Quello che Google sa di te

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Il completamento automatico di Google


La funzione completamento automatico di Google è attiva dal 2008  e genera delle previsioni di ricerca grazie ad un algoritmo che si basa prevalentemente sulle ricerche effettuate in passato da altri utenti. Una funzione decisamente utile non solo per risparmiare tempo e per le correzioni ortografiche attive, ma anche perché dà un’idea immediata di quello che la maggioranza delle persone ha cercato precedentemente, rispetto a quel dato termine di ricerca.
Le previsioni di completamento possono in effetti anche avere un’influenza negativa sulla brand reputation, quando i suggerimenti automatici sono correlati a termini di ricerca tali da ledere l’immagine e la reputazione di un soggetto, influenzando negativamente colui che effettua la ricerca.
In vari Paesi ci sono stati precedenti  di risarcimento economico per i danni arrecati alla reputazione, oltre, in alcuni casi (per esempio in Germania) all’obbligo di rimuovere la funzione di suggerimento automatico. Per approfondimenti sul tema segnaliamo questo articolo.
Da notare che Google offre la possibilità di compilare un apposito modulo per segnalare contenuti lesivi dell’immagine, dei quali si vuole richiedere la rimozione.

Tornando ad un utilizzo normale dello strumento, che non leda l’immagine di un soggetto ma che anzi sia di supporto nella ricerca di informazioni sul web, se si prova a “giocare” con il completamento automatico di Google, i risultati possono essere davvero interessanti per la situazione che rappresentano, e stimolanti per la ricerca di soluzioni ad eventuali criticità emergenti.
Come nel caso di Life through Google’s eyes, un video nel quale lo youtuber Marius Budin ha ricostruito le ricerche effettuate da persone dai dieci agli ottantacinque anni, accomunati dal fatto di cercare una risposta ai propri problemi. Ci ha talmente appassionato che abbiamo creato un nostro video, rappresentativo della situazione italiana.
Il risultato?
Emerge chiaramente un disagio, si dichiara quello che non si è o che non si riesce ad avere, ma c’è il conforto di scoprire di non essere i soli ad avere quel problema, e ci si riconosce nell’esperienza altrui, simile alla nostra. Emergono alcune tematiche prevalenti: la sessualità, l’amicizia, il rapporto con gli altri, il desiderio di avere un figlio, la mancanza di un lavoro, la solitudine, la vita che finisce.

Che dire, grazie a Google questi dati emergono, viviamo in un mondo di dati. La domanda ora è: qualcuno farà anche qualcosa per risolvere quei problemi?

Paola Chiesa


2 Comments

  1. Roberto

    26/02/2015
    / Reply

    Tutto il mondo è paese...

    • Paola

      27/02/2015
      / Reply

      esatto Roberto! da notare che nella versione inglese non compare minimamente il problema del fumo, che invece da noi si trova tra i 10 e i 14 anni; poi il lavoro da noi è un problema più sentito, in particolare nella fascia tra i 20 e i 30 anni. Per il resto siamo analoghi...


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