bla bla blogger 26 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Una delle cose più difficili, quando si lavora su se stessi, è quella di riuscire a distruggere ciò che noi stessi abbiamo creato. Per pigrizia, spesso, o per paura. In ogni caso, il nostro nemico principale è la mediocrità.
Ho iniziato a scrivere sul web commentando i post dei blogger che mi appassionavano. Commentare crea relazioni. È come sentirsi parte attiva di un qualcosa che senti anche tuo e puoi migliorare con un contributo, con un commento.
Incredibile come sostenibilità continui a essere una delle parole meno cercate su Google, meno capite e libere di andare oltre a sviluppo e ambiente. È la sostenibilità dei piccoli numeri. Media delle ricerche mensili per sviluppo sostenibile? Bassa, 5.400.
Ne scrivo molte, da sempre. Sono lettere solitarie, non le scrivo su carta, ma le conservo tutte nella mente. Lo faccio da quando ero bambina. Scelgo mentalmente la grana della carta, il suo colore, il tipo di penna, il luogo in cui vorrei trovarmi e inizio. Immagino di scrivere, correggo, lascio riposare, riprendo. Quando credo che le parole esprimano quello che dovrebbero, non ci penso più. Nel tempo, ho maturato l’idea che tutti i pensieri che rivolgo in questo modo a qualcuno arrivino a destinazione.
Ecco perché ho deciso di cancellarmi dai social! Perché non lasceremo dietro nulla di personale, con tutta questa velocità e questa impersonalità digitale. E lo trovo un enorme peccato.
Lascio perciò a voi i 266 hashtag da usare su Instagram per diventare una vera Business Rock Star.
I giornalisti, per deformazione professionale, sono abituati a eliminare ogni traccia di se stessi dal contenuto prodotto, a essere imparziali. Quando leggi i post di un blogger, tu senti la sua voce, e le storie che condivide gli appartengono.

Ovvero:

Insegui la stella che hai dentro. di Alessia Savi

Il tuo commento vale oro. di Diego Ricci

Sostenibilità è benessere interiore, amore, felicità. di Gloria Vanni

Con gli occhi sulla nuca. di Paola Giannelli

Intervista a Tiziano Fratus che si cancella da Facebook. Però posso whatsapp-arti? di Salvatore Sblando

266 hashtag da usare su Instagram per diventare una vera Business Rock Star! di Susanna Moglia

Scrivere per il web è come fare un pitch. di Giovanni Amato

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Bruna Athena, Valeria Bianchi Mian, Luca Borghi, Anna Pompilio, Marialuisa Sanfilippo, Monica Simionato, Gloria Vanni.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 7 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Da ragazzo vedi la possibilità di scappare dal nido come la terra promessa, il sogno proibito, la maturità dello spirito. Poi magari ti ritrovi a quasi cinquant’anni a vivere da solo, dopo mezza vita passata con mamma e papà e l’altra con la mamma dei tuoi figli, in un appartamentino vuoto, con le pareti grigie da imbiancare e un materasso buttato a terra che dovrebbe farti da letto.
Più o meno come un lifestyleblogger
Potresti almeno iniziare a misurare la tua attività su LinkedIn!
Saltando da un social network ad un altro non possiamo fare a meno di notare come le persone declinino se stesse sulle diverse piattaforme. Pur nelle distinzioni di comportamento o uso del social c’è una categoria che accomuna alcune persone, ma che forse non ci lascia così immuni: la denigrazione, svalutazione ed attacco dell’altro.
Occorrerebbe tornare al silenzio, alle parole non dette e alla comprensione dell’anima. In molte culture meditative esiste l’alto culto del silenzio come fonte infinitesimale di riflessione, ma nella nostra tutto ciò dove finisce?
…Si volta verso di te, prende il tuo viso fra le mani, ti guarda negli occhi sognante e dice: “Se io avrei una stella…”. Se io avrei… Se io avrei… Blackout. E’ decisamente meglio un gelato alla crema di nocciole e banane!
Ma perché in Italia la pubblicità comparativa è stata per lungo tempo una guerra combattuta a colpi di tabelle e di principi nutrizionali, quasi esclusivamente nel settore agroalimentare?

Ovvero:

Vivo da solo. di Dave Brick Pinza

I blogger della terza C. di Alessia Pesce

Come misurare la tua attività su LinkedIn. di Mirko Saini

Specchi riflessi: i commenti sul web. di Sonia Bertinat

Silenzio o Parole | Comunicazione verbale e non verbale. di Monia Taglienti

La solitudine della grammatica esatta e la sua inevitabile conclusione: gelato banane e crema di nocciole. di Alessandra Bruni

Pubblicità comparativa, Mediaset ci riprova. di Carlos Bellini

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Silvia Ceriegi, Valentina Coppola, Paola Forneris, Nick Murdaca, Anna Pompilio.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 16 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Iniziano presto i generatori d’ansia, in particolare al passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria. “Sospetto dsa”, “sospetto dislessia”, “sospetto ADHD” dicono, riferendosi a bimbi che non hanno ancora iniziato a leggere, scrivere e far di conto, se non in misura assai ridotta. Poco si parla invece delle abilità apprese rispetto all’inizio del percorso, poco si dice delle inclinazioni del bambino, del carattere, delle capacità di relazioni acquisite. Tutto passa in secondo piano rispetto ad un qualcosa che ha a che fare strettamente con la prestazione. Poi cresci e ti senti un’oca all’ingrasso, alimentata a forza con un imbuto in gola: come manager, il tuo tempo è una risorsa scarsa e preziosa; come libero professionista, il tuo tempo è denaro; come uomo o donna, il tuo tempo è vita. E ci servono come l’aria quegli strumenti che ci aiutano a risparmiare tempo, ottimizzandolo.
Allora sorge spontanea una domanda: che rapporto c’è tra narrazione ed efficacia delle pratiche educative? A fianco allo storytelling che tante aziende attuano perché è l’arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva, l’educazione professionale può, anzi, deve mostrare uno scarto: non narro per persuaderti, ma narro perché ciò serve a comprendere. I servizi educativi fanno fatica ad assolvere a questa funzione.
Persino Facebook dall’inizio del 2015 ha stretto sempre più le proprie maglie per indirizzare gli iscritti verso un uso più consapevole del social network. Tra i requisiti c’è quello di scegliere “il biglietto da visita” che meglio rappresenti la propria identità sul social network e a comprendere le differenze tra profilo privato, fan page, gruppi, anche perché il passaggio da un profilo privato a una pagina facebook non è proprio indolore.
Se si vuole allora evitare che una strategia imprenditoriale si riveli fallimentare, è necessario comunicare in modo tempestivo, non stravolgere completamente il progetto, rispettare i contratti, proteggere i dati degli utenti, prevedere un piano di eventuale crisi reputazionale che integri i social.
A questo punto è forse bene rispolverare anche le liste, per raccogliere nel modo migliore i ricordi e per non disperderli. Esse sono anche terapeutiche, una sorta di esorcismo contro il panico dell’oblio e la sensazione di perdita di memoria, di se stessi e della vita che fluisce senza forma. C’è una sorta di panico “a bassa intensità” che sembra a volte accompagnarci, e forse è quello che ci fa desiderare tra le mura domestiche il viaggio di un peperoncino, il fumo di una sigaretta, il profumo del caffè, il sapore di un bacio, il voler vivere in un sogno…

Ovvero:

Generatori d’ansia – Parte 1- La valutazione. di Elisa Benzi

I 3 strumenti chiave che uso per massimizzare il mio tempo su LinkedIn. di Luca Bozzato

Educazione: narrazione vs efficacia. di Anna Gatti

Come convertire il profilo in Pagina quando dà errore. di Maura Cannaviello

Come distruggere il proprio business. Adotta un Ragazzo e la sua strategia “scellerata”. di Angelo Cerrone

Le liste, che passione.  di Giovanni Manizzi

Habanero, tabacco e caffè, romanzo rosa tra Grado e Trieste. di Rita Fortunato

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Sonia Bertinat, Anna Pompilio.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 

 

 

 


I bambini farfalla

Anna Mei - Bambini farfalla
I bambini farfalla

Pensiamo che i social debbano essere uno strumento non solo per la creazione di relazioni, ma anche per la ricerca di contenuti, per la generazione e la condivisione di valori positivi. È il nostro modo di intendere la comunicazione, orientata alla condivisione con la comunità di riferimento.

In questa costante ricerca di contenuti e valori che possano contribuire all’evoluzione personale e sociale, capita a volte di incappare in gemme preziose… e la reazione non può che essere quella di condividere la scoperta, perché ci fa riconoscere come parte di un tutto che anche se ci risulta spesso incomprensibile, nello stesso tempo ci stimola ad integrarci, a comprenderci e ad essere solidali: una società evoluta appunto.

Come già molti di voi sanno, le parole di per sé non ci appassionano se non sono accompagnate da azioni coerenti; gli esempi invece ci temprano eccome: come questo che sono onorata di riportarvi…

Un ragazzo di terza media, un’atleta, una scuola che lascia il segno…*

“La mia vita è particolare, perché dalla nascita sono affetto da una malattia genetica che non mi permette di svolgere le cose che per altri sono normali, come correre, giocare a calcio, camminare a lungo, non posso cadere o sbattere perché mi faccio del male, e anche dentro sono molto fragile, proprio come le ali di una farfalla, infatti sono un bambino farfalla. Sicuramente non è facile vivere per le persone come me, ma se da una parte la natura mi ha tolto tanto, dall’altra mi ha regalato ANCHE TANTO. Mi spiego meglio: nel mio cammino ho incontrato tante persone che mi vogliono bene e che fanno in modo che si parli della mia malattia. Una di queste persone è Anna Mei, un’atleta di fama mondiale, una ciclista per I’esattezza, che il 6 ,7 e 8 dicembre a Montichiari, ha tentato e battuto il record mondiale di ventiquattrore non stop in un velodromo. Il giorno stabilito, sono partito con mia mamma da Torino e siamo arrivati in provincia di Milano dove ci siamo trovati con la mia seconda mamma che è Antonella, la mamma di Mattia , altro ragazzo farfalla, e insieme siamo partiti alla volta di Montichiari. Arrivati là I’emozione era forte perché finalmente conoscevo Anna. L’incontro è stato bello, lei ci ha abbracciati, ci ha voluto accanto per tutta la conferenza stampa, e alla partenza abbiamo fatto un centinaio di foto, poi lei si é piegata a pregare, e credo abbia pianto; si è poi messa in sella alla sua bici, una di quelle super tecnologiche, mai visto nulla del genere, e al gong…..via….per 24 ore !!!!! Incredibile, noi eravamo al centro del velodromo e la guardavamo girare e girare. Non so come abbia fatto, davvero me lo chiedo. Io, nel frattempo, mi sono riposato, sono andato in albergo a dormire con Mattia, mentre le nostre mamme con microonde e fornetti cucinavano e scaldavano cappuccini per tutta la notte per sostenere Anna, i giudici e tutti coloro che erano presenti. Le nostre, sono delle super mamme perché sono come angeli che arrivano a fare tutto, aiutano tutti, e ci fanno fare esperienze uniche, come questa appunto. Il sabato, quando mi sono svegliato, sono tornato al velodromo, e lei era ancora là che girava… e girava… ho pensato: “mamma mia, come farà? Chissà a che pensa, tante ore così…” Alle 14 circa mamma e mamma 2 avevano preparato la pasta per tutti ,e così ci siamo riuniti per mangiare e anche i giudici a turno si avvicinavano… ma ad un certo punto, un tonfo incredibile ci ha distolti dalle nostre chiacchiere: Anna era caduta!!!!! TUTTI a correre! Chi mangiava più? Attimi di terrore, non sapevamo che pensare, si sarà fatta male? Anna mi ha insegnato che dopo ogni caduta ci si rialza più forti che mai, infatti anche se aveva male ad una gamba in 5 minuti è rimontata in sella ed ha ripreso la sua gara. Una donna davvero straordinaria. Ha ricominciato a correre e correre fino alle 22 , quando, con 738 km, ha battuto il record detenuto da un’americana di 717 km….incredibile!!! Non posso descrivere la felicità di tutti noi e come eravamo emozionati: chi piangeva, chi esultava… io mi sono avvicinato e lei mi ha abbracciato, sottolineando ai giornalisti che quel record era per i BAMBINI FARFALLA, perché tutti sapessero che esistiamo, che “rari” non vuol dire soli. Ero felice davvero, Anna mi ha fatto volare mi ha fatto capire tante cose e ancora adesso sono emozionato. Dopo le foto, Anna finalmente ha mangiato un po’ di cose, credo che la sua pausa sia durata circa 40 minuti, poi convinta è risalita in sella perché doveva assolutamente arrivare ai 1000 km e fare un nuovo record mai tentato da nessuno. Ho pensato: “ma dove la prende tutta ‘sta forza. Lei così piccola… eppure ha continuato. Sono tornato in albergo e solo il mattino dopo ho appreso da mia mamma che a 902 km, dopo 32 ore, si era fermata, purtroppo non per sua volontà, ma perché era in pericolo di vita. Che dire: non ci sono molte parole per raccontare ciò che ho vissuto, sicuramente un’esperienza unica. Ho capito tante cose, ho capito che non devo arrendermi mai, che devo lottare , che al mondo ci sono persone straordinarie e altruiste che aiutano i meno fortunati; ho capito che Anna Mei, mi, ci vuole molto bene, e che la vita bisogna viverla nonostante la malattia. Sono tornato a casa la domenica stremato ma davvero felice. Anna con la sua farfalla sulla maglia ha fatto sì che tutte le farfalle, anche quelle che non ci sono più, volino molto in alto: GRAZIE ANNA MEI.

* (Nel rispetto per la persona del minore manteniamo l’anonimato, non pubblicando immagini o altri elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione.)

Paola Chiesa