Il 2015 di #adotta1blogger in nome della condivisione

I numeri della condivisione di #adotta1blogger

Data la mia natura piuttosto riservata, non sono abituata a fare bilanci in pubblico relativamente alle mie attività professionali, e ancor meno rispetto alle faccende più personali. Ma nel 2015 è successo qualcosa di diverso, assolutamente fuori da qualsiasi schema, e per me sconvolgente: #adotta1blogger.
Tutto nacque il 5 marzo 2015:  “vogliamo lanciare una simpatica campagna, per cominciare a costruire una rete, che potremmo definire di condivisione della conoscenza. E’ semplicissima e funziona così: condividiamo sui social 1 post di un blogger a scelta, dopo averlo possibilmente letto! Non c’è limite alle adozioni. Basta che ad ogni condivisione usiamo l’hashtag #adotta1blogger. La campagna inizia oggi e beh… il suo destino è nelle mani della rete.”
La rete ha decisamente compreso e ne ha avuto cura. Come quando lanciamo un sasso in un lago e osserviamo affascinati la propagazione delle onde che si allontanano via via in armoniosi cerchi concentrici, così #adotta1blogger si è sviluppato, approdando sul gruppo facebook, volutamente chiuso per proteggerlo e garantirne una crescita controllata.
E da lì ogni giorno ha portato una soddisfazione: dal logo alla mappa e ai tool tecnici, ai consigli, all’attività entusiasta e alle incursioni corsare di tutti coloro che sono presenti qui, e di cui presentiamo i “top engaged” da marzo ad oggi: Sonia Bertinat, Francesco Ambrosino, Rita Fortunato, Valeria Bianchi Mian, Nick Murdaca, Andrea Toxiri, Mirna Pioli, Gloria Vanni, Valentina Coppola, Fabio Piccigallo, Sylvia Baldessari, Bruna Athena, Anna Pompilio, Emma Frignani.

topeng2015E siamo cresciuti
“Mamma in quanti siete in #adotta1blogger?” “37!” ricordo che risposi a fine marzo, e brindammo con grande gioia per questa notizia. Se qualcuno mi avesse detto allora che a fine anno saremmo stati in 900 e passa, penso sinceramente che l’avrei mandato a quel paese…

chart1E siamo bene comune
Attraverso il metodo della condivisione la community è cresciuta in quantità e in qualità, grazie alla connotazione di “adozione”, che lega i membri di #adotta1blogger in modo elettivo e selettivo. E la qualità genera a sua volta partecipazione e ulteriore condivisione, fortificando legami e caratterizzando ogni giorno che passa il modo di essere di #adotta1blogger: non più un gruppo, ma una community di blogger, autori e giornalisti che fanno il “bene comune” divulgando conoscenza, riconoscendosi in essa ed amplificandone l’effetto grazie alle contaminazioni ed alle sinergie che nascono.

chart5E costruiamo...
Ci piace costruire, da zero, utilizzando simbolicamente antichi strumenti ma evidentemente sempre efficaci, quali il filo a pombo e la livella. La  perpendicolare, o filo a piombo, simboleggia il continuo approfondimento, la ricerca, la verticalizzazione della nostra conoscenza. Fornisce la verticale di una costruzione e permette di verificarne la stabilità. Di conseguenza rappresenta la competenza del blogger. La livella è uno strumento di precisione per la ricerca dell’equilibrio di una costruzione. Riferisce la conoscenza ad un piano orizzontale, comunitario, il solo che possa consentire il miglioramento della società. E’ la conoscenza condivisa e la scrittura sociale che ne scaturisce.

E produciamo…
Da aprile abbiamo lo strumento della rassegna stampa, bla bla blogger, con il quale veicoliamo in rete le connessioni tra post e blogger diversi, fortificando legami e valorizzando l’opera dei singoli, perché si sa, il tutto è maggiore della somma delle sue parti.

E innoviamo...
Interazione sociale e condivisione di informazione e conoscenza producono innovazione,  condite da cittadinanza attiva, attivismo digitale, filosofia e utilizzo degli open data, che sono per noi modalità nuove per consentire la collaborazione tra vari soggetti (enti pubblici, aziende, scuole, associazioni, singoli cittadini) al fine di realizzare buone pratiche, utili per migliorare la qualità della vita del cittadino. Chiamiamola pure innovazione sociale, che va a braccetto con i concetti di inclusione e di  sharing economy.

E ci ritroviamo adottati…da La Stampa
Il vento dell'”innovation without permission” che ci caratterizza, ha trasportato il nostro semino nella redazione della lungimirante testata sabauda, che ha deciso di ospitarci online con un’apposita rubrica dedicata alla community #adotta1blogger. Ci adotta. Addirittura! Non a caso, aggiungo volentieri, è anche il primo quotidiano italiano ad adottare la licenza Creative Commons per la condivisione dei suoi articoli!

E insieme attendiamo il Natale

La community di #adotta1blogger se l’è proprio goduto l’Avvento, grazie all’iniziativa del #bloggeravvento e alla rassegna stampa natalizia che hanno veicolato i preziosi post dei blogger, consegnandoli come pacchi dono a chiunque abbia voluto scartarli e leggerli.

Insomma, se ci voltiamo indietro, in questo 2015 #adotta1blogger ne ha fatta davvero tanta di strada.
Il segreto? Abbiamo vissuto intensamente i nostri piccoli passi quotidiani, con umiltà, lavoro costante, disponibilità e passione.
In #adotta1blogger ha vinto la semplicità. Quella delle grandi cose, che ci consente di guardare indietro con profonda riconoscenza verso tutti coloro che ci hanno consentito di raggiungere tale traguardo, e di guardare al 2016 con serenità e fiducia.

Grazie e Buon 2016 a tutti!

Paola

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bla bla blogger e… Buon Natale!

Rassegna stampa natalizia della community #adotta1blogger

bloggeravvento

E il primo Natale di #adotta1blogger è arrivato!
Porta con sé piccoli gesti, meraviglia, voglia di afferrare la vita, paura, rispetto per le emozioni, consigli di marketing, ma anche il desiderio di un fidanzato come si deve, la capacità di accorgersi dell’altro, legami, assenze… e tempo per scoprire e riscoprire chi siamo, attraverso ciò che scriviamo e leggiamo.

Come in una staffetta, la nostra community è giunta a Natale  grazie al testimone che ci è stato consegnato dai blogger che nel mese di Dicembre, giorno dopo giorno hanno fatto capolino dalle caselle del #bloggeravvento* per donarci un loro post. Il regalo più prezioso, per una community fondata sulla condivisione della conoscenza.
Questo testimone, giunto fino a qui, è il presente che abbiamo costruito. E, come sempre, ci piace condividerlo. Godiamocelo appieno e abbiamone cura!

Buon Natale a tutti, da tutti NOI!

Come io vedo il Natale, da obbligo a festa. di Emma Frignani

Il Natale dei legami. di Carmen Innocenti

Caro Babbo Natale, la vendetta è un piatto da servire salato: struffoli cacio e pepe. di Alessandra Bruni

Happy Christmas Horror Christmas. di Cinzia Re

Il Natale del Social Media Manager. di Carlos Bellini

Natale E-commerce. di Valentina Baldon

Buon Natale, con Il Grinch. di Rita Fortunato

Noi, le non-mamme di figli erranti. di Anna Pompilio

Slow blog e l’importanza dei piccoli gesti. di Silvia Badriotto

Vita, morte e miracoli. Un racconto di Natale di Francesco Ambrosino

* Il #bloggeravvento lo puoi trovare su Twitter, cercando il medesimo hashtag. Non ti puoi sbagliare perché è una creazione di #adotta1blogger! Oppure di seguito trovi i post dei 24 blogger che hanno partecipato nel periodo 1-24 dicembre, ovvero: Miki Moz, Marina Innorta, Stefania Cunsolo, Valentina Perucca, Simone Bennati, Stefano Bersanetti, Ivana Baffi, Luca Bedino, Delia Enigmamma, Mauro Ronci, Maria Luisa Roncarolo, Sonia Calamiello, Valeria Bianchi Mian, Alessia De Bonis, Mara Roberti, Monica D’Alessandro Pozzi, Noemi Bengala, Emanuele Secco, Valentina Baldon, Sylvia Baldessari, Gloria Vanni, Natalia Robusti, Mimma Rapicano, Sonia Bertinat.

Buone feste, buona lettura e arrivederci al 2016!

Paola Chiesa

 

 

 


bla bla blogger 19 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Meglio la quantità o la qualità dei contenuti? La risposta non può essere univoca, perché dipende dalla tipologia del sito o blog (mono o multiautore), dalla disponibilità di tempo e risorse extra per aumentare lo sforzo produttivo, dalla sua fase vitale (cerchiamo obiettivi a breve, medio o lungo termine?), dal settore di appartenenza e, non ultimo, dall’obiettivo che ci si prefigge di raggiungere (di traffico, di contatti).
In ogni caso, raccontare una storia è un ottimo modo per essere più interessanti. I momenti di più alto impatto emotivo, brevi e semplici, puntano dritto alla sfera empatica e possono essere inclusi in ogni articolo per aumentare il fattore interesse.
Sarà poi vero che il mondo è pieno di aspiranti “più bella“? La più bella dell’ufficio, più bella del gruppo, del condominio o di tal corso di laurea…
Prima o poi la smetteremo. Ma il “prima o poi” ci fa le moine, ci ammalia e con quelle lusinghe ci tiene in piedi, prendendoci anche un po’ in giro, a volte. È amico della vecchiaia e del tempo che passa.
Quando regalo, lo faccio  gongolando e lo faccio perché il ricevente mi sta dando più di quel che riceve. Non in euro, ma in conoscenza, chance, libertà e amenità sui generis.
Ecco perché potrei regalarti “Mio padre in una scatola di scarpe”. E’ un romanzo d’inchiesta tratto da una storia vera, fatta di mafia e omertà. Temi forti, dolorosi, di quelli che non si vorrebbe affrontare perché, quando te li trovi scritti nero su bianco, ti agghiacciano.
Come loro… quanti?… 300… 400… nessuno ha potuto contarli. E chi conosce i loro nomi? uomini, donne e bambini, in un amen finiti in fondo al mare portandosi dietro tutto quel che avevano addosso. Nulla. Nulla, oltre la sabbia nelle scarpe, e un carico di fame e di orrori marcati per sempre nei cuori e nelle carni.

Ovvero:

Contenuti: qualità vs quantità chi vince la sfida. di Maura Cannaviello

I nostri blog sono noiosi: 9 consigli per renderli più interessanti. di Maria Cristina Pizzato

Papere. di Adriana Di Meglio

Prima o poi. di Eleonora Nila Viganò

Niente sconti, solo regali, anche in cambio di caciotte. di Roberta Giulia Amidani

Giulio Cavalli, Mio padre in una scatola di scarpe. di Rita Fortunato

Ennio Onnis fra pittura e poesia. di Salvatore Sblando

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Sonia Bertinat, Valeria Bianchi Mian, Danila Ceschi, Silvia Comerio, Andrea Girardi, Gloria Vanni.

a cura di Paola Chiesa


Ma #adotta1blogger è anche un bene comune?

La community #adotta1blogger in quale categoria di beni comuni rientra?

Mi sono posta questa domanda al Festival Internazionale dei Beni Comuni a Chieri (TO), durante la raccolta delle firme per l’appello #openstazioni che abbiamo lanciato come Centro Studi Informatica Giuridica di Ivrea-Torino. Si sa, gli open data sono una delle mie passioni, anche se, per come è gestita la tematica in Italia, i risultati non sono ancora apprezzabili.
Comunque, tornando a noi, ci piacciono molto le domande, perché ci invitano a confrontarci, chiedere supporto, metterci in discussione, capire, comprendere. E quindi esercitare delle scelte. In #adotta1blogger, le domande le chiamiamo in gergo “adott-segnali”, una sorta di SOS, di natura tecnica, professionale o anche semplicemente personale. Tu chiedi, la famiglia risponde! Si, perché  #adotta1blogger è anche una famiglia…
Così anche la domanda contenuta nel titolo vuole essere un invito ad un approfondimento. E ad una scelta di campo.
Adotta 1 Blogger, si sa, è un laboratorio liquido, nato sui social per costruire una rete di condivisione della conoscenza, grazie a blogger, scrittori e giornalisti. La rete collega naturalmente le persone quando c’è condivisione di interessi, necessità ed obiettivi.
Nella nostra rete, interazione sociale e condivisione di informazione e conoscenza producono innovazione,  condite da cittadinanza attiva, attivismo digitale, utilizzo degli open data, che sono per noi modalità nuove per consentire la collaborazione tra vari soggetti (enti pubblici, aziende, scuole, associazioni, singoli cittadini) al fine di realizzare buone pratiche, utili per migliorare la qualità della vita del cittadino. Chiamiamola pure innovazione sociale, che va a braccetto con i concetti di inclusione e di  sharing economy.
Come il fiume che nasce da una sorgente, scende a valle, si ingrossa, si dirama, si restringe, incontra ostacoli e si fa strada per improbabili direzioni, sfociando infine in mare aperto, così procede il cammino di #adotta1blogger. Se questo è il cammino, per analizzarlo non possiamo che procedere induttivamente, analizzando il metodo di lavoro per poterne comprendere gli obiettivi.
Il metodo si fonda sulla condivisione,  che consente da un lato di far crescere in quantità la community stessa, dall’altro, attraverso la connotazione di “adozione”, la fa crescere in qualità. Già, perché nessuno adotta un contenuto che non lo convince, non lo stimola e non gli trasmette qualcosa, quel valore aggiunto a livello intellettuale o emozionale. E la qualità genera a sua volta partecipazione e ulteriore condivisione, fortificando legami e caratterizzando ogni giorno che passa il modo di essere di #adotta1blogger: una community di blogger, autori e giornalisti che hanno compreso che il “bene comune” è, nel nostro caso, divulgare la conoscenza, riconoscerci in essa ed amplificarne l’effetto grazie alle contaminazioni ed alle sinergie che nascono tra membri della stessa “famiglia”, dove banalmente condividiamo la stessa scuola di vita, con giovamento di tutti.
La nostra scelta è stata semplice: esserci, con un progetto culturale.
E da quel momento la community ha prodotto la rassegna stampa quotidiana “bla bla blogger”, che propone un’apprezzata selezione di 7 post adottati dalla community, lo speciale mensile dei 7 blogger più attivi della community, collaborazioni tra blogger.
Siamo quasi in 500, e il trend è felicemente in crescita.
Tornando alla domanda del titolo: “Ma #adotta1blogger è anche un bene comune?” Beh, in realtà a noi che siamo un laboratorio liquido, le definizioni stanno un po’ strette… per cui non sappiamo se #adotta1blogger sia un bene comune, ma sicuramente possiamo dire che “fa” il bene comune. Tanto ci basta. Ed è una grande soddisfazione, che voglio condividere con tutta la community di #adotta1blogger.
Colgo anche l’occasione per rivolgere un particolare ringraziamento all’attività degli “ambassador” di #adotta1blogger, che con grande professionalità contribuiscono quotidianamente a rafforzare la presenza della community grazie alla loro preziosa attività divulgativa e tecnica.

Eccoli:

Francesco Ambrosino, Fabio Piccigallo, Valentina Coppola, Rita Fortunato, Francesco Mercadante, Gloria Vanni, Lucia Schirru, Mirna Pioli, Sonia Bertinat, Sylvia Baldessari, Valeria Bianchi, Nick Murdaca, Emma Frignani, Monica D’Alessandro Pozzi, Luca Borghi, Andrea Toxiri, Bruna Athena, Eli Sunday Siyabi, Roberto Gerosa, Federica Farinelli, Anna Pompilio, Silvia Comerio, Roberta Migliori, Elisa Benzi, Ludovica De Luca, Nico Caradonna, Matteo Pogliani, Delia Enigmamma, Stefania Cunsolo, Annarita Faggioni, Silvia Biasio, Barbara Buccino, Daniela Mosca, Mimma Rapicano, Alessandro Nasdrovian Mariani, Angelo Cerrone, Antonio Dimitrio, Daniele Maisto, Barbara Santagata, Santa Spanò, Paolo Fabrizio, Elisa Spinosa, Marina Pitzoi, Daria Benedetto, Cora Francesca Sollo, Rosanna Perrone,  Cristina Arnaboldi, Marco Freccero, Giovanni Amato, Simone Bennati, Marjorie Cigoli, Marco Alì, Manu Nove.

Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande.” (Adriano Olivetti)

Paola Chiesa

 

 


bla bla blogger 27 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La mamma di una donna che viaggia l’ha già resa libera il giorno in cui è uscita dalla sua pancia. Che poi superare confini è bello, ma anche voltare l’angolo non scherza. L’ultima volta comunque sono scivolata sull’asfalto umido, accarezzandolo con le braccia morbide e irrigidendo quella maledetta caviglia tatuata. Quando le cose non vanno, trova un motivo per sorridere. Accettando il tuo lato più sognatore, avrai la possibilità di conoscere persone che, malgrado tutto, continuano a combattere per i loro ideali con un sorriso sul viso. Persone colorate. E se hai la capacità innata di “umanizzarti” raccontando la tua quotidianità in maniera totalmente spontanea e, se vogliamo, ordinaria, tranquillizzante, potresti persino trollare i tuoi stessi troll.
Ma quanto costa la gestione di un canale social media? Lasciando perdere il banzai di turno che ci strappa il progetto da sotto il naso con un’offerta economica da fame, ci sono comunque dei punti imprescindibili, senza i quali il brand non arriverà mai all’obiettivo prefissato. Uno di questi è lo stile, la capacità che si ha di rendere il proprio pezzo accattivante, appetitoso, irresistibile. Uno stile finalizzato a portare l’utente al fatidico click, ovvero quello sul link diretto al proprio blog. E Twitter è uno di quei territori in cui un blogger ha il dovere di far sbarcare il proprio stile.

Ovvero:

La Mamma di una donna che viaggia. di Eli Sunday Siyabi

#onMOway, il mio viaggio on the road tra Veneto ed Emilia-Romagna. di Martina Sgorlon

Questa mattina sono scivolata. di Eleonora Nila Viganò

Quando è tutto nero, cerca i colori. di Rita Fortunato

Fenomenologia di Gianni Morandi: cosa possiamo imparare dal Community Manager del momento. di Arianna Rossi

Quanto costa la gestione di un canale social media? di Alessandro Pozzetti

Dal blog a Twitter: come condividere efficacemente un post. di Simone Bennati

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Cristina Arnaboldi, Bruna Athena, Federica Farinelli, Dimmi Luna, Alessandro Nasdrovian Mariani,  Matteo Pogliani.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


Stufo dell’uovo? Passa al blogger di Pasqua!

logo
E’ gratis e non ingrassi: #adotta1blogger!

Dalla campagna di condivisione siamo giunti alla rete; ora l’obiettivo sul quale ci vogliamo misurare è ambizioso: fare sistema.
Tra chi e perché? Tra soggetti e competenze diversi, per veicolare informazione, formazione, cultura.  A tutto tondo.
Il nostro è un laboratorio liquido di conoscenza che sfrutta le potenzialità della rete e che si basa su una modalità operativa semplice: adottare un blogger significa scegliere un contenuto che ci è piaciuto (un articolo, un post,  un racconto, un video ecc.) e condividerlo sui social affinché generi ulteriore conoscenza.
La condivisione è un passaggio logico che consente di trasferire integralmente un contenuto, rendendolo disponibile ad altri, ma permette anche di creare un’interazione tra lettore e  blogger, attraverso i commenti,  evidenziando gli aspetti che ci hanno colpito e quelli su cui siamo magari più critici,  e generando in tal modo anche un valore aggiunto che possa essere di stimolo  per l’approfondimento successivo dell’argomento.
Siamo entrati nella settimana di Pasqua e in primavera, con tutta la relativa simbologia della rinascita. Non può perciò mancare l’uovo, inteso come simbolo di gestazione del cambiamento e miglioramento.  Ma per essere credibili (ahi la coerenza!)  e se vogliamo che l’ambiente che ci circonda cambi, ognuno di noi deve fare il primo passo.
Perciò, che tu sia un blogger, un autore o un lettore poco importa. Vuoi sostenere la causa? Si?
Allora scegli un blogger che ti piace e  regalatelo! Si esatto, fatti un dono, ma anziché l’uovo di cioccolato, regalati il blogger di Pasqua: leggilo periodicamente, commenta ciò che scrive e condividi i suoi articoli . Non farlo una tantum, fai sì che faccia la differenza e che diventi un modo virtuoso di vivere il web; adotta anche più blogger e contenuti diversi, non essere timido, sono belle le famiglie numerose!
#adotta1blogger è un modo di porsi verso le notizie e i fatti, fatemi dire i dati (!), non da spettatore, ma da protagonista, veicolando nella rete valori di cambiamento, di solidarietà, di sostenibilità, partecipazione e cittadinanza attiva.
Nei giorni scorsi ho assistito ad uno spettacolo teatrale sul Rebetiko,   il blues greco nato a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i  primi del Novecento nei bassifondi della società greca. Parla di emarginati, di droga, di prigione, di prostituzione.  Non c’è un modo rebetiko di pensare, c’è un modo  rebetiko di vivere, magistralmente descritto dallo scrittore Elias Petropoulos, ricercatore, “antropologo urbano”, intellettuale anarchico e allergico ad ogni tipo di autorità; fu imprigionato sotto il regime dei colonnelli e più volte censurato, perché   storico dell’ombra, speleologo dei bassifondi, Magellano dei continenti perduti, cantore dei silenziosi, biografo degli anonimi.
“Il rebetiko è un lamento che si canta in coro, ma si balla da soli” (Vinicio Capossela).
Non ha una coreografia, non ha dei passi, ognuno esprime in quel ballo il proprio malessere, e si danza  quasi avvolti su se stessi e con lo sguardo basso, come se non ci fosse speranza di migliorare la propria vita. Per me il rebetiko è come se fosse quella fase della vita in cui tocchi il fondo. Poi o soccombi, o arriva la fase del Sirtaky, in cui ti rialzi e scopri la bellezza ed il valore dei compagni, che le difficoltà della vita ti avranno insegnato a scegliere con cura. E il ritmo accelera, lo sguardo torna a risollevarsi, spunta un sorriso…

Ecco, noi di #adotta1blogger ci collochiamo esattamente nella fase del sirtaky, e ne cogliamo con gioia i primi segnali:

Immagine:  grazie alla blogger Gloria Vanni abbiamo un bel logo che ci rappresenta: non a caso è un cerchio in espansione che richiama la rete, il coivolgimento , la morbidezza, la generosità, un faccino sorridente e felice, quello di chi è stato adottato, appunto. blogger0
Identità: grazie alla blogger Lucia Schirru ci potete trovare su una splendida mappa che georeferenzia i blog, indicandone anche il relativo anno di nascita.
E poi c’è l’affaccendarsi di tutti quanti in un’attività frenetica, tra contenuti e connessioni vecchie e nuove.
Prova a chiedere a un blogger perché scrive e perché mai qualcuno dovrebbe leggerlo… Le risposte saranno le più disparate e a tratti pittoresche: da Fabio Piccigallo: “Io scrivo perché sto continuando a inseguire il Road Runner” con tanto di post che te lo spiega, a Marco Freccero:” Prima la storia, poi il lettore” a Stefania Cunsolo: “Le mie esperienze, recensioni, articoli, ricette e videoricette direttamente #inyourkitchen”, a Valentina Coppola: “Avevo bisogno di un luogo online in cui raccogliere le idee e le notizie riguardanti il mio lavoro. Sin da subito è diventato però qualcosa di molto più personale. Oggi raccoglie anche le mie riflessioni e racconti. Lo definirei uno storytelling-blog, un blog che mi racconta”, a Gloria Vanni: “Credo nella sharing economy, pratico l’economia della fiducia, mi diverto a parlare con gli sconosciuti, condivido ciò che mi piace, sostengo il benessere, la gentilezza e i sorrisi a casaccio. What else? #LessIsSexy!”
Si è vero, a volte la risposta alla domanda sembra un po’ enigmatica, anche se proviamo ad individuare delle parole chiave: Road Runner –Storia-Esperienze-Luogo online-Storytelling-Sharing economy-Fiducia-Sconosciuti-Benessere-Gentilezza…
Quindi non ci resta che una cosa per capire a fondo un blogger: leggerlo, per far emergere la qualità di ciò che fa, comprenderla e diffonderla, contribuendo dal basso ad aumentare la conoscenza, in modo interattivo e con spirito critico; facendo sistema, per rinnovare il sistema.

Paola Chiesa


Contenuti di qualità per il web

contenuti per il web

 

Quando la vacanza ispira i contenuti

Non ci siamo volutamente salutati prima delle vacanze, anzi ricordo di aver detto che per me la vacanza non è uno (s)tacco 12, ma un sandalo infradito.

Infatti non sono mancate strade calcate, tratte in aereo e traversate in nave su un Egeo furioso, per raggiungere qualcosa di insolito, di inconsueto. Per poi pormi, come ogni anno, la solita domanda: perché l’inconsueto lo cerchiamo solo in vacanza e non in quel novantacinque per cento del tempo che viviamo invece psicologicamente come una noiosa routine?

In vacanza diventiamo tutti sportivi e avventurosi, socievoli e gentili. Poi torniamo al nostro tran tran quotidiano e diventiamo ombrosi, litighiamo col vicino e usiamo l’ascensore anche se abitiamo al primo piano.

E’ come se la vacanza fosse vissuta un po’ come una sbornia…

Traslando il discorso sui contenuti, possiamo immaginare la meta della vacanza come obiettivo di utilità dell’argomento trattato; le escursioni, le visite culturali e i monumenti storici come la scelta di una specifica tecnica e metodo; i colori della natura come definizione di uno specifico target.

Ripensando così alla mia vacanza in Grecia, la contemplazione silenziosa del Partenone mi ha aiutato a comprendere che l’utilità dei valori che si trasmettono in un contenuto è comunque sempre legata alla tecnica: ad esempio così come le colonne per apparire perfettamente dritte sono in realtà state costruite con una leggera inclinazione verso l’interno, che l’occhio umano non avverte, così per trattare un argomento che abbia l’obiettivo di essere utile occorre utilizzare tecniche anche complesse, ma conosciute talmente in profondità dal web editor, da lasciare al lettore una sensazione di testo piacevole e scorrevole, senza alcuna traccia di complessità.

I colori delle Cicladi e del loro mare, la luce abbagliante e insostenibile, la bellezza del paesaggio, rendono chiaramente l’idea di cosa significhi far parte di una community che è in grado di viralizzare i propri contenuti.

Solidità, chiarezza, semplicità, rigore, conoscenza, affidabilità, coerenza, bellezza: se la forma riesce a plasmare la sostanza, allora anche il contenuto può creare un valore.

Son tornata a casa con un sogno: quello di riuscire a comunicare tutto ciò

Paola Chiesa


E-commerce e piccole imprese

16/06/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
e-commerce e piccole imprese
E-commerce e piccole imprese

Pochi dati sono sufficienti per rassicurarci sul fatto che l’ e-commerce sia oggi per le imprese italiane un valido strumento per superare la contingente crisi economica, e nello stesso tempo per misurarsi concretamente con i livelli di crescita raggiunti dagli altri Paesi europei:

  • Le prime evidenze per il 2014 indicano in Italia un aumento delle vendite online B2C del 17% rispetto al 2013, mantenendo un trend in costante crescita
  • In Italia si registra la maggiore crescita delle vendite online rispetto a Paesi come Francia, Germania, United Kingdom e USA, che si attestano intorno al 10%. Ciò si spiega in relazione al basso tasso di penetrazione che ha il mercato dell’online in Italia, pari al 3,6%, dato che ne dimostra la potenzialità espansiva
  • Cosa acquistano gli italiani online? Tra i servizi soprattutto turismo e assicurazioni, tra i prodotti abbigliamento, editoria, informatica ed elettronica
  • Circa il 20% degli acquisti online sono effettuati da device mobili (smartphone e tablet)
  • I metodi di pagamento privilegiati negli acquisti online sono la carta di credito (70%), paypal (23%), e un residuale 7% distribuito tra bonifico bancario e contrassegno.

Se consideriamo che il 67% delle imprese italiane ha un sito internet, ma che solo una su quattro utilizza almeno un social media, che solo una su quattro utilizza il digitale nei processi amministrativi, che il 45% acquista online, e che solamente il 7% vende online, ci rendiamo conto che la strada da percorrere è però lunga e non priva di ostacoli.

Per di più i dati si riferiscono tipicamente ad aziende che hanno più di 10 dipendenti, il che significa ad esempio che, contestualizzando il discorso in ambito territoriale piemontese, stiamo parlando del 5,2% delle imprese. E le altre?

Chiaramente la realtà diffusa del tessuto imprenditoriale è costituita da imprese che hanno meno di 10 dipendenti, la spina dorsale italiana, per le quali l’e-commerce rappresenta ancora un fenomeno che approcciano con diffidenza.

Si tratta infatti di realtà non strutturate, nelle quali la figura dell’imprenditore-artigiano coincide spesso con la figura del commerciale e dell’amministratore. Si tratta di realtà nelle quali il prodotto-servizio di qualità non riesce ad emergere e a farsi conoscere, perché spesso le risorse sono dedicate quasi esclusivamente alla produzione e raramente esiste in azienda una politica commerciale e di marketing. In questo quadro l’e-commerce diventa un onere aggiuntivo che porta via tempo e risorse: scrivere testi per le schede prodotto, produrre foto di qualità, leggere regolarmente la posta elettronica per verificare se sono arrivati ordini online, spedire la merce, aggiornare disponibilità e prezzi, gestire i resi ecc.

Cosa hanno però in comune le aziende, a prescindere dalle loro dimensioni? Il fatto che sono sollecitate dalla domanda, per cui l’aumento degli acquisti online come dato globale, di per sé va colto come un incentivo ed un’opportunità per essere presenti nel web con il proprio commercio elettronico e di conseguenza aumentare il proprio fatturato ed espandere la clientela, magari raggiungendo anche quella estera.

L’e-commerce d’altra parte per essere maggiormente efficace dovrebbe essere espressione di una società realmente interconnessa, di una rete che collega i venditori ai consumatori attraverso un processo che premia entrambi nella misura in cui rispondono alle esigenze della comunità.

Illuminante e quanto mai attuale a questo scopo è il Cluetrain Manifesto del 1999, secondo cui “[…] per parlare con voce umana le aziende devono condividere gli interessi delle loro comunità; ma, prima, devono appartenere a una comunita’; […] se la loro mentalità d’impresa non arriva a coinvolgere la comunità, allora non hanno mercato.”

E’ importante che le imprese riflettano anche sulla dimensione sociale della loro attività economica, perché quanto più questa è in grado di confrontarsi con la comunità locale ed è parte attiva in progetti condivisi, tanto più sarà in grado di realizzare un’attività tecnicamente sostenibile, in termini di responsabilità economica e sociale.

Manca ancora un tassello: questa comunità può diventare virtuosa se accompagnata anche da una politica attiva degli enti locali, che investa sull’e-commerce attaverso progetti in grado di trasferire e condividere tecnologie e conoscenza. Concetti quali multicanalità, user experience, strumenti di advertising, utilizzo dei social aziendali, epayment, non devono essere riservati a pochi addetti ai lavori, ma devono entrare nel linguaggio comune di ogni azienda che abbia ancora il desiderio di intraprendere

Paola Chiesa

Fonti:

Osservatorio eCommerce B2C – Politecnico di Milano

Netcomm

Istat