E-commerce e piccole imprese

16/06/2014 / e-commerce, Web / 0 Comments
e-commerce e piccole imprese
E-commerce e piccole imprese

Pochi dati sono sufficienti per rassicurarci sul fatto che l’ e-commerce sia oggi per le imprese italiane un valido strumento per superare la contingente crisi economica, e nello stesso tempo per misurarsi concretamente con i livelli di crescita raggiunti dagli altri Paesi europei:

  • Le prime evidenze per il 2014 indicano in Italia un aumento delle vendite online B2C del 17% rispetto al 2013, mantenendo un trend in costante crescita
  • In Italia si registra la maggiore crescita delle vendite online rispetto a Paesi come Francia, Germania, United Kingdom e USA, che si attestano intorno al 10%. Ciò si spiega in relazione al basso tasso di penetrazione che ha il mercato dell’online in Italia, pari al 3,6%, dato che ne dimostra la potenzialità espansiva
  • Cosa acquistano gli italiani online? Tra i servizi soprattutto turismo e assicurazioni, tra i prodotti abbigliamento, editoria, informatica ed elettronica
  • Circa il 20% degli acquisti online sono effettuati da device mobili (smartphone e tablet)
  • I metodi di pagamento privilegiati negli acquisti online sono la carta di credito (70%), paypal (23%), e un residuale 7% distribuito tra bonifico bancario e contrassegno.

Se consideriamo che il 67% delle imprese italiane ha un sito internet, ma che solo una su quattro utilizza almeno un social media, che solo una su quattro utilizza il digitale nei processi amministrativi, che il 45% acquista online, e che solamente il 7% vende online, ci rendiamo conto che la strada da percorrere è però lunga e non priva di ostacoli.

Per di più i dati si riferiscono tipicamente ad aziende che hanno più di 10 dipendenti, il che significa ad esempio che, contestualizzando il discorso in ambito territoriale piemontese, stiamo parlando del 5,2% delle imprese. E le altre?

Chiaramente la realtà diffusa del tessuto imprenditoriale è costituita da imprese che hanno meno di 10 dipendenti, la spina dorsale italiana, per le quali l’e-commerce rappresenta ancora un fenomeno che approcciano con diffidenza.

Si tratta infatti di realtà non strutturate, nelle quali la figura dell’imprenditore-artigiano coincide spesso con la figura del commerciale e dell’amministratore. Si tratta di realtà nelle quali il prodotto-servizio di qualità non riesce ad emergere e a farsi conoscere, perché spesso le risorse sono dedicate quasi esclusivamente alla produzione e raramente esiste in azienda una politica commerciale e di marketing. In questo quadro l’e-commerce diventa un onere aggiuntivo che porta via tempo e risorse: scrivere testi per le schede prodotto, produrre foto di qualità, leggere regolarmente la posta elettronica per verificare se sono arrivati ordini online, spedire la merce, aggiornare disponibilità e prezzi, gestire i resi ecc.

Cosa hanno però in comune le aziende, a prescindere dalle loro dimensioni? Il fatto che sono sollecitate dalla domanda, per cui l’aumento degli acquisti online come dato globale, di per sé va colto come un incentivo ed un’opportunità per essere presenti nel web con il proprio commercio elettronico e di conseguenza aumentare il proprio fatturato ed espandere la clientela, magari raggiungendo anche quella estera.

L’e-commerce d’altra parte per essere maggiormente efficace dovrebbe essere espressione di una società realmente interconnessa, di una rete che collega i venditori ai consumatori attraverso un processo che premia entrambi nella misura in cui rispondono alle esigenze della comunità.

Illuminante e quanto mai attuale a questo scopo è il Cluetrain Manifesto del 1999, secondo cui “[…] per parlare con voce umana le aziende devono condividere gli interessi delle loro comunità; ma, prima, devono appartenere a una comunita’; […] se la loro mentalità d’impresa non arriva a coinvolgere la comunità, allora non hanno mercato.”

E’ importante che le imprese riflettano anche sulla dimensione sociale della loro attività economica, perché quanto più questa è in grado di confrontarsi con la comunità locale ed è parte attiva in progetti condivisi, tanto più sarà in grado di realizzare un’attività tecnicamente sostenibile, in termini di responsabilità economica e sociale.

Manca ancora un tassello: questa comunità può diventare virtuosa se accompagnata anche da una politica attiva degli enti locali, che investa sull’e-commerce attaverso progetti in grado di trasferire e condividere tecnologie e conoscenza. Concetti quali multicanalità, user experience, strumenti di advertising, utilizzo dei social aziendali, epayment, non devono essere riservati a pochi addetti ai lavori, ma devono entrare nel linguaggio comune di ogni azienda che abbia ancora il desiderio di intraprendere

Paola Chiesa

Fonti:

Osservatorio eCommerce B2C – Politecnico di Milano

Netcomm

Istat


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