bla bla blogger 6 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

I tempi stanno cambiando, e nella terra di Evita e del Che, le bambine cominceranno a crescere con nuovi modelli di donna: Frida Kahlo e Violeta Parra. Non sono bellissime, nè perfette, nè un esempio di sex symbol. Sono donne normali, ma con un fascino assolutamente travolgente e una personalità brillante, anticonformista, ribelle, femminista.
Come indossare i collant e non perdere lo stile?
Sicuramente non serviranno per percorrere l’entroterra marocchino e dirigersi a Merzouga, piccolo villaggio situato ai piedi delle grandi dune sabbiose di Erg Chebbi.
Siamo diventati agili portatori di futuro e le nostre conversazioni sociali sono concise e rapide, racchiuse tra il pollice e l’indice di una sola mano. Consumiamo una vita immateriale, come ologrammi di noi stessi, condannati a comunicare perché senza l’assidua e costante presenza nel mondo virtuale, noi non esistiamo. Non è più un gioco, siamo diventati ritmo e velocità.
L’approvazione è una elementare esigenza umana. Ma la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
Se in un gruppo di lettura di Facebook apparisse uno status in cui si propone di scambiarsi il numero di telefono per creare un gruppo su WhatsApp con l’obiettivo di chiacchierare di libri, esattamente ciò che già si fa sul social, che faresti?
In realtà, se hai un blog e qualcosa ti entusiasma, vorrai sicuramente parlarne lì. Perché da qualche parte c’è sempre qualcuno che ti legge…

Ovvero:

Noi, le anti-principesse di oggi. di Valentina Zaira Chendi

Come indossare i collant: 5 consigli per te! di Paola Attanasio

Merzouga, Erg Chebbi e il deserto in Marocco. di Gian Luca Sgaggero

La rapidità di Calvino e la tana del bianconiglio. di Mimma Rapicano

Phone number-sharing. Se gli sconosciuti (tanti) si scambiano numeri su Facebook. di Federica Colantoni

Si copre di escrementi e dice al medico: “Ti piaccio così?”  di Francesco Mercadante

5 cose che ho imparato aprendo un blog. di Anforhà

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Sonia Bertinat, Eliana Lazzareschi Belloni, Dana Donato, Nick Murdaca, Lucia Scalzo, Santa Spanò.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 28 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Dell’Accademia della Crusca si sa poco: circolano notizie circa l’inoppugnabilità delle sue teorie, la solennità dei suoi costumi e l’inaccessibilità dei suoi membri, ma non si racconta che, nel XVI secolo, quando nacque per iniziativa di Leonardo Salviati, era composta da un gruppo di giovani spensierati, chiamati “crusconi” proprio perché parlavano a vanvera. Essi, pur parlando a vanvera, come si diceva all’epoca, si mostrarono subito intransigenti e intolleranti verso qualsiasi parola che non appartenesse alla purezza della lingua. Ma la correttezza del discorso non si ottiene di certo chiudendo gli occhi sul valore d’uso.
Quello che non capisco è per quale motivo l’uomo che legge il giornale o un libro viene considerato colto e attento a ciò che succede nel mondo, mentre chi usa lo smartphone è un decerebrato. Magari anche lui sta leggendo un articolo di giornale, o un libro. Oppure sta curando il proprio blog, che, come il Tamagotchi, non vive certo di vita propria e deve essere nutrito, curato e coccolato, per avere anche un profilo efficace e curato. Altrimenti muore, e ti dovrai pure occupare della salma.
Pare che la gran parte del nostro malessere abbia origine psichica, morbus sine materia. Un disagio che principia quando il vivente entra in un cortocircuito comunicativo, per cui il linguaggio che utilizza, non è più in grado di stabilire una relazione costruttiva con il mondo, di comprenderlo o di determinarlo. A questo punto meglio rendere anonimi i dati di Google Analytics, almeno nessuno potrà risalire alla tua identità, non si sa mai come verrebbe interpretata! E se fossi un “mammo”?

Ovvero:

Anche all’Accademia della Crusca si parlava a vanvera! di Francesco Mercadante

Il tuo blog è come un Tamagotchi. di Francesco Ambrosino

Come ottimizzare il tuo profilo Google Plus. di Luca Borghi

La danza dei Nani. Capitolo XIX di Sofia Rocca Binni

Simboli che curano di Massimo Silvano Galli

Come rendere anonimi i dati di Google Analytics. di Andrea Toxiri

#PensieriBarbarici: Mammo e papà. di Barbara Santagata

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Bruna Athena, Sylvia Baldessari, Annarita Faggioni, Daniele Maisto, Francesco Mercadante, Elisabetta Pagano, Stefano Pediconi.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


E-commerce sostenibile

e-commerce

 

Il problema dell’e-commerce è davvero la pausa estiva?

“Come acquistare in sicurezza sotto l’ombrellone”, leggevo in questi giorni…

In effetti è vero, è proprio un piacere acquistare dai grandi players dell’e-commerce: 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno e servizio ineccepibile; poi ci sono gli altri…i piccoli, ai quali mi riferisco spesso per poterne fare emergere le esigenze; quelli che se ricevono un ordine ad agosto da un cliente che è sotto l’ombrellone per giunta, maledicono la sorte avversa perché l’impiegata è in ferie, perché devono verificare l’avvenuto pagamento, perché devono procedere a spedire la merce (impacchettare il prodotto, chiamare il corriere, farsi trovare dal corriere) perché per evadere l’ordine devono sospendere l’attività che stavano svolgendo. Insomma è vissuto tutto come un dovere, dimenticandosi che grazie all’e-commerce hanno acquisito un cliente che normalmente sarebbe stato irraggiungibile, se non altro da un punto di vista geografico.

Peraltro in Italia solo 1 sito su 4 è ottimizzato per l’e-commerce mobile, nonostante gli acquisti da device si attestino sul 20%

I dati relativi all’e-commerce sono positivi e seguono un costante trend di crescita, ma quali ricadute concrete hanno sulla realtà territoriale?

Il punto vero è che l’e-commerce in Italia è una bella realtà ancora solo per pochi. Guardando al lato positivo della cosa, ciò significa che abbiamo un ottimo margine di miglioramento!

Se un’azienda decide di intraprendere questa strada che succede?

Può capitare ad esempio che ci si ricordi di essere iscritti alla Camera di Commercio, quell’ente che una volta all’anno si ricorda di te per il pagamento del diritto annuale, e l’associazione mentale può facilmente innescarsi: commercio elettronico=Camera di Commercio.

Magari! Adempimenti amministrativi, fiscali e normativi, scelta della piattaforma e-commerce, forme di pagamento sicure, creazione del catalogo prodotti, redazione di contenuti, organizzazione della logistica, supporto clienti pre e post vendita, sono tutte tematiche non proprio banali che il piccolo imprenditore si trova a dover affrontare di fatto contemporaneamente e presso soggetti diversi (commercialista, consulente legale, Agenzia delle Entrate, Comune, sofware house, spedizioniere, banca, personale dell’azienda), senza sapere da che parte iniziare. ll tutto dando per scontato di avere un accesso alla rete veloce

Al che è veramente curioso che da un lato ci sia una proliferante letteratura positiva sull’e-commerce che spinge le aziende ad investire nel settore, mentre dall’altro si avverte l’attrito rappresentato dagli enti che a vario titolo  dovrebbero essere strutturalmente d’aiuto e di incentivo nei confronti delle aziende stesse: per esempio la Camera di Commercio, che è anche un osservatorio privilegiato in grado anche di prevedere verosimilmente la direzione del mercato locale; per esempio la Regione attraverso il suo Assessorato alle Attività Produttive, con azioni propositive incisive; e perché non includere anche i Comuni?

Ferma restando l’assoluta libertà di ogni azienda di procedere secondo la procedura che ritiene migliore nel mare magnum del mondo e-commerce, attraverso consulenti, agenzie, guru ecc, balza agli occhi l’ingiustificata assenza del livello di politica istituzionale attiva; dato il valore economico che l’argomento rappresenta, perché non gestire un intervento positivo congiunto e sinergico tra più soggetti, in grado di declinare sul territorio la spinta innovativa per rilanciare qualità e inventiva delle nostre imprese? Le mutate forme di relazione e le interdipendenze crescenti tra i soggetti pubblici e privati di una realtà territoriale, di fatto impongono nuove modalità di approccio, secondo procedure e metodologie condivise che, se finalizzate a gestire il cambiamento che avanza, non potranno che dare risultati in ottica di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Già, perché la sostenibilità in sé non esiste, la si costruisce e se ne misurano gli effetti in termini di sviluppo.

Paola Chiesa


Social Network: come utilizzarli

Utilizzare bene i Social Network

Per fare social devi essere social, ma per essere social come si fa ? Forse bisogna condividere, ma che cosa? Non basta cliccare il tasto “condividi” sui social network. Serve condividere la propria idea con altri, affinché si crei la comunità. La condivisione ha senso se sei convinto di quell’idea, di quell’azione, se la animi, le dai strada, la correggi grazie al confronto con altri, altrimenti la comunità rischia di confondersi facilmente con un gregge…

Come diceva George Bernard Shaw, “se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce la scambiamo, allora tu e io abbiamo sempre una mela ciascuno; ma se tu hai un’idea, e io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”.

In effetti sui social non è però raro imbattersi in persone che nella vita “offline”appaiono miti e gentili, mentre quando surfano online, facilmente si trasformano in violenti commentatori e perfidi critici delle iniziative altrui, si comportano con arroganza e presunzione verso persone che non conoscono e di cui ignorano la storia, impietosi e spesso scorretti.

E magari sono gli stessi che portano il cane a spasso, che aiutano la vicina a trasportare la spesa, gli stessi che tutti i giorni svolgono il loro lavoro umilmente, e magari a loro volta subiscono critiche ingiuste… gli stessi che mai userebbero lo stesso tono acido e sgradevole verso le persone che conoscono.

Ecco allora che il social network, tranquillizzandoci perché come un separè ci consente di svestirci senza essere visti, svolge in realtà una funzione maieutica, estraendo da noi i lati più belli e preziosi, ma anche gli aspetti più problematici; in quest’ultimo caso è doveroso evitare che l’avventore dei social esca del tutto dal separè!

Quindi per “fare ed essere” social non basta condividere il “che cosa”, è fondamentale anche “con chi”. E ancora non basta, perché ci serve anche il “dove”. Al di là delle diverse classificazioni accademiche dei social networks secondo criteri di relazione, interessi, collaborazione, l’autentico carattere social di un individuo può essere misurato verificando la corrispondenza equilibrata tra la sua dimensione online e la relativa trasposizione offline, secondo un filo conduttore che potremmo anche chiamare coerenza.

Paola Chiesa – Daniela Savino