanissime dalle nostre, creando cataloghi su misura, utilizzando gli strumenti di pagamento locali e organizzando una logistica che deve tenere conto di spazi immensi da coprire (non dimentichiamo che Pechino da sola è grande come il Lazio).

Ma come i cinesi che sono venuti in Italia hanno imparato ad adattarsi ai nostri gusti e abitudini, servendo nei loro ristoranti piatti che in Cina è praticamente impossibile trovare, anche le nostre imprese devono imparare a conoscere questo nuovo mercato, utilizzando consulenti locali e facendosi aiutare a comprendere appieno i bisogni di un pubblico che ricerca il prodotto italiano e che ne capisce il valore.

L’e-commerce in Cina è un’opportunità reale per le aziende italiane. Viste le dimensioni delle grandi città cinesi, la possibilità di riuscire a presidiare la grande richiesta di prodotti a marchio italiano solo con punti fisici è praticamente inesistente. A fianco dei negozi si può proporre la vendita online di prodotti italiani, sia utilizzando i grandi mall cinesi come Tmall e JD che aggregano marchi e prodotti differenti, sia costruendo il proprio sito di e-commerce monomarca.

È sicuramente un investimento importante, e la partenza per questa avventura comporta un grande impegno di mezzi e risorse, ma la crisi si combatte anche così.. con coraggio.. lo stesso coraggio che hanno dimostrato i cinesi venendo qui da noi, a soddisfare un bisogno che mancava.

Daniela Savino

Fonti:

Italia Oggi

Consorzio Netcomm


Da una pietra a un modello di smart community

walt disney,smart community

 

Un prototipo di smart community

“Di fronte a scenari inediti occorre rispondere in modo inedito”; sorrido pensando allo slogan di un evento che si tenne a Torino a fine 2010, due giorni di lavori che per noi sono stati il seme che abbiamo successivamente cercato di far germogliare…

Tutto è nato da una pietra, una delle dieci messe all’asta durante il seminario, che personalmente abbiamo raccolto proprio perché pronti ad un’azione concreta rispetto all’assunzione di responsabilità. Quella pietra si chiamava non a caso Immaginario

Il portale responsabilities.it (response + abilities) è il frutto di quel seme raccolto: l’ideazione di uno strumento capace di essere propagatore dell’humus dal quale è partito e che si sviluppa e si rivolge a due ambiti: la persona e l’impresa, saldamente radicate nel territorio, nel quale vivono ed operano, con il quale possono interagire e verificare in modo diretto i risultati dei propri interventi.

Il portale è l’espressione concreta di un modello di smart community, nella quale i diversi attori del territorio, cioè il cittadino, l’impresa, l’ente pubblico, la scuola, le associazioni, collaborano per costruire insieme un modello di realtà ed un modo di partecipare alla cosa pubblica, basati sul territorio di riferimento.

Nella sezione e-commerce sono ospitate gratuitamente le aziende per la vendita di prodotti e servizi on line; nella sezione relativa ai medici si può richiedere la prenotazione online delle visite mediche.

Quando si acquista un prodotto o un servizio, una percentuale viene devoluta dal venditore ai progetti sostenuti in quel periodo, di natura culturale, ambientale, sociale.

Il portale è stato realizzato come un prototipo che si pone come uno strumento concreto e attivo per contribuire, in ottica di responsabilità sociale e di cittadinanza attiva, a trovare soluzioni originali ed inedite nel complesso e faticoso scenario economico e sociale in cui viviamo.

Il modello è nato a Torino nel 2012, ma per sua natura punta alla replicabilità e scalabilità in altre città, con l’obiettivo di valorizzare i diversi territori, ognuno con le proprie peculiarità.

E’ doveroso, sempre in ottica di condivisione, evidenziare la criticità di questo progetto, che è quella di essere germogliato in autonomia e libertà, come quei fiori che nascono miracolosamente tra le rocce: è un progetto di natura politica ma non ha nessun padrino; è un progetto imprenditoriale di ampio respiro, ma non rientra in nessun circuito di start up innovative; è un prototipo funzionante, in un Paese in cui spesso contano di più i business plan patinati; è stato ideato ed implementato da una donna, ma nel contesto del sostegno all’imprenditoria femminile ciò non ha rappresentato alcun vantaggio; si rivolge al target delle piccole imprese, ma in Italia non c’è né la consapevolezza né una strategia sul ruolo delle piccole aziende nell’economia e nella società.

Evidentemente ci sfugge qualcosa…

Paola Chiesa


Come cambiano le spedizioni con i Locker

11/09/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
locker

 

Ritira il tuo pacco quando e come vuoi con il Locker

Quante volte, comprando su Internet ci siamo posti il problema del ritiro della merce acquistata.

Si lavora fino a tardi, la vicina di casa è sorda, la posta è scomoda e fa orari impossibili, il servizio di consegna magari ti dice il giorno, ma non l’ora del passaggio… insomma, quando compri online spesso non sai se riuscirai a ricevere il tuo acquisto.

All’ultimo e-commerce forum organizzato dal Consorzio Netcomm il 20 maggio 2014, è stato presentato un nuovo sistema per il ritiro degli acquisti online. Si chiama Locker, ed è un’idea semplice ma brillante, che nasce da un accordo fra TNT Express Italy e InPost.

In pratica si tratta di un distributore automatico funzionante 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Il Locker è suddiviso in diverse cassette protette da un codice. Il prodotto acquistato viene riposto in una di queste cassette e si può ritirare digitando il proprio codice personale ricevuto tramite SMS o e-mail.

I Locker non sono ancora molti ma si stanno diffondendo rapidamente. Verranno installati inizialmente in diverse città dell’Italia Settentrionale e Centrale, e in seguito si allargheranno anche al resto dell’Italia. Si prevede che per la fine del 2015 arrivino a ca 1000. I Locker saranno in posizioni strategiche, raggiungibili facilmente sia tornando a casa sia andando al lavoro. Ad esempio, se fai il pendolare, potrai ritirare il tuo acquisto lungo il tragitto per l’ufficio…

Inoltre, se non vuoi pagare online potrai pagare al ritiro con contrassegno utilizzando il bancomat o la carta di credito, e se non sei soddisfatto del tuo acquisto potrai restituirlo sempre utilizzando il Locker. Basterà etichettare il pacco con il codice a barre della spedizione, mostrare l’etichetta allo scanner del Locker e riporre il pacco nella cassettina.

I primi siti italiani a far uso del servizio saranno E-price e Saldi Privati che li aggiungeranno all’attuale servizio di ritiro Pick and Pay (ordini sul sito e ritiri in punti fisici con personale, presso cui puoi anche pagare in contanti).

Il Locker facilita gli acquisti online, sia per il consumatore che per il venditore. L’uso dei Locker riduce i  costi di gestione e le giacenze, in quanto i pacchi vengono ritirati sempre al primo tentativo (il 90% degli ordini viene ritirato addirittura nelle prime 24 ore, pur avendo a disposizione tre giorni di tempo per farlo). Il cliente soddisfatto ritorna e acquista con minor timore delle conseguenze, felice di poter ritirare il pacco anche fuori dall’orario di ufficio o nel week end. Insomma, un ottimo sistema per diffondere ulteriormente l’e-commerce, anche tra i più scettici!

Daniela Savino


E-commerce sostenibile

e-commerce

 

Il problema dell’e-commerce è davvero la pausa estiva?

“Come acquistare in sicurezza sotto l’ombrellone”, leggevo in questi giorni…

In effetti è vero, è proprio un piacere acquistare dai grandi players dell’e-commerce: 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno e servizio ineccepibile; poi ci sono gli altri…i piccoli, ai quali mi riferisco spesso per poterne fare emergere le esigenze; quelli che se ricevono un ordine ad agosto da un cliente che è sotto l’ombrellone per giunta, maledicono la sorte avversa perché l’impiegata è in ferie, perché devono verificare l’avvenuto pagamento, perché devono procedere a spedire la merce (impacchettare il prodotto, chiamare il corriere, farsi trovare dal corriere) perché per evadere l’ordine devono sospendere l’attività che stavano svolgendo. Insomma è vissuto tutto come un dovere, dimenticandosi che grazie all’e-commerce hanno acquisito un cliente che normalmente sarebbe stato irraggiungibile, se non altro da un punto di vista geografico.

Peraltro in Italia solo 1 sito su 4 è ottimizzato per l’e-commerce mobile, nonostante gli acquisti da device si attestino sul 20%

I dati relativi all’e-commerce sono positivi e seguono un costante trend di crescita, ma quali ricadute concrete hanno sulla realtà territoriale?

Il punto vero è che l’e-commerce in Italia è una bella realtà ancora solo per pochi. Guardando al lato positivo della cosa, ciò significa che abbiamo un ottimo margine di miglioramento!

Se un’azienda decide di intraprendere questa strada che succede?

Può capitare ad esempio che ci si ricordi di essere iscritti alla Camera di Commercio, quell’ente che una volta all’anno si ricorda di te per il pagamento del diritto annuale, e l’associazione mentale può facilmente innescarsi: commercio elettronico=Camera di Commercio.

Magari! Adempimenti amministrativi, fiscali e normativi, scelta della piattaforma e-commerce, forme di pagamento sicure, creazione del catalogo prodotti, redazione di contenuti, organizzazione della logistica, supporto clienti pre e post vendita, sono tutte tematiche non proprio banali che il piccolo imprenditore si trova a dover affrontare di fatto contemporaneamente e presso soggetti diversi (commercialista, consulente legale, Agenzia delle Entrate, Comune, sofware house, spedizioniere, banca, personale dell’azienda), senza sapere da che parte iniziare. ll tutto dando per scontato di avere un accesso alla rete veloce

Al che è veramente curioso che da un lato ci sia una proliferante letteratura positiva sull’e-commerce che spinge le aziende ad investire nel settore, mentre dall’altro si avverte l’attrito rappresentato dagli enti che a vario titolo  dovrebbero essere strutturalmente d’aiuto e di incentivo nei confronti delle aziende stesse: per esempio la Camera di Commercio, che è anche un osservatorio privilegiato in grado anche di prevedere verosimilmente la direzione del mercato locale; per esempio la Regione attraverso il suo Assessorato alle Attività Produttive, con azioni propositive incisive; e perché non includere anche i Comuni?

Ferma restando l’assoluta libertà di ogni azienda di procedere secondo la procedura che ritiene migliore nel mare magnum del mondo e-commerce, attraverso consulenti, agenzie, guru ecc, balza agli occhi l’ingiustificata assenza del livello di politica istituzionale attiva; dato il valore economico che l’argomento rappresenta, perché non gestire un intervento positivo congiunto e sinergico tra più soggetti, in grado di declinare sul territorio la spinta innovativa per rilanciare qualità e inventiva delle nostre imprese? Le mutate forme di relazione e le interdipendenze crescenti tra i soggetti pubblici e privati di una realtà territoriale, di fatto impongono nuove modalità di approccio, secondo procedure e metodologie condivise che, se finalizzate a gestire il cambiamento che avanza, non potranno che dare risultati in ottica di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Già, perché la sostenibilità in sé non esiste, la si costruisce e se ne misurano gli effetti in termini di sviluppo.

Paola Chiesa


E-commerce e piccole imprese

16/06/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
e-commerce e piccole imprese
E-commerce e piccole imprese

Pochi dati sono sufficienti per rassicurarci sul fatto che l’ e-commerce sia oggi per le imprese italiane un valido strumento per superare la contingente crisi economica, e nello stesso tempo per misurarsi concretamente con i livelli di crescita raggiunti dagli altri Paesi europei:

  • Le prime evidenze per il 2014 indicano in Italia un aumento delle vendite online B2C del 17% rispetto al 2013, mantenendo un trend in costante crescita
  • In Italia si registra la maggiore crescita delle vendite online rispetto a Paesi come Francia, Germania, United Kingdom e USA, che si attestano intorno al 10%. Ciò si spiega in relazione al basso tasso di penetrazione che ha il mercato dell’online in Italia, pari al 3,6%, dato che ne dimostra la potenzialità espansiva
  • Cosa acquistano gli italiani online? Tra i servizi soprattutto turismo e assicurazioni, tra i prodotti abbigliamento, editoria, informatica ed elettronica
  • Circa il 20% degli acquisti online sono effettuati da device mobili (smartphone e tablet)
  • I metodi di pagamento privilegiati negli acquisti online sono la carta di credito (70%), paypal (23%), e un residuale 7% distribuito tra bonifico bancario e contrassegno.

Se consideriamo che il 67% delle imprese italiane ha un sito internet, ma che solo una su quattro utilizza almeno un social media, che solo una su quattro utilizza il digitale nei processi amministrativi, che il 45% acquista online, e che solamente il 7% vende online, ci rendiamo conto che la strada da percorrere è però lunga e non priva di ostacoli.

Per di più i dati si riferiscono tipicamente ad aziende che hanno più di 10 dipendenti, il che significa ad esempio che, contestualizzando il discorso in ambito territoriale piemontese, stiamo parlando del 5,2% delle imprese. E le altre?

Chiaramente la realtà diffusa del tessuto imprenditoriale è costituita da imprese che hanno meno di 10 dipendenti, la spina dorsale italiana, per le quali l’e-commerce rappresenta ancora un fenomeno che approcciano con diffidenza.

Si tratta infatti di realtà non strutturate, nelle quali la figura dell’imprenditore-artigiano coincide spesso con la figura del commerciale e dell’amministratore. Si tratta di realtà nelle quali il prodotto-servizio di qualità non riesce ad emergere e a farsi conoscere, perché spesso le risorse sono dedicate quasi esclusivamente alla produzione e raramente esiste in azienda una politica commerciale e di marketing. In questo quadro l’e-commerce diventa un onere aggiuntivo che porta via tempo e risorse: scrivere testi per le schede prodotto, produrre foto di qualità, leggere regolarmente la posta elettronica per verificare se sono arrivati ordini online, spedire la merce, aggiornare disponibilità e prezzi, gestire i resi ecc.

Cosa hanno però in comune le aziende, a prescindere dalle loro dimensioni? Il fatto che sono sollecitate dalla domanda, per cui l’aumento degli acquisti online come dato globale, di per sé va colto come un incentivo ed un’opportunità per essere presenti nel web con il proprio commercio elettronico e di conseguenza aumentare il proprio fatturato ed espandere la clientela, magari raggiungendo anche quella estera.

L’e-commerce d’altra parte per essere maggiormente efficace dovrebbe essere espressione di una società realmente interconnessa, di una rete che collega i venditori ai consumatori attraverso un processo che premia entrambi nella misura in cui rispondono alle esigenze della comunità.

Illuminante e quanto mai attuale a questo scopo è il Cluetrain Manifesto del 1999, secondo cui “[…] per parlare con voce umana le aziende devono condividere gli interessi delle loro comunità; ma, prima, devono appartenere a una comunita’; […] se la loro mentalità d’impresa non arriva a coinvolgere la comunità, allora non hanno mercato.”

E’ importante che le imprese riflettano anche sulla dimensione sociale della loro attività economica, perché quanto più questa è in grado di confrontarsi con la comunità locale ed è parte attiva in progetti condivisi, tanto più sarà in grado di realizzare un’attività tecnicamente sostenibile, in termini di responsabilità economica e sociale.

Manca ancora un tassello: questa comunità può diventare virtuosa se accompagnata anche da una politica attiva degli enti locali, che investa sull’e-commerce attaverso progetti in grado di trasferire e condividere tecnologie e conoscenza. Concetti quali multicanalità, user experience, strumenti di advertising, utilizzo dei social aziendali, epayment, non devono essere riservati a pochi addetti ai lavori, ma devono entrare nel linguaggio comune di ogni azienda che abbia ancora il desiderio di intraprendere

Paola Chiesa

Fonti:

Osservatorio eCommerce B2C – Politecnico di Milano

Netcomm

Istat


Nuova normativa e-commerce 14 giugno 2014

04/06/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
Nuova Normativa Europea
Nuova normativa e-commerce

Il 13 giugno 2014 entrerà in vigore la nuova normativa per i contratti di vendita online conclusi dal 14 giugno 2014, il cui scopo è quello di creare un miglior equilibrio tra la tutela dei consumatori e la competitività delle imprese aumentando la trasparenza delle informazioni fornite dai merchant ai consumatori.

A chi si applica

La nuova normativa si applica ai contratti tra professionisti (sia persone fisiche che giuridiche che per comodità in questa sede chiameremo imprese) e consumatori, ma non a particolari tipologie di contratti tra cui ad esempio quelli di servizi finanziari e credito al consumo, quelli relativi ai pacchetti turistici o alle multiproprietà, e quelli relativi ad attività e giochi d’azzardo, lotterie o scommesse; la nuova normativa non è applicabile nemmeno ai contratti il cui corrispettivo sia inferiore ai cinquanta euro.

Diritto di Recesso

Nelle norme che regolano il contratto tra imprese e consumatori deve essere presente un Modulo Tipo di Recesso e le Istruzioni Tipo sul Recesso (le condizioni e le tempistiche per esercitare il diritto di recedere). Il consumatore può scegliere se compilare il Modulo Tipo di Recesso o qualunque altra dichiarazione esplicita della volontà di recedere. Il merchant deve fornire la possibilità di compilare e inviare il Modulo/Dichiarazione di recesso tramite il sito con pronto invio e su supporto durevole, e deve comunicare al consumatore la conferma dell’avvenuta ricezione.

Il consumatore è tenuto a pagare le spese di restituzione dell’acquisto fatto, ma il merchant è obbligato a specificarlo chiaramente, indicando anche il relativo importo nel caso di beni non restituibili per posta. Il merchant ha l’obbligo di restituire solo le spese di consegna standard, non quelle richieste dal consumatore per la consegna entro le 24 ore (ad esempio, se le spese di consegna standard costano 7 euro, e la consegna rapida costa 15 Euro, il merchant sarà tenuto a restituire solo la quota corrispondente alla consegna standard di 7 euro).

Nel caso il consumatore richieda l’interruzione della fornitura di un servizio, il merchant deve indicare l’obbligo di pagamento di un prezzo congruo.

Esenzione dal recesso

Vanno fornite chiare informazioni sull’assenza del diritto di recesso nel caso, ad esempio, di prodotti confezionati su misura o personalizzati, prodotti soggetti a rapido deterioramento, beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla salute, prodotti da cui è stato rimosso il sigillo originale quali le registrazioni audio o video o i software informatici.

Anche nel caso di contratti di servizi a seguito della completa prestazione del servizio o della fornitura di contenuti digitali mediante un supporto non materiale (a condizione che l’esecuzione inizi con l’accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che perderà il diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto).

Consegna e prezzo

L’impresa ha l’obbligo di esplicitare sul sito l’identità del merchant (indicazione della partita IVA e della ragione sociale, indirizzo, telefono, fax, mail), le caratteristiche del bene o del servizio, il termine di consegna del prodotto, il prezzo totale del bene comprensivo dell’imposta o, se non è possibile determinarlo in anticipo, il metodo di calcolo del prezzo. Inoltre tutti i costi aggiuntivi (non solo le spese di consegna) o, se non determinabili in anticipo, l’indicazione chiara che saranno addebitati. L’impresa ha inoltre l’obbligo di acquisire il consenso espresso del consumatore per qualsiasi pagamento supplementare rispetto a quello tipico del contratto (es: prezzo del bene), se tale consenso non possa essere dedotto da opzioni pre-compilate. In caso contrario, il consumatore ha il diritto al rimborso del pagamento supplementare.

Altre informazioni obbligatorie possono essere comunicate anche mediante link.

Le informazioni vanno fornite al consumatore prima che sia inoltrato l’ordine, in un riepilogo chiaro.

Sul pulsante per l’invio dell’ordine è obbligatoria una formulazione inequivocabile che renda il consumatore consapevole che l’inoltro dell’ordine comporta l’obbligo di pagare: ad es. “ordine con obbligo di pagare”.

Se l’impresa non osserva tale obbligo, il consumatore non è vincolato dal contratto o dall’ordine.

Se il merchant non fornisce informazioni sui costi aggiuntivi o sulle spese di restituzione dei beni il consumatore non è tenuto a sostenere tali costi o spese, che restano a carico del merchant.

L’impresa ha l’obbligo di indicare sul sito, in modo chiaro e leggibile, al più tardi all’inizio del processo di ordinazione, se si applicano restrizioni alla consegna (ad esempio se la consegna non può essere effettuata in particolari Stati) e quali mezzi di pagamento sono accettati; nel caso di ritardo nella consegna il consumatore, prima di poter chiedere la risoluzione del contratto, deve indicare un termine supplementare di consegna. Infine il consumatore, dopo il ricevimento fisico del bene, anche a mano di un terzo incaricato, è soggetto al rischio di perdita o danneggiamento dell’acquisto.

Contenuti Digitali

In caso di fornitura di contenuti digitali su supporto non materiale, il merchant ha l’obbligo di fornire informazioni su funzionalità (comprese le misure applicabili di protezione tecnica) e interoperabilità pertinente dei contenuti digitali con l’hardware e il software; deve richiedere il consenso esplicito del consumatore all’inizio della prestazione, prima della fine del periodo di recesso e della perdita del diritto di recesso; inoltre dovrà richiedere un’ulteriore conferma dopo la conclusione del contratto. Nel caso di inosservanza di questi obblighi, il consumatore non è tenuto a sostenere alcun costo per il contenuto digitale che gli è stato fornito.

Tariffe per l’utilizzo di mezzi di pagamento

Le imprese hanno il divieto di imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati mezzi di pagamento, tariffe superiori a quelle pagate dall’impresa per l’uso di tali strumenti. Tale norma è chiaramente volta ad incentivare l’utilizzo di mezzi di pagamento elettronici

Contratti telefonici

L’impresa deve confermare l’offerta al consumatore che è vincolato solo dopo aver firmato l’offerta o dopo averla accettata per iscritto; in caso di servizi, la conferma deve avvenire prima dell’erogazione del servizio.

Prima e Dopo

Con la nuova normativa cambieranno vari aspetti dell’operatività online che caratterizza il rapporto tra impresa e consumatore. Possiamo riepilogare i principali cambiamenti che avverranno dal 14 giugno 2014 in questo modo:

Il termine per l’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore sarà di 14 giorni di calendario (anziché 10 giorni lavorativi) dalla consegna del bene o, nel caso di ordini multipli o di beni da assemblare, dell’ultimo pezzo ricevuto.

Il consumatore dovrà restituire il bene entro 14 giorni di calendario (anziché 10 giorni lavorativi) dalla data in cui ha comunicato al merchant la sua decisione di recedere

L’impresa dovrà rimborsare il prezzo del bene entro 14 giorni di calendario dal giorno in cui il merchant è stato informato della decisione del consumatore di recedere (precedentemente l’impresa doveva rimborsare il prezzo del bene entro 30 giorni dalla data dell’esercizio del diritto di recesso). Il merchant può trattenere il rimborso finché non abbia ricevuto i beni oppure finché il consumatore non abbia dimostrato di aver rispedito i beni, a seconda di quale situazione si verifichi per prima.

Il consumatore sarà responsabile unicamente della diminuzione di valore dei beni, risultante da una manipolazione dei beni diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dei beni (in precedenza il consumatore era tenuto a restituire il bene integro).

Conclusioni

Il cambiamento della normativa obbliga a un’accurata revisione, dal punto di vista legale, delle condizioni generali di vendita, delle principali pagine del sito (come la scheda prodotto e le pagine del check-out), della documentazione e delle procedure in materia di recesso e di assistenza post-vendita, e, più in generale, della complessiva operatività tecnica e commerciale dei siti e delle piattaforme .

Paola Chiesa – Daniela Savino

Fonti:

D. Lgs.n. 21/2014 di recepimento della Nuova Direttiva Consumatori

Consorzio Netcomm


e-commerce Forum – Milano 20 maggio 2014

24/05/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
E-commerce forum Milano 2014
 IX Edizione dell’e-commerce Forum

Grande festa all’e-commerce Forum Milano. La nona edizione del classico appuntamento annuale promosso dal Consorzio Netcomm è stata caratterizzata da un’affluenza record, con tremilacinquecento visitatori che hanno partecipato alle sessioni plenarie e ai quaranta seminari tematici (clicca qui per scaricare le presentazioni disponibili),  in un’area espositiva in cui erano presenti i maggiori operatori del settore; insomma un’occasione imperdibile per tutti coloro che fanno o faranno e-commerce.

I dati sono stimolanti: eccezionale crescita, ma soprattutto grande possibilità di crescere ancora, perché l’Italia è partita in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Anche se un italiano su 4 compra online, moltissime aziende non si sono ancora organizzate per venire incontro all’esigenza di acquisto virtuale della clientela. Ed è soprattutto questo che frena ancora il mercato dell’online.

Per le imprese l’e-commerce rappresenta una straordinaria occasione di superare la crisi. Il commercio elettronico è una grande opportunità per vendere i propri prodotti all’estero, in realtà economiche meno sofferenti della nostra e dove il prodotto italiano rappresenta l’eccellenza.

Le nuove frontiere del commercio elettronico infatti non sono solo i Paesi europei, ma anche Cina, Russia e America, dove l’abitudine a comprare online è decisamente più radicata, il bacino di utenza vastissimo, e l’interesse per il made in Italy particolarmente sviluppato.

La crescita del commercio elettronico è stata spinta soprattutto dalla grande diffusione di smartphone e tablet. Tutti gli operatori del settore concordano sulla necessità di implementare i siti di commercio elettronico per renderli responsive, adatti alla navigazione su qualunque tipo di device. Il cliente deve poter navigare in qualsiasi momento della giornata e da qualunque dispositivo scelga di usare. Spesso la ricerca di un prodotto iniziata sullo smartphone termina con un acquisto fatto sul laptop e viceversa.

Al centro del processo di acquisto troviamo i contenuti di qualità e la reputation. Il cliente prima di acquistare si informa, vuole sapere cosa compra, confrontare il prodotto su vari siti e leggere le recensioni. La guerra alla concorrenza si vince con la penna: raccontare il prodotto, fornire dettagli e informazioni tecniche esaurienti e belle immagini aiuta a superare la difficoltà di non poter toccare con mano ciò che si acquista. A questo punto la semplicità delle modalità di acquisto  e i servizi a supporto (customer care) fanno il resto.

Infine si è parlato di crosscanalità. Integrare il sito di commercio elettronico con il negozio fisico consente di fornire al cliente un servizio a 360°, declinato in moltissime diverse possibili funzioni. Si può acquistare online e ritirare nel negozio fisico, oppure ordinare il prodotto che nel negozio fisico è esaurito e farselo spedire a casa. L’integrazione è sempre più sofisticata, con la possibilità di scaricare applicazioni sul telefono che permettono l’acquisto dei prodotti visti nel negozio in pochi click e senza passare dalla cassa.

Paola Chiesa – Daniela Savino