#adotta1blogger per Parole O_Stili

Rassegna stampa della community #adotta1blogger per Parole O_Stili

Parole O_Stili è un progetto nato da quattro chiacchiere estive con un po’ di amici: nessuno di noi avrebbe immaginato che, sei mesi dopo, ci saremmo trovati di fronte a tutto questo. (Rosy Russo)”
Ho seguito fin dai primi passi il progetto di Rosy Russo e quando ho letto questo post mi sono tornate in mente le parole scritte in sordina la notte del 5 marzo 2015quella notte avrei dovuto scrivere un post sull’e-commerce, ma sono scivolata su ben altro… ed ha preso il sopravvento la Rete, non intesa come social media o genericamente il web, ma come quella energia che da anni caratterizza il mio modo di essere e di agire. La rete collega naturalmente le persone quando c’è condivisione di interessi, necessità ed obiettivi.”
Così nasce #adotta1blogger. Oggi siamo una community di oltre 1000 blogger e continuiamo imperterriti a condividere informazione e conoscenza, facendo attenzione ad ogni singola parola scritta e immessa nella Rete.
Ecco perché ci è parso quasi naturale mettere le nostre parole, le parole di #adotta1blogger a sostegno di chi, complice magari una bella luna piena, pensa che le pazze idee possano davvero cambiare il mondo.

Paola Chiesa con Anna Pompilio, Natalia Robusti, Emma Frignani, Gloria Vanni, Alessandro Borgogno, Primavera Contu.
Ad Anna Pompilio va un ringraziamento speciale per aver seguito con entusiasmo e professionalità il progetto Parole O_Stili, fin dalla sua nascita.

I social e il dialogo mediato dalla scrittura: i benefici della distanza. Di EMMA FRIGNANI
Panel: Social media e scritture
Abstract
In questo articolo, racconto di come la necessità di interagire sui social abbia influito positivamente sul mio modo di comunicare e di come la scrittura si sia rivelata un’aiutante preziosa e indispensabile per la mia crescita. Grazie al confronto scritto sui social, ho (re)imparato a comunicare, ad ascoltare e a godermi il confronto costruttivo.
Scrivere richiede tempo e impegno, perché le parole sono importanti e aguzze. Perché usarle per ferire?

Linguaggio e Social: l’audacia della comprensione. Di NATALIA ROBUSTI
Panel: Social media e scritture
Abstract
Le parole possono non solo non dire nulla, ma anche dire tutt’altro rispetto alle intenzioni di chi le pronuncia, mostrando in controluce la tendenza all’insidia propria del linguaggio e la sua naturale vocazione al fraintendimento.
Il tutto abilmente occultato tra vero e non vero, falso e non falso o chissàchilosa, indipendentemente dalla premeditazione e dalla volontarietà del soggetto parlante.
Il confine, in sé, è labile quanto vertiginoso. Da qui alla bufala o, ancora peggio, all’oltraggio e all’aggressione, il passo è sorprendentemente breve. E, giocoforza, doloroso.

Comunicare: il linguaggio, il genere e la percezione del mondo. Di PRIMAVERA CONTU
Panel: Social media e scritture
Abstract
Una breve riflessione sull’utilizzo delle parole e in merito alle cariche istituzionali, quando esse sono ricoperte da donne. L’idea è che il linguaggio possa plasmare le relazioni, l’ordine delle cose, la percezione del reale. E possa cambiare un po’ anche il mondo in cui viviamo.

La trasparenza può facilitare una comunicazione non ostile? Di PAOLA CHIESA
Panel: Politica e legge
Abstract
Lavorare sul tema “trasparenza” significa, per un amministratore pubblico, oltre a lottare quotidianamente per il cambiamento di una mentalità per così dire ancora piuttosto sorda sull’argomento, utilizzare un linguaggio generoso dove prevalgono parole come  “open” (data), riutilizzo, condivisione, compatibilità, divulgazione. Sono parole che creano ponti tra le persone, che richiamano immagini di comunità laboriose, di coesione, di inclusione, di sviluppo. Perché la trasparenza avvicina le persone.
Una comunicazione costruttiva ed innovativa in politica è quella in cui le persone, oltre a porsi domande, imparano a porle, in particolare al cittadino, disponendosi  così all’ascolto, quindi al silenzio, e alla conseguente interazione, frutto di parole pesate. Qual è il segno di punteggiatura più adatto ad evidenziare la disposizione al silenzio, all’attesa, al confronto? Quello che più di altri richiede risposte: il punto interrogativo. Perché non iniziamo allora a farne maggior uso in politica, per una comunicazione non ostile, fondata su fatti documentati e su dati verificati?

Religioni O_Stili. Di ALESSANDRO BORGOGNO
Panel: In nome di Dio
Abstract
I testi sacri, tutti, contengono parole violente, parole “ostili”.  La cultura occidentale è riuscita nel corso dei secoli a dare a questi testi il valore di metafora e di leggenda storica che meritano, sforzandosi di non prenderli più alla lettera. Probabile che in altre religioni (non solo quella islamica) questo sforzo sia ancora in gran parte da fare. Ma di certo non ha senso affermare che i “nostri” (nostri di chi, poi?) testi sacri siano meno violenti e meno “barbari” di quelli degli altri. Lo sono né più né meno. Le parole possono uccidere. Letteralmente. Lo sforzo non può che essere di superarle e cercare l’umanità oltre ogni verbo.

Bambini e social media: educhiamoli alle vere parole o_stili. Di GLORIA VANNI
Panel: Bambini e social media
Abstract
Mi sono innamorata di Parole O_Stili perché amo persone e parole. Perché amo prendermi cura di persone e parole. Perché so che si compiono miracoli con le vere parole O_Stili. Miracoli d’amore.
Il mio amore nasce dal mio essere giornalista fino all’ultimo sorriso. È un sentimento intrecciato a senso di responsabilità. Ho ricevuto un’eredità: le parole. Sento di doverle proteggere e tramandarne il valore ai bimbi di oggi, gli adulti di domani.
Bimbi intrattenuti da smartphone e tablet. Bimbi sempre più esibiti e “venduti” sui social. Bimbi con una possibilità: crescere con strumenti che spesso sostituiscono genitori, nonni, baby sitter… Mettiamo da parte le riflessioni universali e pensiamo a come affrontare le questioni di ogni giorno. Come? Con un esempio, Bebe Vio. E poi, facendo ricorso a filosofia e soluzioni millenarie tipo il “come se”… parte le riflessioni universali e pensiamo a come affrontare le questioni di ogni giorno. Come? Con un esempio, Bebe Vio. E poi, facendo ricorso a filosofia e soluzioni millenarie tipo il “come se”…

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Scarica il documento con i post integrali cliccando sull’icona pdf!

Grazie per il tempo che ci hai dedicato.


bla bla blogger 21 novembre 2016

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia per questa settimana la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

In questa rassegna stampa si parla di social media, sostenibilità, marketing, donne, blogging, arte, tools.

Una fan page su Facebook o una pagina aziendale su LinkedIn raccontano la vita dell’impresa e le sue relazioni. Condividono informazioni con i follower. Confermano la volontà dell’impresa di mettersi in gioco e di comunicare. Questo è un primo segnale di coerenza, attenzione ai dettagli e umanità.
Come gli abbracci, che fanno bene e fanno pensare pulito. Se chiudo gli occhi, sento ancora il profumo della resina, la corteccia ruvida contro le braccia, il solletico degli aghi e quel prodigio di energia che mi legava al mio pino. È (anche) in ricordo di quegli abbracci che ho deciso di regalare alberi virtuali e reali.
Ha uno sguardo vivace ed è una bellissima donna con un velo rosso in testa. La guardo e, al di là del suo sguardo distante e un po’ diffidente, mi passa in un attimo l’immagine di lei nella sua terra e immediatamente sento per la prima volta quanto possiamo “essere estranei” per alcuni genitori. Le dico che vado a vedere di persona, come sta suo figlio e se le fa piacere posso tornare a raccontarle cosa sta accadendo. Mi sorride e, per la prima volta, percepisco una vicinanza possibile.
In fondo è il nostro orientarci nelle relazioni sociali a determinarci come individui competenti per gli altri rimanendo, allo stesso tempo, fedeli a noi stessi e con la giusta autostima.
Poi c’è l’obiettivo di Steve McCurry, che nei luoghi del mondo dove la vita è più difficile ha saputo raccogliere immagini di forte impatto emotivo e indescrivibile poesia: dalle Torri Gemelle alla Guerra nel Golfo, dal conflitto in Afghanistan al Giappone dopo lo tsunami, dai bambini soldato al dolore degli ospedali in zone di guerra.
Infine un tool per riuscire ad elaborare velocemente il materiale fotografico a propria disposizione. Ricordando che, come al solito, se si vuole fare veramente la differenza, il consiglio è quello di affidarsi a dei professionisti.
Anche perché coloro che non si occupano in modo professionale di creatività, di fronte a qualcosa di distonico possono dire solo un “non mi piace”, mentre il professionista ha l’atteggiamento del “non funziona” ed è in grado di spiegarne il perché.

Ovvero:

Social Media
Lo sviluppo commerciale di un’impresa sul web si basa su una presenza solida e coerente, ma il sito web non è sufficiente
Post: Come creare una pagina aziendale su LinkedIn , di Diego Ricci

Sostenibilità
Un regalo originale? Un albero!
Post: Regalare alberi? Che idea geniale per un mondo migliore! di Gloria Vanni

Marketing
Un progetto di comunicazione è fatto di strategia, posizionamento, flussi e… creatività
Post: Lo sviluppo creativo: un approccio che deve essere professionale , di Daniela Pellegrini

Donne
L’esperienza di lasciare il proprio bambino piccolo può assumere tinte molto differenti a seconda della storia di ciascuna donna e del proprio viaggio di madre.
Post: Donne in viaggio , di Luigina Marone

Blogging
In base a cosa si misura il valore di una persona? Autostima e fiducia nelle proprie capacità sono sinonimi?
Post: Valore o autostima? Come si distinguono (o misurano) di Rita Fortunato

Arte
McCurry e la sua attività di fotoreporter impegnato “senza confini” nei luoghi del mondo dove si accendono conflitti o dove si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire.
Post: Steve McCurry – “Senza Confini”, la mostra fotografica a Napoli , di Sara Daniele

Tools
BeFunky, interessante tool di fotoritocco online
Post: Devi modificare una foto? Prova il Photo Editor di BeFunky! di Simone Bennati

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Gloria Vanni, Silvia Bonasegale Camnasio, Loris Castagnini, Monica Simionato, Lisa Bortolotti, Rita Fortunato.

a cura di Paola Chiesa

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“Alla ricerca della Felicita” nel Canavese

Cercando la Felicita, 11 giugno – 22 ottobre 2016

“…apparve il Canavese: Ivrea turrita, i colli di Montalto,
la Serra dritta, gli alberi, le chiese;
e il mio sogno di pace si protese
da quel rifugio luminoso e alto.” (tratto da La Signorina Felicita, Guido Gozzano)

Con il Canto per la pace, l’11 giugno 2016 è partita da Torre Canavese “Alla ricerca della Felicita”, un’iniziativa promossa in sinergia da 17 comuni del Canavese, a cura dell’associazione di promozione sociale Eleyka e sotto la direzione artistica di Davide Motto, per scoprire i luoghi della poesia gozzaniana immergendosi nella cultura locale che custodisce ancora oggi i segreti della Felicita.
Mantenere, abbellire e migliorare definiscono un concetto di conservazione inteso come consapevolezza del valore che ha un determinato territorio. Il Canavese quindi come terra di Felicita e di felicità, nell’anno in cui ricorre il centenario della morte di Guido Gozzano.
I Comuni di Torre Canavese, Vialfrè, Vico Canavese, Borgiallo, Maglione, Bairo, San Martino Canavese, Locana, Mazzè, Levone, Piverone, Castellamonte, Strambino, Front Canavese, Caluso, San Giorgio Canavese, Agliè ospiteranno fino al 22 ottobre 2016 una serie di manifestazioni per valorizzare le proprie eccellenze e caratteristiche storiche e naturali attraverso il teatro, la danza, la musica, la pittura e la scultura. Si tratta di un interessante esempio di sinergia tra Comuni finalizzata alla promozione del territorio, idonea a fortificarne l’identità ed il senso di appartenenza. Nella consapevolezza che il tutto è maggiore della somma delle singole parti.
In fondo potremmo anche ravvisarvi un esempio dell’andare oltre le “cento piccole patrie” per costruire una comunità, come teorizzava già Olivetti operando nel dolce amaro verde Canavese.
Ma veniamo all’arte. L’arte è proprio di casa a Torre Canavese: nel 1993 l’antiquario Marco Datrino espose nella mostra  “Tesori del Kremlino”, tesori mai usciti prima dalla Russia. Grazie al successo di quella mostra e altre successive, da lì all’iniziativa, condivisa dalla Amministrazione, di abbellire il paese con pannelli dipinti lungo le vie del borgo, il passo fu davvero breve.  Ora Torre appare al turista come una sorta di museo en plein air e una buona prassi di collaborazione tra pubblico e privato.
E proprio a Torre abbiamo incontrato Beniamino: un canavesano doc che ha ricevuto una lettera dall’America nella quale c’è scritto che riceverà in eredità una grossa somma di denaro, a patto che sposi una ragazza di nome Felicita, che vive in America. stradaDunque Beniamino è in procinto di partire per conoscere la sua Felicita/Felicità? In effetti aveva una valigia…
Poi l’abbiamo perso di vista. Forse nelle viuzze di Torre avrà incontrato, come noi, pittori intenti a ritrarre il paesaggio, oppure avrà ascoltato i “turututela“,  i cantastorie che parlavano dei “braja luv” (così pare venissero chiamati gli abitanti di questo paese, quando urlavano o “ululavano”alle ragazze, nascosti dietro ai cespugli); o magari si sarà commosso ascoltando la storia del partigiano Renzo Scognamiglio, caduto durante la Resistenza mentre combatteva per la libertà. balloQualcuno pare abbia visto Beniamino al ballo in costume nel giardino del castello, altri invece l’hanno visto indugiare nella “Viassa felliniana”, percorso dove è stato ricostruito l’universo cinematografico del regista Federico Fellini, in un cammino che ripercorre, attraverso le immagini, i suoi film cult.
Masticando le “giuraje“, piccoli confetti di nocciole, tra note di violino e ballate di fisarmonica, luoghi di espiazione e desideri, chissà se Beniamino partirà dal Canavese alla ricerca della felicità o nel Canavese rimarrà?

Lo potremo scoprire nelle prossime tappe “Alla ricerca della Felicita”.

In ogni caso, per vivere sicuri è meglio fare i ponti, non i muri!

Paola Chiesa


Rassegna stampa #adotta1bloggerday

“Adotta1Blogger perché…”

Il 10 maggio 2016 la community di #adotta1blogger ha fatto un esercizio di “buona rete” online. Così possiamo definire l’onda di post che da mattina a sera si sono susseguiti piacevolmente sui social sotto l’hashtag #adotta1bloggerday. I blogger partecipanti all’iniziativa hanno condiviso il significato che l’esperienza in tale community ha avuto sul loro modo di vivere la rete, online e offline. Una sorta di bilancio personale con tanto di pregi, limiti, spunti per il futuro.
Curioso come ad un certo punto #adotta1blogger sia diventato trending topic su twitter, accanto a #Gomorra! Abituati a lavorare su noi stessi, lo cogliamo come spunto per riflettere sull’importanza della dualità e degli opposti come necessario stimolo per andare oltre, allargando i nostri orizzonti, abbracciando la diversità e perciò arricchendoci.

In questa ricca giornata abbiamo avuto la conferma che la condivisione è un magnifico strumento che ci consente di crescere, costruire progetti e rapportarci con gli altri. Inoltre la costanza nel tempo fa sì che la condivisione ci aiuti anche a migliorare la società, partendo da noi stessi. Si chiama innovazione sociale.

Perciò, rivolgo un caloroso GRAZIE ai 35 blogger che hanno partecipato, donando tempo e contenuti preziosi alla Rete, da Francesco Brioweb Russo, che ha lanciato inizialmente l’idea dell’ #adotta1bloggerday, a Gloria Vanni, che tra l’altro grazie al suo messaggio “sei agitata per l’#adotta1bloggerday di domani?” mi ha fatto agitare, a Marcella Acierno (Marlene), Susanna Albini, Avvocatolo, Valentina Baldon, Luca Bedino, Sonia Bertinat, Lisa Bortolotti, Alessandro Borgogno, Silvia Camnasio, Angelo Cerrone, Silvia Comerio, Delia Enigmamma, Rita Fortunato, Emma Frignani, Virginia Fiume, Francesca Florence Gallo, Roberto Gerosa, Ferruccio Gianola, Andrea Girardi, Sarah Liotto, Rita Lopez, Sabrina Lorenzoni, Eleonora Magon, Gisella Novello, Daniela Pellegrini, Mary Perez, Valentina Perucca, Anna Pompilio, Laura Ribotta, Natalia Robusti, Santa Spanò, Elena Tamburrino, Sara Tassara.

Grazie in generale a tutti coloro che ci hanno letto e condiviso, aiutandoci ulteriormente a fare buona rete.
Abbiamo a questo punto raccolto il prezioso materiale, creando una rassegna stampa dedicata.

Buona lettura con i post “Adotta1Blogger perché…”:

“Attraverso il gruppo ho conosciuto blog che sarebbero rimasti nascosti nei meandri della rete. Ho conosciuto blogger che riescono a guardare lontano, a scrivere bene e ad andare oltre alle chiacchiere da cortile.” di  Marcella Acierno (Marlene)


“Mi ritrovo immersa in questa nuova realtà che è paragonabile a quando, da piccola, mi ritrovavo spaesata in un grande negozio di giocattoli o caramelle con l’imbarazzo della scelta di quale prendere. Ogni post, ogni articolo che leggo mi fa catapultare in una nuova dimensione.” di  Susanna Albini


“Mi ha dato l’opportunità di leggere tanti diversi blog, capire cosa mi interessa davvero e apprezzare il senso della selezione. Saper selezionare è importante. E’ una cosa che nel lavoro mi ha aiutata molto.” di Bruna Athena


“Perché nella vita ogni tanto ci sta anche dare a chi non ti ha dato niente, e ricevere tutto da quelli cui non hai dato poi tanto.” di  Avvocatolo


“Il mio #Adotta1blogger day, lo passo a dire grazie.” di Valentina Baldon


“In barba al buon Hobbes, qui si è api e non lupi: ciascuno segnala articoli degni d’interesse; adotta nuovi blog ritenuti meritevoli; condivide lavori altrui in spirito collaborativo. Questo è miele di prima qualità: sostegno vicendevole; offerta disinteressata di competenze; scambio di opinioni e di punti di vista, critiche comprese; crescita professionale.” di   Luca Bedino


“L’adozione è il primo passo. Ma quando adotto, adotto una persona, non solo un blog, e quella persona la adotto perché qualcosa di suo ha risuonato in me.” di  Sonia Bertinat


“Mai una semplice regola è stata più visionaria ed auto avverante: condividi gli articoli di altri blogger. Trasforma un dovere in una potenzialità ed è una semplice regola che è riuscita laddove tanti studiosi e ricercatori ancora non hanno trovato risposte. “condividete gli articoli degli altri”. Semplice. Immediato e dannatamente circuitale.” di  Lisa Bortolotti 

logo“Ci è parso che gli elefanti ci somiglino abbastanza. Anche noi di #adotta1blogger siamo animali sociali, “viviamo” in un grande branco guidato da una grande donna, ci prendiamo cura dei componenti del gruppo, ci adottiamo a vicenda, abbiamo istinto di protezione, memoria, pensiero. E poi gli elefanti si sa vivono molto, molto a lungo.” di Alessandro Borgogno e Anna Pompilio

“E’ un gruppo utile. Per tutti adottati e adottandi. E’ un modo di concepire il web, diverso dal solito. Una scuola che ti dà gli strumenti per metterti in discussione, a confronto.” di Silvia Camnasio


“E’ anche un luogo di apprendimento per chi ha sete di conoscenze. Infatti ho perfezionato le mie competenze anche attraverso la lettura degli articoli postati o adottati dai partecipanti e leggendo allo stesso tempo i consigli e i suggerimenti di chi ha partecipato alle discussioni costruttive.” di  Angelo Cerrone


“E’ come un grande open space virtuale dove la collaborazione e i punti di vista sono un valore condiviso.” di Silvia Comerio


“Nessuno ti chiede niente, non sei obbligato a cliccare, o ad apprezzare, sei tu stesso che decidi quando mettere del tuo, se commentare, se rimanere in silenzio. Lo schermo è lì, sempre vivo e colorato, che ti offre spunti di ogni genere. Prenderai solo ciò che riconoscerai come tuo, e utile per la tua attività. E offrirai ciò che troverai opportuno condividere.” di Delia Enigmamma


” #Adotta1blogger è la voglia di stare insieme e di confrontarsi per creare e condividere conoscenza. A prescindere dal tema trattato e non lo si fa auto promuovendosi ma facendo girare, richiamando l’attenzione sul lavoro e sui contenuti altrui.” di  Rita Fortunato


“Adotta1Blogger ha dato una definizione ostensiva e operativa del concetto di comunità, tanto inflazionato quanto —troppo spesso, ahinoi— deprivato di una qualsiasi sostanza e realtà, soprattutto nel contesto liquido e impalpabile della rete. Mi permette di capire il significato concreto di appartenenza e di condivisione.” di Emma Frignani emma

“Ha un metodo che è in linea con quella che per me resterà sempre l’essenza del web: un URL, un post, non sono nulla se non arricchiscono la conoscenza di qualcun altro. Se qualcuno non costruisce un ponte tra diversi contenuti, quella storia non è di nessuno. È solo con i link che i post diventano di tutti.” di Virginia Fiume

“Un esempio concreto di un posto in cui è possibile imparare tante cose anche non essendo propriamente un luogo di formazione ed io adoro scoprire cose nuove in posti non convenzionali!” di Francesca Florence Gallo

“L’adozione all’interno di #adotta1blogger non è benzina per il proprio ego ma riconoscimento del proprio valore. E’ un piccolo squarcio di meritocrazia in un paese devastato da raccomandazioni e nepotismo.” di Roberto Gerosa


“Questa volta non siamo di fronte a uno di quei gruppi di comodo così frequenti su facebook ma ci troviamo in un ambiente propositivo a trecento sessanta gradi.” di Ferruccio Gianola


“E’ uno di quei luoghi dove ad ogni passo impari una cosa nuova che ti servirà quando tornerai a casa, come attraversando un suk impari mille modi di attrarre l’attenzione, di proporre, di esibire e di fare. Perché poi è proprio il “saper fare” di ognuno che è unico e trasmette novità al tuo “saper fare”. di Andrea Girardi


“Sono una persona creativa, emotiva e molto sensibile, che spesso ha bisogno di rigenerarsi. Così vengo qui, in questo Gruppo per vedere cosa c’è di nuovo, cosa posso ancora imparare.” di Sarah Liotto


“Ogni luogo dove è possibile prendere e dare disinteressatamente, dove il meraviglioso baratto umano delle emozioni e delle conoscenze prende forma, dove la predisposizione all’ascolto e la possibilità di farsi ascoltare sono cosa concreta, diventa il luogo più democratico per eccellenza.” di Rita Lopez


“Ho scoperto che in questo gruppo di #adotta1blogger ci sono un sacco di allodole. Come le allodole, i blogger si alzano all’alba e sono subito attivi nel leggere e condividere.” di Sabrina Lorenzoni


“Sostengo a spada tratta la collaborazione e l’interazione tra donne; qui ne ho trovate una grande quantità, e alcune di loro sembrano essere arrivate sulla mia strada non per puro caso ma per aiutarmi in questo periodo della mia vita particolare e delicato.” di Eleonora Magon


“Come in ogni comunità che si rispetti anche  #Adotta1blogger è popolata da persone attivissime, da altre meno attive, da altre ancora che leggono, assaporano e riflettono standosene un po’ in disparte.” di Gisella Novello


“Se vogliamo usare una metafora è come stare in una piazza la domenica mattina,  incontrarsi, sorridersi e stringersi la mano. Al “come va?” ognuno racconta la sua e, chi ha voglia ascolta e replica, chi non si sente in sintonia lo può esprimere, chi non è interessato, passa oltre e va a salutare qualcun altro.” di   Daniela Pellegrini


“In punta di piedi sono entrata a far parte di questo gruppo e mi piace il clima, giacché il mio focus in ogni caso è il divertimento in fase creativa, cercando sempre io ispirazione e stimoli, adoro dove vi sia positività e spirito idealista.” di Mary Perez


“Si respira vera umanità, autentica perchè appena sfornata, fragrante come il pane fatto in casa.” di Valentina Perucca


“Un’altra grande ambizione del mio blog era essere rete. Oggi lo è. E allo stesso tempo fa parte di tante altre reti, che lo aiutano a sostenersi. Ecco dunque cosa vuol dire per me appartenere ad una community come #adotta1blogger.” di Laura Ribotta


“Difficilmente ho trovato, dal vivo, e per lo più in real time, una varietà di “voci” con toni diversi, certo, ma di una qualità e intensità tali da restarne ammaliata.” di Natalia Robusti


” “adotta1blogger” è un concentrato di spiriti che costituiscono sicuramente un baluardo ad un inverno dello spirito che purtroppo è già qui da molto tempo. E’ un prezioso granaio, i cui grani che custodisce sono le preziose idee dei suoi membri.” di  Francesco Brioweb Russo


” #adotta1blogger è una finestra .Si può stare alla finestra per respirare il sole, la pioggia, il paesaggio, per salutare chi va via o chi arriva.” di Santa Spanò


“Significa conoscere altro da sé e incoraggiarlo a esistere.  Significa non vivere entro gretti confini,
ma aprire la mente e gli orizzonti.” di Elena Tamburrino


“E’ una rete. E a me le reti sono sempre piaciute, perché per prima cosa mi ispirano salvezza, un luogo sicuro, che ti accoglie dopo voli spericolati, che ti permette di prendere dei rischi e di cadere senza farti male.” di Sara Tassara


“E’ una tribù dove corri il rischio di essere te stesso! A volte sono meglio, a volte sono peggio, poco importa. Mi sento parte di questa comunità dove rispetti poche, semplici regole, continui a imparare, assapori il gusto di partecipazione e condivisione, massime espressioni del fare rete.” di Gloria Vanni


Insomma non ho proprio nulla da aggiungere. GRAZIE ancora a tutti per questa meravigliosa partecipazione!

Paola Chiesa

 


bla bla blogger e… Buon Natale!

Rassegna stampa natalizia della community #adotta1blogger

bloggeravvento

E il primo Natale di #adotta1blogger è arrivato!
Porta con sé piccoli gesti, meraviglia, voglia di afferrare la vita, paura, rispetto per le emozioni, consigli di marketing, ma anche il desiderio di un fidanzato come si deve, la capacità di accorgersi dell’altro, legami, assenze… e tempo per scoprire e riscoprire chi siamo, attraverso ciò che scriviamo e leggiamo.

Come in una staffetta, la nostra community è giunta a Natale  grazie al testimone che ci è stato consegnato dai blogger che nel mese di Dicembre, giorno dopo giorno hanno fatto capolino dalle caselle del #bloggeravvento* per donarci un loro post. Il regalo più prezioso, per una community fondata sulla condivisione della conoscenza.
Questo testimone, giunto fino a qui, è il presente che abbiamo costruito. E, come sempre, ci piace condividerlo. Godiamocelo appieno e abbiamone cura!

Buon Natale a tutti, da tutti NOI!

Come io vedo il Natale, da obbligo a festa. di Emma Frignani

Il Natale dei legami. di Carmen Innocenti

Caro Babbo Natale, la vendetta è un piatto da servire salato: struffoli cacio e pepe. di Alessandra Bruni

Happy Christmas Horror Christmas. di Cinzia Re

Il Natale del Social Media Manager. di Carlos Bellini

Natale E-commerce. di Valentina Baldon

Buon Natale, con Il Grinch. di Rita Fortunato

Noi, le non-mamme di figli erranti. di Anna Pompilio

Slow blog e l’importanza dei piccoli gesti. di Silvia Badriotto

Vita, morte e miracoli. Un racconto di Natale di Francesco Ambrosino

* Il #bloggeravvento lo puoi trovare su Twitter, cercando il medesimo hashtag. Non ti puoi sbagliare perché è una creazione di #adotta1blogger! Oppure di seguito trovi i post dei 24 blogger che hanno partecipato nel periodo 1-24 dicembre, ovvero: Miki Moz, Marina Innorta, Stefania Cunsolo, Valentina Perucca, Simone Bennati, Stefano Bersanetti, Ivana Baffi, Luca Bedino, Delia Enigmamma, Mauro Ronci, Maria Luisa Roncarolo, Sonia Calamiello, Valeria Bianchi Mian, Alessia De Bonis, Mara Roberti, Monica D’Alessandro Pozzi, Noemi Bengala, Emanuele Secco, Valentina Baldon, Sylvia Baldessari, Gloria Vanni, Natalia Robusti, Mimma Rapicano, Sonia Bertinat.

Buone feste, buona lettura e arrivederci al 2016!

Paola Chiesa

 

 

 


Ma #adotta1blogger è anche un bene comune?

La community #adotta1blogger in quale categoria di beni comuni rientra?

Mi sono posta questa domanda al Festival Internazionale dei Beni Comuni a Chieri (TO), durante la raccolta delle firme per l’appello #openstazioni che abbiamo lanciato come Centro Studi Informatica Giuridica di Ivrea-Torino. Si sa, gli open data sono una delle mie passioni, anche se, per come è gestita la tematica in Italia, i risultati non sono ancora apprezzabili.
Comunque, tornando a noi, ci piacciono molto le domande, perché ci invitano a confrontarci, chiedere supporto, metterci in discussione, capire, comprendere. E quindi esercitare delle scelte. In #adotta1blogger, le domande le chiamiamo in gergo “adott-segnali”, una sorta di SOS, di natura tecnica, professionale o anche semplicemente personale. Tu chiedi, la famiglia risponde! Si, perché  #adotta1blogger è anche una famiglia…
Così anche la domanda contenuta nel titolo vuole essere un invito ad un approfondimento. E ad una scelta di campo.
Adotta 1 Blogger, si sa, è un laboratorio liquido, nato sui social per costruire una rete di condivisione della conoscenza, grazie a blogger, scrittori e giornalisti. La rete collega naturalmente le persone quando c’è condivisione di interessi, necessità ed obiettivi.
Nella nostra rete, interazione sociale e condivisione di informazione e conoscenza producono innovazione,  condite da cittadinanza attiva, attivismo digitale, utilizzo degli open data, che sono per noi modalità nuove per consentire la collaborazione tra vari soggetti (enti pubblici, aziende, scuole, associazioni, singoli cittadini) al fine di realizzare buone pratiche, utili per migliorare la qualità della vita del cittadino. Chiamiamola pure innovazione sociale, che va a braccetto con i concetti di inclusione e di  sharing economy.
Come il fiume che nasce da una sorgente, scende a valle, si ingrossa, si dirama, si restringe, incontra ostacoli e si fa strada per improbabili direzioni, sfociando infine in mare aperto, così procede il cammino di #adotta1blogger. Se questo è il cammino, per analizzarlo non possiamo che procedere induttivamente, analizzando il metodo di lavoro per poterne comprendere gli obiettivi.
Il metodo si fonda sulla condivisione,  che consente da un lato di far crescere in quantità la community stessa, dall’altro, attraverso la connotazione di “adozione”, la fa crescere in qualità. Già, perché nessuno adotta un contenuto che non lo convince, non lo stimola e non gli trasmette qualcosa, quel valore aggiunto a livello intellettuale o emozionale. E la qualità genera a sua volta partecipazione e ulteriore condivisione, fortificando legami e caratterizzando ogni giorno che passa il modo di essere di #adotta1blogger: una community di blogger, autori e giornalisti che hanno compreso che il “bene comune” è, nel nostro caso, divulgare la conoscenza, riconoscerci in essa ed amplificarne l’effetto grazie alle contaminazioni ed alle sinergie che nascono tra membri della stessa “famiglia”, dove banalmente condividiamo la stessa scuola di vita, con giovamento di tutti.
La nostra scelta è stata semplice: esserci, con un progetto culturale.
E da quel momento la community ha prodotto la rassegna stampa quotidiana “bla bla blogger”, che propone un’apprezzata selezione di 7 post adottati dalla community, lo speciale mensile dei 7 blogger più attivi della community, collaborazioni tra blogger.
Siamo quasi in 500, e il trend è felicemente in crescita.
Tornando alla domanda del titolo: “Ma #adotta1blogger è anche un bene comune?” Beh, in realtà a noi che siamo un laboratorio liquido, le definizioni stanno un po’ strette… per cui non sappiamo se #adotta1blogger sia un bene comune, ma sicuramente possiamo dire che “fa” il bene comune. Tanto ci basta. Ed è una grande soddisfazione, che voglio condividere con tutta la community di #adotta1blogger.
Colgo anche l’occasione per rivolgere un particolare ringraziamento all’attività degli “ambassador” di #adotta1blogger, che con grande professionalità contribuiscono quotidianamente a rafforzare la presenza della community grazie alla loro preziosa attività divulgativa e tecnica.

Eccoli:

Francesco Ambrosino, Fabio Piccigallo, Valentina Coppola, Rita Fortunato, Francesco Mercadante, Gloria Vanni, Lucia Schirru, Mirna Pioli, Sonia Bertinat, Sylvia Baldessari, Valeria Bianchi, Nick Murdaca, Emma Frignani, Monica D’Alessandro Pozzi, Luca Borghi, Andrea Toxiri, Bruna Athena, Eli Sunday Siyabi, Roberto Gerosa, Federica Farinelli, Anna Pompilio, Silvia Comerio, Roberta Migliori, Elisa Benzi, Ludovica De Luca, Nico Caradonna, Matteo Pogliani, Delia Enigmamma, Stefania Cunsolo, Annarita Faggioni, Silvia Biasio, Barbara Buccino, Daniela Mosca, Mimma Rapicano, Alessandro Nasdrovian Mariani, Angelo Cerrone, Antonio Dimitrio, Daniele Maisto, Barbara Santagata, Santa Spanò, Paolo Fabrizio, Elisa Spinosa, Marina Pitzoi, Daria Benedetto, Cora Francesca Sollo, Rosanna Perrone,  Cristina Arnaboldi, Marco Freccero, Giovanni Amato, Simone Bennati, Marjorie Cigoli, Marco Alì, Manu Nove.

Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande.” (Adriano Olivetti)

Paola Chiesa

 

 


#adotta1blogger ed il suo primo progetto: la rassegna stampa

Dal laboratorio liquido di #adotta1blogger a un progetto solido: la rassegna stampa “bla bla blogger”

Dalla iniziale campagna di condivisione abbiamo tessuto una rete con un intenso e piacevole lavoro di social knitting, al fine di creare sistema veicolando informazione, formazione e cultura. Poi il laboratorio liquido della community #adotta1blogger, per sua natura dinamico e dai contorni frastagliati, ha fatto il resto, creando le condizioni per iniziare a realizzare i progetti, cioé quelle attività concrete nelle quali incanalare l’esuberante flusso di energie del network; traducendo così il pensiero in azione.
E’ nato così il primo progetto di #adotta1blogger: la rassegna stampa quotidiana “bla bla blogger”.
Dal 4 aprile sulle pagine di questo blog, una rassegna stampa quotidiana degli articoli dei nostri blogger, accompagna dal lunedì al venerdì le nostre più o meno succulente pause pranzo (ma ben si adatta anche al caffè o al dopo cena, e forse anche come lettura per conciliare il sonno, chissà!)
Adozione, rete e sistema, i pilastri su cui si fonda #adotta1blogger, agiscono per mezzo della condivisione, modalità operativa per eccellenza della nostra community.
Quindi, tutti i post “adottati” vengono raccolti in un database ed elaborati per dar vita ad una rassegna stampa quotidiana, che viene poi condivisa non solo all’interno della community, ma anche generosamente fuori dalle mura, attraverso i social tradizionali. Un file quotidiano che ha un impareggiabile valore, per la qualità dei contenuti, per la varietà degli argomenti e per la cura con cui i blogger costantemente agiscono.
La costanza è in effetti un gene che ci caratterizza come community: come ho avuto già occasione di scrivere, il blogger è per sua natura un passista, abituato a ritmi su più turni, a fare le ore piccole e magari a non ricevere commenti sul proprio blog. Poi noi di #adotta1blogger siamo per giunta resilienti! Non lottiamo per liberarci da qualcuno, ma per sopravvivere alla crisi, consci del fatto che, se si è nel tunnel e non si riesce a scorgere la luce laggiù in fondo, forse è bene arredarlo…
Così, pur immersi in circostanze avverse, riusciamo nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare le difficoltà e a rinnovare la nostra esistenza, raggiungendo anche mete importanti. E sai perché? Per dirla con gli One Republic, perché “everything that kills me makes me feel alive”.

Grazie alla rassegna stampa, abbiamo realizzato anche una originale linea editoriale di #adotta1blogger, che scaturisce dalle connessioni che nascono, dagli approfondimenti degli argomenti e dalle affinità che si creano. Il risultato è una scrittura sociale elaborata concettualmente come una mappa mentale, con l’obiettivo di contestualizzare sempre il focus e la filosofia della nostra rete, e di creare anche l’humus adatto per la nascita di nuove progettualità, ulteriormente aggregative e di consolidamento.
Qualche aggiornamento sui numeri di #adotta1blogger? La community ha raggiunto in poco meno di due mesi il numero di 150 membri, ma è in continuo aumento, perciò dai un’occhiata all’omonimo gruppo su Facebook per sapere esattamente in quanti siamo! E per sapere chi siamo e come siamo distribuiti lungo lo stivale, abbiamo la mappa. E’ una crescita professionale, culturale, umana. Essendo tutti legati da una parentela di tipo elettivo, l’adozione, ovvio che abbiamo tutti l’interesse di crescere insieme, e bene.
In fondo è un gioco fatto di sapiente uso di filo a piombo e livella. Che c’entrano?
La perpendicolare, o filo a piombo, simboleggia il continuo approfondimento, la ricerca, la verticalizzazione della nostra conoscenza. Fornisce la verticale di una costruzione e permette di verificarne la stabilità. Di conseguenza rappresenta la competenza del blogger. La livella è uno strumento di precisione per la ricerca dell’equilibrio di una costruzione. Riferisce la conoscenza ad un piano orizzontale, comunitario, il solo che possa consentire il miglioramento della società. E’ la conoscenza condivisa e la scrittura sociale che ne scaturisce.
Pensare che c’è chi, in passato, grazie a questi strumenti, ha costruito addirittura dei templi, stabili ed in grado di durare nel tempo…

Paola Chiesa


Stufo dell’uovo? Passa al blogger di Pasqua!

logo
E’ gratis e non ingrassi: #adotta1blogger!

Dalla campagna di condivisione siamo giunti alla rete; ora l’obiettivo sul quale ci vogliamo misurare è ambizioso: fare sistema.
Tra chi e perché? Tra soggetti e competenze diversi, per veicolare informazione, formazione, cultura.  A tutto tondo.
Il nostro è un laboratorio liquido di conoscenza che sfrutta le potenzialità della rete e che si basa su una modalità operativa semplice: adottare un blogger significa scegliere un contenuto che ci è piaciuto (un articolo, un post,  un racconto, un video ecc.) e condividerlo sui social affinché generi ulteriore conoscenza.
La condivisione è un passaggio logico che consente di trasferire integralmente un contenuto, rendendolo disponibile ad altri, ma permette anche di creare un’interazione tra lettore e  blogger, attraverso i commenti,  evidenziando gli aspetti che ci hanno colpito e quelli su cui siamo magari più critici,  e generando in tal modo anche un valore aggiunto che possa essere di stimolo  per l’approfondimento successivo dell’argomento.
Siamo entrati nella settimana di Pasqua e in primavera, con tutta la relativa simbologia della rinascita. Non può perciò mancare l’uovo, inteso come simbolo di gestazione del cambiamento e miglioramento.  Ma per essere credibili (ahi la coerenza!)  e se vogliamo che l’ambiente che ci circonda cambi, ognuno di noi deve fare il primo passo.
Perciò, che tu sia un blogger, un autore o un lettore poco importa. Vuoi sostenere la causa? Si?
Allora scegli un blogger che ti piace e  regalatelo! Si esatto, fatti un dono, ma anziché l’uovo di cioccolato, regalati il blogger di Pasqua: leggilo periodicamente, commenta ciò che scrive e condividi i suoi articoli . Non farlo una tantum, fai sì che faccia la differenza e che diventi un modo virtuoso di vivere il web; adotta anche più blogger e contenuti diversi, non essere timido, sono belle le famiglie numerose!
#adotta1blogger è un modo di porsi verso le notizie e i fatti, fatemi dire i dati (!), non da spettatore, ma da protagonista, veicolando nella rete valori di cambiamento, di solidarietà, di sostenibilità, partecipazione e cittadinanza attiva.
Nei giorni scorsi ho assistito ad uno spettacolo teatrale sul Rebetiko,   il blues greco nato a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i  primi del Novecento nei bassifondi della società greca. Parla di emarginati, di droga, di prigione, di prostituzione.  Non c’è un modo rebetiko di pensare, c’è un modo  rebetiko di vivere, magistralmente descritto dallo scrittore Elias Petropoulos, ricercatore, “antropologo urbano”, intellettuale anarchico e allergico ad ogni tipo di autorità; fu imprigionato sotto il regime dei colonnelli e più volte censurato, perché   storico dell’ombra, speleologo dei bassifondi, Magellano dei continenti perduti, cantore dei silenziosi, biografo degli anonimi.
“Il rebetiko è un lamento che si canta in coro, ma si balla da soli” (Vinicio Capossela).
Non ha una coreografia, non ha dei passi, ognuno esprime in quel ballo il proprio malessere, e si danza  quasi avvolti su se stessi e con lo sguardo basso, come se non ci fosse speranza di migliorare la propria vita. Per me il rebetiko è come se fosse quella fase della vita in cui tocchi il fondo. Poi o soccombi, o arriva la fase del Sirtaky, in cui ti rialzi e scopri la bellezza ed il valore dei compagni, che le difficoltà della vita ti avranno insegnato a scegliere con cura. E il ritmo accelera, lo sguardo torna a risollevarsi, spunta un sorriso…

Ecco, noi di #adotta1blogger ci collochiamo esattamente nella fase del sirtaky, e ne cogliamo con gioia i primi segnali:

Immagine:  grazie alla blogger Gloria Vanni abbiamo un bel logo che ci rappresenta: non a caso è un cerchio in espansione che richiama la rete, il coivolgimento , la morbidezza, la generosità, un faccino sorridente e felice, quello di chi è stato adottato, appunto. blogger0
Identità: grazie alla blogger Lucia Schirru ci potete trovare su una splendida mappa che georeferenzia i blog, indicandone anche il relativo anno di nascita.
E poi c’è l’affaccendarsi di tutti quanti in un’attività frenetica, tra contenuti e connessioni vecchie e nuove.
Prova a chiedere a un blogger perché scrive e perché mai qualcuno dovrebbe leggerlo… Le risposte saranno le più disparate e a tratti pittoresche: da Fabio Piccigallo: “Io scrivo perché sto continuando a inseguire il Road Runner” con tanto di post che te lo spiega, a Marco Freccero:” Prima la storia, poi il lettore” a Stefania Cunsolo: “Le mie esperienze, recensioni, articoli, ricette e videoricette direttamente #inyourkitchen”, a Valentina Coppola: “Avevo bisogno di un luogo online in cui raccogliere le idee e le notizie riguardanti il mio lavoro. Sin da subito è diventato però qualcosa di molto più personale. Oggi raccoglie anche le mie riflessioni e racconti. Lo definirei uno storytelling-blog, un blog che mi racconta”, a Gloria Vanni: “Credo nella sharing economy, pratico l’economia della fiducia, mi diverto a parlare con gli sconosciuti, condivido ciò che mi piace, sostengo il benessere, la gentilezza e i sorrisi a casaccio. What else? #LessIsSexy!”
Si è vero, a volte la risposta alla domanda sembra un po’ enigmatica, anche se proviamo ad individuare delle parole chiave: Road Runner –Storia-Esperienze-Luogo online-Storytelling-Sharing economy-Fiducia-Sconosciuti-Benessere-Gentilezza…
Quindi non ci resta che una cosa per capire a fondo un blogger: leggerlo, per far emergere la qualità di ciò che fa, comprenderla e diffonderla, contribuendo dal basso ad aumentare la conoscenza, in modo interattivo e con spirito critico; facendo sistema, per rinnovare il sistema.

Paola Chiesa


#adotta1blogger: da una campagna di condivisione alla rete

adotta 1 blogger
Nella rete dei blogger “adottati”

La campagna #adotta1blogger  nasce in sordina la notte del 5 marzo scorso, complice una strepitosa luna piena, mi piace pensare. Ho la fortuna di vivere nei pressi della basilica di Superga, sulla collina di Torino, ripresa in un suggestivo timelapse proprio di quella notte. Ho un debole per questo luogo sacro, da tempo complice dei momenti belli e rifugio per quelli bui, oltretutto una manna per il mio pessimo senso dell’orientamento.
Quella notte avrei dovuto scrivere un post sull’e-commerce, ma  sono scivolata su ben altro… ed ha preso il sopravvento la Rete, non intesa come social media o genericamente il web, ma come quella energia che da anni caratterizza il mio modo di essere e di agire. La rete collega naturalmente le persone quando c’è condivisione di interessi, necessità ed obiettivi. E ciò accade sempre di più nella nostra società, tant’è che siamo di fatto coinvolti nelle dinamiche della smart community, dove interazione sociale e condivisione di informazione e conoscenza producono innovazione. Così anche la cittadinanza attiva, l’attivismo digitale, l’utilizzo degli open data, sono in fondo modalità nuove per consentire la collaborazione di vari soggetti (enti pubblici, aziende, scuole, associazioni) al fine di realizzare buone pratiche, utili per migliorare la qualità della vita del cittadino. Chiamiamola pure innovazione sociale, che va a braccetto con i concetti di inclusione, sharing economy e sostenibilità.
D’altra parte la rete non è una linea retta immaginabile come una sequenza di prima e dopo. E’ invece più simile ad un cerchio, quello che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, traccia simbolicamente attorno a sé definendo contemporaneamente il proprio raggio d’azione ed il limite di interazione concesso agli altri.
Se vogliamo far rete, il raggio intorno a noi è destinato ad allargarsi, facendo entrare nella nostra circonferenza altri, con i quali condividere spazi, bisogni, necessità, desideri, obiettivi, azioni. E’ una dimensione orizzontale che si nutre per definizione del tempo presente e che consente la proliferazione di situazioni.
Ma anche le buone pratiche lasciano il tempo che trovano se alla fin fine si riducono ad essere solo degli episodi eccellenti. La scommessa vera per rendere vivace ed utile la rete è quella di fare sistema tra progettualità e soggetti diversi, attraverso la disponibilità di dati che veicolino informazione, formazione, cultura. A tutto tondo. C’è anche un impegno sociale in questo, certo. Ma non serve né  l’ennesima piattaforma tecnologica, né l’ultimo metodo del blasonato guru, né l’aperitivo in terrazza  tra i soliti quattro amici che lanciano un evento in pompa magna.
Ciò che serve è essere in risonanza con quello che ci circonda, e che il nostro bisogno coincida con quello di altri, di tanti altri… Se poi aggiungi un briciolo di creatività, audacia, disponibilità, un paio di social e tanta passione, può succedere non solo che la rete  si crei, ma anche che si autoalimenti:

#adotta1blogger si è trasformata così in una rete in continua crescita (la madre dei blogger è sempre incinta!) che vanta al momento una cinquantina di blogger adottati in tutta Italia, un paio di “adozioni internazionali” ed una comunità molto attiva su facebook.  Perle nascoste portate alla luce che stanno mettendo in rete esperienza, professionalità, creatività, entusiasmo ed emozioni attraverso le pagine digitali dei loro blog. Donano una vitalità contagiosa attraverso le loro opere, che quotidianamente condividiamo; leggerli equivale a un’esperienza di realtà aumentata, è come vivere più esistenze contemporaneamente.
Un blogger lo sa bene che il proprio ritmo è quello del passista, ma quello che forse non si aspetta è che da qualche parte ci sia qualcuno che non solo lo osserva, ammira la sua resistenza e lo attende al traguardo per complimentarsi, ma che addirittura lo adotti, con un gesto di stima e affetto, senza scadenza, per quello che riesce a trasmettere: capacità di costruire valori solidi in un mondo liquido.

Paola Chiesa


Parodia del post di successo

life

 

Ennesimo decalogo per scrivere un post di successo

Nel momento giusto ed al posto giusto sono riuscita a scattare la foto che vedete qui sopra; mi piace molto ed avevo pensato di utilizzarla in un post perché la ritengo di per sé una efficace espressione visiva dell’equilibrio tra buio e luce, passato e futuro, inquietudine e speranza, immobilità e movimento.

Poi il tecnicismo del come scrivere ha preso il sopravvento sulla sostanza, sul contenuto in sè, danneggiando irrimediabilmente la creatività del momento. Da qui questo post autoironico sull’arte di scrivere un post.

Tu come scrivi quando scrivi? Proviamo a percorrere insieme le varie tappe:

  1. Il titolo deve essere ovviamente stuzzicante
  2. Il contenuto? Se consideri che la gente non ama leggere, deve essere sintetico-esaustivo-avvincentepiacevole-intrigante-con citazioni-cantato e danzato.
  3. Le immagini? Certo non possono mancare, ma devono essere originali e con il soggetto ed i colori che si adattano al contenuto, e guai se sbagli le dimensioni. Se poi sei così geniale, o semplicemente fortunato, da aver azzeccato titolo e immagine, il contenuto è spesso superfluo perché il lettore si ritiene già soddisfatto così. E risparmi pure il punto 2, in teoria il più difficile della lista!
  4. La lista…oh quanto piacciono i post con le liste: “ i 7 errori da evitare su Linkedin” “le 10 cose che non devi fare su Facebook”, “i 5 ingredienti indispensabili per un post virale”, con tanto di riferimenti alla numerologia sacra di cui pare siano tutti esperti.
  5. Il riferimento al sesso è d’obbligo anche se stai parlando di open data per dire, serve eccome per attrarre click.
  6. Fasce orarie sacre in cui postare: mai nel week end perché si sa, i social sono frequentati al lavoro e durante gli orari di lavoro!
  7. Indispensabile avere sul proprio blog un “email subscribe button” per consentire ai lettori affezionati di iscriversi e di ricevere automaticamente i nuovi post via mail (sai la fila…tutti a spintonarsi perché non vedono l’ora di ricevere i tuoi post!)
  8. Utilizzare termini inglesi nel testo, o addirittura nel titolo, è molto “cool”, gratifica l’ego di noi italiani in particolare, perché fa sembrare più interessante il contenuto e più intelligente chi lo legge.
  9. Avere una lunga lista di “social button”, anche di quelli di cui non sapevi nemmeno l’esistenza, per incentivare la diffusione del post (che poi quanto può essere psicologicamente devastante vedere che nessuno l’ha condiviso…)
  10. Dimostrare di conoscere la SEO attraverso decine di tag inseriti nei post, che a volte sono così ingombranti da distrarti persino nella lettura del post.

Qui mi fermo perché tanto il punto 11 non lo leggerebbe nessuno…

Al di là dell’ironia, forse non ci farebbe male smarcarci un po’ dalle ricette preconfezionate e pressoché indistinguibili le une dalle altre, per tornare a cercarsi e scegliersi ecletticamente a vicenda, blogger e lettore; nelle famose liste delle cose da fare o non fare, non esiste un punto che personalmente ritengo cruciale: come creare e misurare il valore sociale di un post.

Cosa nasce dalla eventuale condivisione di un contenuto? Una interazione reale? Una critica? Un progetto? Un impatto positivo sul territorio? Questo è quello che io personalmente cerco in un post, sia come lettrice che come autrice: non la esplicitazione di un piccolo particolare sapere, quanto invece un punto di inizio verso la costruzione di una buona prassi collettiva.

Non mi resta che attendere commenti allora…!

Paola Chiesa


Meglio una PA tradizionale o digitalizzata?

dividendo efficienza PA
Come rendere la PA digitalizzata anche efficiente

La domanda potrebbe sembrare retorica, mentre invece è volutamente provocatoria.

Lo strumento tecnologico di per sé non rende un servizio efficiente; una gestione secondo criteri di efficienza efficacia ed economicità misurabili, molto probabilmente connoterebbe positivamente anche l’erogazione tradizionale dei servizi della Pubblica Amministrazione, allo sportello per intenderci; d’altra parte non basta pronunciare la parola “digitale” per far sì che il servizio offerto si manifesti cabalisticamente come efficiente.

In ogni caso la percezione dell’utente, sia che si tratti di un cittadino, di un’impresa o di un professionista, rispetto al modo di operare della PA, digitalizzata o meno, è di inadeguatezza rispetto alle aspettative di una società sempre più incline ad interagire e relazionarsi in una dimensione comunicativa e collaborativa a due vie, in ottica di trasparenza e funzionalità.

In questo contesto si colloca allora la significativa esperienza dell’Agenda Digitale Lombarda, che si distingue per aver cercato di declinare le azioni e gli interventi da porre in atto per sfruttare al meglio le ICT e generare in questo modo valore aggiunto sia per la PA che per i cittadini, i professionisti e le imprese.

Delle sei aree cui sono riconducibili tali interventi, ovvero divario digitale (digital divide); infrastrutture abilitanti e servizi digitali; interoperabilità e standard; patrimonio informativo pubblico; cittadinanza digitale; ricerca e innovazione nell’ICT, la Regione Lombardia ha sviluppato all’interno dell’area prioritaria interoperabilità e standard un modello di stima del dividendo dell’efficienza della PA, cioè del risparmio in termini di tempi e costi che si ottiene attraverso la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione per mezzo delle ICT in generale e attraverso interventi di razionalizzazione e semplificazione de “i procedimenti amministrativi, le attività gestionali, i documenti, la modulistica, le modalità di accesso e di presentazione delle istanze da parte dei cittadini e delle imprese” in particolare. Lo stesso Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) prevede la definizione di un sistema per la determinazione del dividendo dell’efficienza, quando all’art. 15 prevede : Le Pubbliche Amministrazioni quantificano annualmente, ai sensi dell’articolo 27, del Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, i risparmi effettivamente conseguiti in attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2. Tali risparmi sono utilizzati per due terzi secondo quanto previsto dall’articolo 27, comma 1, del citato Decreto Legislativo n. 150 del 2009 e in misura pari ad un terzo per il finanziamento di ulteriori progetti di innovazione

Sul tema dell’interoperabilità e standard l’Agenda Digitale Lombarda è tra l’altro recentemente intervenuta anche riguardo la proposta di standard Open Data per gli enti locali lombardi, alla quale in ottica collaborativa abbiamo partecipato congiuntamente, in qualità di Centro Studi Informatica Giuridica di Milano e di Ivrea- Torino.

Interoperabilità

In concreto, Province, Comuni capoluogo e aggregazioni di Comuni con popolazione complessiva superiore a 50.000 abitanti sono stati chiamati a realizzare un sistema di Pubbliche Amministrazioni integrato e sincrono, nel quale le attività di back-office dei vari attori pubblici siano pienamente integrate con le attività di sportello erogate dal front-office, a vantaggio dei cittadini e delle imprese. Obiettivo da raggiungersi in concreto attraverso la realizzazione di progetti per la reingegnerizzazione, la digitalizzazione e la standardizzazione di processi e procedure allo scopo di favorire azioni di semplificazione e migliorare l’accesso e la fruizione ai servizi pubblici, nonché ridurre i tempi e i costi di tali processi e procedure sia per la PA che per i cittadini, i professionisti e le imprese.

La risposta è stata la seguente: a fronte del bando di invito a presentare le proposte, emanato nel 2011, tra il 2012 ed il 2013 sono stati firmati 14 accordi di collaborazione interistituzionale (ACI), attivate 13 cabine di regia per il monitoraggio ed il controllo degli accordi, infine approvati e avviati 12 progetti esecutivi che coinvolgono 449 enti locali sul territorio lombardo.

Standard

La Regione Lombardia è intervenuta interpretando ed integrando in un unico metodo i diversi modelli presentati dai vari enti partecipanti al progetto; parallelamente i capofila delle varie aggregazioni hanno così potuto iniziare le rilevazioni per il calcolo del dividendo dell’efficienza.

Il metodo utilizzato dalla regione lombarda ha origine anglosassone (Transactions Cost Methodology) e si basa sulla filosofia che ogni utente “perso” a causa di un’informazione non disponibile e/o dell’interfaccia non usabile (e quindi un basso numero di istanze) diventa un “costo” per la PA che investe sul digitale.

Comunicazione

Il focus si sposta dalla semplice rilevazione di tempi e costi, a quanti cittadini e utenti utilizzano i procedimenti e servizi della PA. Non basta infatti investire nella digitalizzazione di processi, procedure e servizi, se parallelamente non viene disincentivato il procedimento erogato in modalità tradizionale. Infatti il paradosso è che a fronte di ingenti investimenti nel digitale, gli utenti preferiscono usare le versioni cartacee! Perché?

Perché per determinare il successo o il fallimento di un servizio di e-government sono fondamentali la conoscenza della sua esistenza, un linguaggio chiaro, modalità di divulgazione che ne incentivino l’utilizzo, la velocità di reperimento del servizio, la facilità d’uso dello stesso, la verifica periodica dei risultati raggiunti come ulteriore strumento per raffinare il servizio.

A chi come noi interessa che le buone prassi non restino rinchiuse in ambienti insonorizzati ed invisibili, non resta che promuoverne la ricerca, la valutazione critica e la condivisione.

Link all’applicativo per il calcolo del dividendo dell’efficienza dell’Agenda Digitale Lombarda

Materiale informativo sul dividendo dell’efficienza per le Pubbliche Amministrazioni

Paola Chiesa


I bambini farfalla

Anna Mei - Bambini farfalla
I bambini farfalla

Pensiamo che i social debbano essere uno strumento non solo per la creazione di relazioni, ma anche per la ricerca di contenuti, per la generazione e la condivisione di valori positivi. È il nostro modo di intendere la comunicazione, orientata alla condivisione con la comunità di riferimento.

In questa costante ricerca di contenuti e valori che possano contribuire all’evoluzione personale e sociale, capita a volte di incappare in gemme preziose… e la reazione non può che essere quella di condividere la scoperta, perché ci fa riconoscere come parte di un tutto che anche se ci risulta spesso incomprensibile, nello stesso tempo ci stimola ad integrarci, a comprenderci e ad essere solidali: una società evoluta appunto.

Come già molti di voi sanno, le parole di per sé non ci appassionano se non sono accompagnate da azioni coerenti; gli esempi invece ci temprano eccome: come questo che sono onorata di riportarvi…

Un ragazzo di terza media, un’atleta, una scuola che lascia il segno…*

“La mia vita è particolare, perché dalla nascita sono affetto da una malattia genetica che non mi permette di svolgere le cose che per altri sono normali, come correre, giocare a calcio, camminare a lungo, non posso cadere o sbattere perché mi faccio del male, e anche dentro sono molto fragile, proprio come le ali di una farfalla, infatti sono un bambino farfalla. Sicuramente non è facile vivere per le persone come me, ma se da una parte la natura mi ha tolto tanto, dall’altra mi ha regalato ANCHE TANTO. Mi spiego meglio: nel mio cammino ho incontrato tante persone che mi vogliono bene e che fanno in modo che si parli della mia malattia. Una di queste persone è Anna Mei, un’atleta di fama mondiale, una ciclista per I’esattezza, che il 6 ,7 e 8 dicembre a Montichiari, ha tentato e battuto il record mondiale di ventiquattrore non stop in un velodromo. Il giorno stabilito, sono partito con mia mamma da Torino e siamo arrivati in provincia di Milano dove ci siamo trovati con la mia seconda mamma che è Antonella, la mamma di Mattia , altro ragazzo farfalla, e insieme siamo partiti alla volta di Montichiari. Arrivati là I’emozione era forte perché finalmente conoscevo Anna. L’incontro è stato bello, lei ci ha abbracciati, ci ha voluto accanto per tutta la conferenza stampa, e alla partenza abbiamo fatto un centinaio di foto, poi lei si é piegata a pregare, e credo abbia pianto; si è poi messa in sella alla sua bici, una di quelle super tecnologiche, mai visto nulla del genere, e al gong…..via….per 24 ore !!!!! Incredibile, noi eravamo al centro del velodromo e la guardavamo girare e girare. Non so come abbia fatto, davvero me lo chiedo. Io, nel frattempo, mi sono riposato, sono andato in albergo a dormire con Mattia, mentre le nostre mamme con microonde e fornetti cucinavano e scaldavano cappuccini per tutta la notte per sostenere Anna, i giudici e tutti coloro che erano presenti. Le nostre, sono delle super mamme perché sono come angeli che arrivano a fare tutto, aiutano tutti, e ci fanno fare esperienze uniche, come questa appunto. Il sabato, quando mi sono svegliato, sono tornato al velodromo, e lei era ancora là che girava… e girava… ho pensato: “mamma mia, come farà? Chissà a che pensa, tante ore così…” Alle 14 circa mamma e mamma 2 avevano preparato la pasta per tutti ,e così ci siamo riuniti per mangiare e anche i giudici a turno si avvicinavano… ma ad un certo punto, un tonfo incredibile ci ha distolti dalle nostre chiacchiere: Anna era caduta!!!!! TUTTI a correre! Chi mangiava più? Attimi di terrore, non sapevamo che pensare, si sarà fatta male? Anna mi ha insegnato che dopo ogni caduta ci si rialza più forti che mai, infatti anche se aveva male ad una gamba in 5 minuti è rimontata in sella ed ha ripreso la sua gara. Una donna davvero straordinaria. Ha ricominciato a correre e correre fino alle 22 , quando, con 738 km, ha battuto il record detenuto da un’americana di 717 km….incredibile!!! Non posso descrivere la felicità di tutti noi e come eravamo emozionati: chi piangeva, chi esultava… io mi sono avvicinato e lei mi ha abbracciato, sottolineando ai giornalisti che quel record era per i BAMBINI FARFALLA, perché tutti sapessero che esistiamo, che “rari” non vuol dire soli. Ero felice davvero, Anna mi ha fatto volare mi ha fatto capire tante cose e ancora adesso sono emozionato. Dopo le foto, Anna finalmente ha mangiato un po’ di cose, credo che la sua pausa sia durata circa 40 minuti, poi convinta è risalita in sella perché doveva assolutamente arrivare ai 1000 km e fare un nuovo record mai tentato da nessuno. Ho pensato: “ma dove la prende tutta ‘sta forza. Lei così piccola… eppure ha continuato. Sono tornato in albergo e solo il mattino dopo ho appreso da mia mamma che a 902 km, dopo 32 ore, si era fermata, purtroppo non per sua volontà, ma perché era in pericolo di vita. Che dire: non ci sono molte parole per raccontare ciò che ho vissuto, sicuramente un’esperienza unica. Ho capito tante cose, ho capito che non devo arrendermi mai, che devo lottare , che al mondo ci sono persone straordinarie e altruiste che aiutano i meno fortunati; ho capito che Anna Mei, mi, ci vuole molto bene, e che la vita bisogna viverla nonostante la malattia. Sono tornato a casa la domenica stremato ma davvero felice. Anna con la sua farfalla sulla maglia ha fatto sì che tutte le farfalle, anche quelle che non ci sono più, volino molto in alto: GRAZIE ANNA MEI.

* (Nel rispetto per la persona del minore manteniamo l’anonimato, non pubblicando immagini o altri elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione.)

Paola Chiesa


Sulla raccolta differenziata

19/12/2013 / Buone prassi / 0 Comments

Raccolta differenziata per tutti

Ponte nelle Alpi, un Comune di 8.500 abitanti in provincia di Belluno, è il vincitore dei “Comuni Ricicloni” 2013, l’annuale iniziativa di Legambiente patrocinata dal Ministero dell’Ambiente : è arrivato primo sia perché applica la raccolta differenziata al 90%, sia perché è ultimo nella produzione di rifiuti pro-capite (30kg /anno).

Amministrazione illuminata, cittadinanza consapevole e partecipe, e ci guadagnano tutti. E quindi  perché non replicare questa esperienza anche altrove?