bla bla blogger 13 febbraio 2017

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati” e “segnalati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura. Tali post, condivisi dai blogger della community #adotta1blogger all’interno dell’omonimo gruppo chiuso su facebook, li vogliamo mettere in comune, per contribuire nel nostro piccolo alla diffusione della conoscenza. Con il caratteristico spirito di condivisione che ci caratterizza, basato sull’approfondimento e sulla ricerca di un confronto costruttivo.

Buona lettura!

In questa rassegna stampa si parla di crescita personale, donne, blogging, turismo, reports.

Crescita personale
Il tempo dei ciliegi , di Andrea Girardi

Donne
I giorni dell’integrazione , di Giovanna Biancaterra

Quante donne lavorano come pilota nel mondo? di Danila Ceschi

L’adolescenza sai, è come il vento… di Veronica Barsotti

Blogging
Shakespeare Storytelling , di Francesco Brioweb Russo

Turismo
E se questa estate ce ne andassimo in Corsica? di Erika Francola

Reports
Digital in 2017: in Italia e nel mondo , di Luca Della Dora
Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Nick Murdaca, Chiara Bertora, Francesco Brioweb Russo, Margherita Penza, Enrico Maria Ragaglia, Simone Bennati.

a cura di Paola Chiesa

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bla bla blogger 6 giugno 2016

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Spesso, l’atteggiamento di chi si appassiona a una nuova attività è di grande entusiasmo. E questo è senza dubbio un bene, ma può, d’altra parte, portare a enormi aspettative. E a conseguenti, enormi delusioni.
Io credo in te. So quanto stai lottando, soprattutto contro la tua razionalità per inseguire un sogno.
A te è mai successo di sentire a pelle? Hai mai preso una decisione sulla base di una sensazione viscerale?
Magari per visitare Roma, una di quelle città che sa sorprenderti ogni volta che la visiti. Ogni vicolo, ogni angolo e ogni pietra potrebbero custodire una storia bellissima pronta per essere raccontata, se solo ti fermassi ad ascoltarla.
Potresti addirittura creare un percorso iconografico per esplorare quel tema dalle origini al contemporaneo.
Preparare un caffè. Consigliare la cravatta giusta. Lasciare i biglietti della metro sul tavolo. Mandare un messaggio senza chiedere nulla, per dire soltanto. Dedicare un tempo non previsto. Sacrificare un tempo programmato. Sono tutti gesti di premura. Sono la forma dei nostri giorni che, alla lunga, si mischia con la sostanza.
Alla lunga si scopre anche che la frequenza di rimbalzo (o bounce rate) in Google Analytics è uno di quei parametri tanto semplici da comprendere a prima vista quanto complessi da interpretare nel lungo periodo. E rappresenta uno dei metodi migliori per iniziare a valutare la qualità del traffico sul tuo sito.
Se ti capita di dover redigere un testo rispettando determinati parametri, ad esempio un limite massimo di caratteri, parole o frasi, sappi che uno strumento utile per il conteggio degli elementi di un testo è Character Count Online, che colpisce tanto per la sua facilità d’uso, quanto per le molteplici funzionalità offerte.
Ma c’è un’altra cosa che colpisce. Uno spettro si aggira per le sale di meeting, workshop, festival, event, convention o, come i più maligni le chiamano, “sagre” del digital italiano. Lo spirito del dubbio si insinua in ogni presente e ti fa pensare: ma ho fatto bene a venire qui, oggi?

Ovvero:

Blogging
Credo in te. di Andrea Girardi

Supereroi tutti e subito. di Emma Frignani

Rispolvera quei gesti. di Margherita Penza

Dietro ogni grande ragionamento, c’è una grande intuizione. di Nick Murdaca

Turismo
Roma- Visitare la città sciegliendo una guida turistica abilitata. di Sara Daniele

Arte
Scegli un tema, cerca le immagini, raccontalo. di Emanuela Pulvirenti

Marketing
Frequenza di Rimbalzo e Qualità del Traffico in Google Analytics (ovvero: cos’è e perché ti serve comprenderla a fondo) di Francesco Gavello

A chi (o a cosa) servono gli eventi digital? di Benedetto Motisi

Tools, Tutorials
Character Count Online: il contatore online di caratteri e parole. di Simone Bennati

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Nick Murdaca, Silvia Camnasio, Paola Giannelli, Francesco Ambrosino, Marta Bignone, Gloria Vanni, Alessandro Pacilli.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 8 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

I miei ricordi sono ingenue matrone nel bordello tipografico delle interlinee, credo di aver posseduto le parole, invece no, ho solo rubato al caso, all’incontro incestuoso di due lembi di pensieri.
Luoghi abbandonati nel mondo che meritano almeno una visita…
E non è raro neanche trovare account social abbandonati a se stessi, pagine web non aggiornate e/o strategie poco attinenti con i valori aziendali. Cosa serve per ritornare ad essere competitivi attraverso le nuove tecnologie? Un sogno!
Pensa a quante donne straordinarie hai scoperto nei modi in cui oramai si scoprono molte cose: un blog, un link, un clic di troppo, un viaggio, Facebook, Pinterest, un libro o un colpo di fortuna.
Le storie sono fatte di persone.
Potremmo cominciare a smettere di dire che un libro è un libro e che digitale e cartaceo sono uguali. Non lo sono e non lo saranno mai e possono essere valorizzati solo a partire dalle rispettive differenze.
Come la bici e l’auto, non sono mica uguali, infatti se vuoi calcolare e valutare il ritorno economico nel favorire l’uso della bicicletta, devi occuparti di bikenomics.

Ovvero:

Ricordi impostori e sudicie bugie. di Mimma Rapicano

7 luoghi abbandonati nel Mondo che meritano almeno una visita. di Pierluigi De Stasio

“Ma sono fissati con questo internet”. di Angelo Cerrone

La Kasa immaginata… Alle donne che non si arrendono. di Anna Pompilio

In viaggio verso #PordenoneLegge e la cerca di Loredana Lipperini. di Rita Fortunato

Ebook: è cambiato tutto perché non cambiasse niente? di Mara Roberti

La Bikenomics: l’economia della bicicletta e le implicazioni territoriali. di Lisa Bortolotti

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Valeria Bianchi Mian, Ivana De Innocentis,
Rita Fortunato, Antonella Passini, Anna Pompilio, Andrea Toxiri.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 17 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Può capitare che ci si ritrovi a dover ridefinire il concetto di corpo, per cogliere la diversità come un potenziale, che ci permette di osservare cose, eventi, da una prospettiva diversa. La poesia è allora ciò che eleva oggetti banali e negletti al rango di arte. Può trasformare cose che la gente potrebbe trovare spaventose in qualcosa che attira lo sguardo e, guardando un po’ più a lungo, le persone forse possono perfino capire.
Non sono brava a parlare di cose che non mi interessano. Non sono nemmeno brava a sforzarmi di inventare un argomento per scrivere due righe su un foglio bianco, che poi diventerà un post sul blog. E non sono brava a mentire. Mi piace viaggiare, scoprendo nuovi luoghi e nutrendo l’anima. E’ bello laciarsi  sorprendere dal mondo e da se stessi. Ma non chiedermi quando partirò… il senso del viaggiare non è apparire speciali agli occhi degli altri, ma percorrere un sentiero interiore. Per cui a volte, mi basta anche accendere il PC e navigare nel web.
Nel mondo virtuale, senza più confini geografici, l’unica moneta di scambio che ci permette di sentirci cittadini del mondo sono le immagini, e la comunicazione silenziosa è quella che ti rimane dentro, si deposita, sedimenta, germoglia e dà vita a nuove visioni, nuove emozioni, nuovi pensieri. Prima dei social, il visual lo incontravamo per la strada, lo sfogliavamo nelle sale d’attesa o dal parrucchiere, lo vedevamo passare sotto i nostri occhi inebetiti e stanchi la sera a cena. Coi social è cambiato il nostro modo di comunicare e di vivere in società. Se poi sei un socialmediacoso, che dire dei pranzi saltati, delle ore passate davanti al PC fino a notte fonda, del portatile che ti porti persino a letto per finire una cosa? Non esci più a correre per fare un po’ di allenamento , ma per non avere il telefono in mano. E allora o c’è bisogno di una pausa, o di un coworking, o di cambiar mestiere!
Ma magari ci salverà il marketing 3.0, con la sua attenzione ai valori reali e concreti che consentano il massimo benessere dei consumatori, delle stesse imprese e soprattutto della società nella sua globalità. Dal prodotto, al cliente, all’anima si dice, no? Quando parliamo di “spirito”, invece, non ci riferiamo alla prossima fase evolutiva del marketing, ma al binomio vino e digitale, che in Italia sta evolvendo rapidamente, pur essendo il settore del vino, caratterizzato da un forte legame con la tradizione. In ogni caso, probabilmente è ora di cambiare!

Ovvero:

Aimee Mullins & Hugh Herr. Quando non avere le gambe ti porta lontano. di Santa Spanò

Scoppiare. di Costanza Pasqua

Viaggiare, l’avventura più bella. di Manuela Vitulli

Quattro Chiacchiere con Cinzia Di Martino su blogging e visual. di Francesco Ambrosino

C’è bisogno di una pausa! (o di un Coworking). di Federica Mori

Il Marketing 3.0. di Mirna Pioli

Lisa De Leonardis – vino e digitale, un matrimonio possibile. di Matteo Pogliani

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Daniele Maisto, Mirna Pioli, Andrea Toxiri,  Roberta Vacca.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


Il cittadino digitale

 

Quali sono gli aspetti che caratterizzano un cittadino digitale?

Dovessi mai dire se ed in che misura mi sento una cittadina digitale, dovrei rapidamente immaginarmi nelle seguenti situazioni prima di rispondere:

  • riesco tecnicamente ad accedere a Internet?
  • ho dimestichezza con i vari device quali pc, notebook, smartphone, tablet…
  • so comunicare nei vari social network, osservando le eventuali social media policy?
  • sono in grado di migliorare la mia formazione attraverso corsi online, webinar e videoconferenze?
  • riesco ad acquistare e a vendere prodotti e servizi online attraverso l’e-commerce?
  • so adottare le minime misure necessarie ai fini della sicurezza informatica?
  • riesco a procurarmi agevolmente le informazioni sul web e sono consapevole del fatto che non tutti i contenuti online sono attendibili?
  • partecipo agevolmente a progetti di e-government e cittadinanza attiva? Firmo petizioni e rispondo a sondaggi online?
  • mi comporto in rete secondo un’etica digitale, che si esprime non solo nell’utilizzare un linguaggio ed uno stile adatto ai diversi contesti , ma anche nella consapevolezza delle potenzialità e dei rischi che la comunicazione digitale implica, per sé e per gli altri, in particolare per i minori?
  • sono conscia del fatto che la navigazione su internet e la condivisione di contenuti può comportare delle conseguenze relativamente alla protezione della privacy e del diritto d’autore?

Sicuramente le domande potrebbero continuare, ma a questo punto il dubbio che sorge è un altro: ha senso che sia io a definirmi cittadina digitale o meno? In base a quali parametri? E comunque, che cosa cambierebbe?

Parlami e dimenticherò, insegnami e ricorderò, coinvolgimi e imparerò, diceva qualcuno…

Proprio il coinvolgimento è l’ingrediente essenziale se vogliamo che il digitale abbia ripercussioni utili nella nostra vita, personale lavorativa e di cittadini. A pochi giorni dalla conclusione della consultazione pubblica per la crescita digitale predisposta dalla Presidenza del Consiglio, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, all’Agenzia per l’Italia digitale e all’Agenzia per la Coesione, cui abbiamo partecipato, insieme tra gli altri al Centro Studi Informatica Giuridica di Ivrea-Torino, si spera che si appronti un programma strutturato di alfabetizzazione digitale dei cittadini, degli studenti e delle imprese; il digitale non va considerato un hobby o una passione per gli entusiasti della tecnologia, così come non deve alimentare forme di volontariato, che purtroppo non aiuterebbero a considerare il digitale come strumento strategico sia per la formazione dei cittadini, più o meno giovani, sia per le imprese, sia per la Pubblica Amministrazione. La diffusione della cultura digitale tra i cittadini, così come lo sviluppo di competenze digitali nelle imprese e nella PA, può contribuire a sollecitare una domanda capace di generare un’adeguata offerta innovativa e qualificata. Ma prima ancora crea una società più consapevole, quindi critica.

Il digitale lo usi, la cultura digitale la costruisci, la cittadinanza digitale è una conquista collettiva di civiltà, che presuppone uno Stato che investa sui suoi cittadini, sulle imprese, sulla propria organizzazione.

E la strada, almeno da noi, non è proprio breve…

Paola Chiesa


Il digitale è un’azione da far accadere

digitale

 

Immaginiamo il digitale come un verbo

Il linguaggio può influenzare il pensiero? Facciamo una prova e supponiamo che voglia invitarvi a casa mia; potrei esprimermi in almeno due modi:

“Domenica co-eating in salsa social; location country particolarmente adatta al think tank; non portate nulla, piuttosto facciamo smart cooking insieme; sicuramente sarà più carino partecipare in modalità eat and tweet, basta che #usehashtagwithouterrorsonyoursmartphone. In caso di sole, surprise beach party. Car sharing benvenuto, cohousing disponibile, dress code via @”

Oppure: “Se vogliamo trovarci domenica in collina da me per mangiare pane e salame, gentilmente vi aggregate e date anche un passaggio a chi è senz’auto ? Così facciamo due chiacchiere in allegria, parliamo di futuro e facciamo una telefonata anche a chi non avrà potuto raggiungerci! Se il tempo sarà clemente faremo pure i gavettoni! Se qualcuno alzerà il gomito, nessun problema… potrà fermarsi a dormire. Vestitevi come volete.”

Sul linguaggio scriviamo spesso (cfr. Il linguaggio dell’innovazioneQuando l’informazione è anche un valore), perché per noi è quel presupposto irrinunciabile che ci consente di creare relazionicondivisione di valori e comunità.

In tema di innovazione, Pubblica Amministrazione e Agenda Digitale, un illuminante articolo di Nello Iacono descrive come la carenza di sensibilità e consapevolezza sull’utilizzo del digitale in Italia, abbia creato le condizioni per relegarlo in un ambiente di nicchia, sempre più distante dalla realtà.

In effetti è come se il mondo in cui viviamo fosse costituito da due parti, una reale per la maggior parte delle persone, e una digitale per pochi eletti. Si perde così di vista l’obiettivo vero, che è quello di lavorare per costruire il nostro futuro, anche attraverso lo strumento del digitale.

Questa confusione tra strumenti e obiettivi ha una sua ragion d’essere, legata secondo noi anche all’utilizzo della lingua ed alla sua capacità di incidere sul pensiero. Quando in analisi logica studiamo le strutture del linguaggio con la ripartizione in sostantivi, aggettivi e verbi, impariamo a conformare il nostro pensiero in termini di oggetti, proprietà, azioni, ovvero personaggi, sentimenti ed eventi, peraltro descritti rispettivamente dai tre generi di letteratura classica quali epica, lirica e dramma (imperdibili e molto istruttivi al riguardo gli scritti sulla logica di Piergiorgio Odifreddi).

Nelle lingue moderne vi sono molti più sostantivi che verbi: per questo noi tendiamo a pensare al mondo come oggetti piuttosto che come eventi. Nella lingua greca, ad esempio, la prevalenza di verbi rispetto ai sostantivi rispecchia un diverso modo di pensare, una visione del mondo concentrata sulle azioni. Differenze tra lingue, differenze che incidono sul pensiero… Queste differenze linguistiche sono alla base della diatriba presente tra la scuola filosofica analitica, che parla l’inglese, lingua moderna rivolta agli oggetti, e la scuola filosofica continentale, che parla il tedesco, lingua dal pensiero simile al greco.

Tornando perciò al digitale, sembra difficile farlo uscire da quella nicchia avulsa dal mondo e piuttosto autoreferenziale, se non smettiamo di immaginarlo come un sostantivo, o ancor peggio, come aggettivo. Proviamo invece a immaginarlo come un verbo, un’azione da far accadere e da far evolvere nel tempo, per modificare la realtà, migliorandola.

Sarà forse un’occasione per cominciare a ragionare in termini di obiettivi, valori, risorse, competenze, processi, risultati, condivisione, comunità.

Paola Chiesa