bla bla blogger 13 ottobre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

“Rughe” è una storia a fumetti che con delicatezza e realismo racconta la storia dei malati di Alzheimer. Ed è pregevole il tentativo di raccontare vicende così dolorose in modo semplice, senza scadere nel banale o nel sentimentalismo, anche se, ancora una volta, ci domanderemo che vita è la nostra quando i ricordi sono fuggiti via da noi…
Alle volte succede che ti trovi con una corda rotta, con qualcosa di indispensabile che ti manca, magari per il lavoro, magari per la vita privata. Si tratta allora di applicare il proprio talento a una situazione inaspettata.
L’importante è non sottovalutare mai l’importanza di una domanda. Soprattutto, mai sottovalutare i rischi di una domanda posta male. A cominciare dall’headline, il cuore di qualsiasi testo.
E’ vero, non è facile variare temi e argomenti in un blog di nicchia, perché il rischio di scrivere articoli fotocopia è sempre dietro l’angolo.
Però puoi sempre prendere i tuoi lettori per la gola! E Pinterest è un vero e proprio paradiso per gli appassionati di food e di tutto ciò che gli appartiene: strumenti, idee, abbinamenti food & drink.
L’uomo per natura è abituato a dividere, catalogare e associare, a ricercare un ordine che renda determinate azioni istintive, che non richiedano un elevato dispendio di energie.
Come la tecnica per rendere efficace la condivisione di una notizia su Twitter

Ovvero:

Leggere a fumetti #1: Rughe, Paco Roca. di Bruna Athena

Il violino rotto. di Andrea Girardi

Headline: il potere della (giusta) domanda. di Valentina Falcinelli

3 idee per evitare articoli “fotocopia”. di Roberto Gerosa

Pinterest, food e comunicazione on line. di Luca Borghi

Spazio negativo e web design minimale. di Enzo Morandini

Le notizie chiamano, Twitter risponde. di Simone Bennati

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Sonia Bertinat, Antonio Dimitrio, Roberto Geroda, Lulu Lulu, Antonella Passini.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 16 luglio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Menu di navigazione: gli errori da evitare. di Fabio Piccigallo

Fatti trovare su LinkedIn!  di Maria Cristina Pizzato

Quando utilizzare Pinterest per il proprio business? di Giulia Bezzi

Tumore: un caso di comunicazione sfortunata. di Maria Grazia Piemontese

Il piacere di raccontare: te lo ricordi? di Marco Freccero

Max Serradifalco, Google Heart e il pianeta Terra come non l’avete mai visto. di Santa Spanò

Dormire in un faro sul mare: un sogno che diventa realtà. di Manuela Vitulli

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Sonia Bertinat, Luca Borghi, Valentina Coppola, Emma Frignani, Santa Spanò.

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 10 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Nel content marketing la creazione di contenuti di qualità è legata tanto alla capacità di storytelling aziendale e di comprendere correttamente i bisogni espressi dai propri clienti, quanto alla capacità di utilizzare in modo creativo i contenuti disponibili al fine di produrne di nuovi.
Non esistono clienti incontentabili. Ci sono clienti che non conoscono le difficoltà del tuo lavoro, delle modifiche o delle implementazioni che ti stanno chiedendo. Sta a te farglielo comprendere senza però mai salire in cattedra. In ogni caso il cliente più esigente è anche quello che ti spinge al miglioramento, a cercare alternative e soluzioni meno ovvie.
Se poi devi scrivere un testo ma non bastano le parole per descrivere un profumo, un colore, come quello delle onde infinite di cespugli viola di lavanda che si susseguono senza tregua, come un mare dal profumo pungente, ma rilassante, allora prendi l’auto, vai in Provenza e scatta delle belle foto.
Poi usa Pinterest, così avrai modo di catturare l’attenzione degli altri utenti sfruttando più sfaccettature di un solo argomento.  Già, perchè spesso il problema è proprio cercare l’immagine “perfetta”, quella che meglio si adatta al nostro post. E in questa fase si perde molto tempo, andando sui vari siti di stock photo e di immagini royalty free. Con Pinterest avrai invece mille modi per raccontare una solita cosa: per colore, per forme, per utilizzo.
La libertà di movimento che abbiamo grazie al fatto di utilizzare sempre di più notebook e tablet, non significa che lavorare stravaccati sul divano, nelle posizioni più improbabili sia una buona idea, in particolare se lo si fa per molte ore, e se non si hanno più vent’anni. Pochi semplici accorgimenti, ci permetteranno di lavorare col computer senza doverci per forza ammalare, ingobbire, accecare, ecc. E poi è giunta anche l’ora di farla una riflessione educativa su un uso consapevole della rete… Non lasciamo i nostri intenti ai 140 caratteri, ma proviamo a creare connessioni e non solo in termini digitali, ma anche di senso, di idee, di esperienze e di significato. Perché il confine tra reale e virtuale è piuttosto sottile, uno specchio davanti a noi, con il rischio di non capire da quale parte del riflesso stiamo.

Ovvero:

Content Marketing: a che livello sei? di Fabio Piccigallo

Come gestire il cliente che (non) sa quello che vuole. di Mirna Pioli

Una terra color lavanda: la Provenza. di Martina Sgorlon

8 consigli per utilizzare al meglio Pinterest. di Elisa Spinosa

Essential Tools: un’utilissima raccolta di immagini free. di Francesco Ambrosino

Lavorare al computer è più duro di quanto pensi. di Lorenzo renzulli

#EducativoDalWeb – Seconda puntata. di Sylvia Baldessari

Le adozionie e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Bruna Athena, Sonia Bertinat, Valeria Bianchi Mian, Danila Ceschi, Monica D’Alessandro Pozzi, Annarita Faggioni, Francesco Mercadante

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 


bla bla blogger 3 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Insieme alla consapevolezza, ciò che aiuta a “sopravvivere imparando” tra le molteplici sfide è  la creatività. Che non è perdersi nel fare (ah… la condanna del “multitasking”, soprattutto per le donne) ma essere “trasformative”, generare cambiamenti, percorrere opzioni nuove, ma anche costruire ponti e alleanze tra persone, condividere parole nutrienti e silenzi densi di possibilità.
La verità non è mai bianca o nera, è nelle sfumature. E i colori sono tutti lì, devi solo saperli osservare, come nei film di Sorrentino, dove ad ogni visione i colori cambiano, perché ad essere diverso sei tu ed il tuo punto di vista.
Proprio le tue sfumature diventano importanti se sei alla ricerca di un lavoro nello sterminato panorama di offerte che Internet ci propone. Se sei uno scrittore per esempio, anziché proporre il solito contenuto di testo, dovresti assolutamente abitare Pinterest, un social network visuale per parlare ad esempio del “dietro le quinte” e promuoverti lasciando ad altri l’uso esclusivo di noia e banalità. Chi si imbatte nel nostro profilo social, decide in pochissimo tempo se quello che ha appena visto lo ha colpito o non gli è piaciuto per niente.
Una volta capiti gli ingredienti, ciò che davvero conta è la ricetta, cioé il metodo che ti servirà per analizzare la pietanza da creare (obiettivo) e capire come metter insieme gli ingredienti (strumenti) al fine di cucinarla nel migliore dei modi, evitando errori grossolani. Il metodo in realtà è uguale per tutti i progetti, per tutte le aziende e in qualunque settore. Ciò che davvero cambia non è il metodo, ma la sua applicazione. Il marketing non è una battaglia di prodotti, è una battaglia di percezioni. Sono queste ultime che ci fanno scegliere chi crediamo esser “lo specialista” per la soluzione dei nostri problemi.
Ora che sai proprio tutto, non ti resta che alzarti dal letto pronta per fare il tuo dovere il meglio che puoi, nonostante tu abbia la retromarcia inserita; nonostante il lavoro che fai lo fai soltanto perché lo vivi come una necessità; nonostante la tua testa e la tua esperienza ti dicano di farlo in un modo e, invece, devi necessariamente farlo in un altro; nonostante tu viva in un mondo di CuGGGini che ti guardano dall’alto in basso sempre pronti a dirti cose del tipo: “Ma come, non sapevi che era meglio fare così?”, oppure “Sì sì, questo tool lo conosco già da una vita”, o ancora “Il mio metodo è decisamente migliore”. Vuoi un consiglio fraterno? Inizia la giornata con una danza maori, rituale e propiziatoria, perché in fondo sei una guerriera nella quotidianità.

Ovvero:

Guerriere – Monica S. feat. Pontitibetani. di Monica Simionato

Youth—La giovinezza: un film sulle sfumature della vita. di Francesco Ambrosino

Cercare lavoro su internet: roba da professionisti. di Simone Bennati

Pinterest per scrittori ed editori | Guida rapida. di Alessandra Zengo

Come ottimizzare il tuo profilo Google Plus. di Luca Borghi

Web Marketing: ecco la ricetta. di Alessandro Sportelli

“Tu che sei tutta copy…” di Valentina Coppola

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Annarita Faggioni, Rita Fortunato, Alessandro Nasdrovian Mariani, Matteo Pogliani.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


bla bla blogger 26 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Anche quando si dà sfogo alla propria indole, ci dedichiamo comunque a qualcun altro. Perché, in fin dei conti, non si smette mai di trasmettere un messaggio. Come il viaggio di Siddharta che tocca varie tappe ognuna delle quali lo fa evolvere, distruggere, fino quasi al suicidio, per poi alla fine toccare con mano la liberazione del proprio Io. La ricerca del proprio percorso è come un vortice, ma la ricerca della verità cambia di volta in volta e lui stesso arriverà a tante verità nella sua vita. Perché non esiste un’unica verità. Esiste in effetti un’evidente  peregrinazione, come quella del freelance, alla continua ricerca di nuove opportunità, facendo attenzione a non perdersi nella disorganizzazione. Ecco perché Pinterest ha avuto così tanto successo, perché dopo il primo impatto di smarrimento, ti trasmette in realtà una sensazione di organizzazione, precisione e senso estetico. Una scelta vincente quella dei suoi ideatori, che dal 2010 l’hanno portato ad essere oggi il secondo social network negli  Stati Uniti!
Può anche essere che stimolare la ricerca ti porti a desiderare di autopubblicare ciò che scrivi, attraverso il self-publishing, badando di trovare anche in questo campo la corretta via… per scrivere la tua storia: semplice o complicata? Non c’è scritto da nessuna parte che si debba per forza pensare a una storia con una dozzina di personaggi, e tutto quello che si portano dietro di case, ambienti, modo di parlare e di vestire, e via discorrendo. Invece si sceglie proprio una storia del genere. Ci si crea dei problemi. Perché la realtà è complicata, è vero, ma bisogna anche saperla raccontare. Un po’ come imparare a trasmettere fiducia, raccontando ogni giorno il nostro lavoro e trasmettendo informazioni utili; non temiamo di prendere per mano i nostri lettori e clienti, per accompagnarli lungo un percorso che noi già ben conosciamo ma che per loro è oscuro ed impervio. Così abbiamo una concreta chance di arrivare alla condivisione, quell’atto coraggioso ed intimo tanto ambito.Ti sembro matta? Tanto i matti non esistono… chiedilo a uno psicologo. Ma per favore, non fargli mai questa domanda: “Stanotte ho sognato un’auto a forma di colibrì, però di colore più simile a quello di un coleottero geneticamente modificato. Sulla macchina c’erano i Flinstones e stavano ascoltando una musica metallara a tutto volume. Tu che sei psicologo, cosa significa questo sogno”?

Ovvero:

#Libriamo in volo con Herman Hesse e Siddharta una guida alla ricerca di se stessi.  di Daniele Maisto

Come organizzare la giornata-tipo del freelance. di Lorenzo Renzulli

Come usare Pinterest, il social network delle immagini. di Luca Borghi

By Your Self-publishing: siti utili per gli autori indie. di Annarita Faggioni

Storia semplice o storia complicata? di Marco Freccero

Fiducia, non traffico. di Laura Lonighi

Lo psicologo come il Minotauro. di Laura Salvai

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Valeria Bianchi Mian, Rita Fortunato, Alessandro Nasdrovian Mariani,  Roberta Vacca.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


A cosa servono i social media?

socialmedia
Dai social media ai social networks

C’è una differenza dottrinale tra i social media e i social networks, secondo cui i primi sono un veicolo, un mezzo per condividere un qualsiasi contenuto, documento, video o immagine con un pubblico di ampie dimensioni; per intenderci la piattaforma tecnologica (facebook, twitter, google+ ecc.); mentre i social networks sono reti sociali, più persone che condividono gli stessi interessi (culturali, religiosi, lavorativi ecc.).

Eppure c’è uno stretto legame tra gli uni e gli altri. Vediamolo in concreto, passando velocemente in rassegna i social media più utilizzati, secondo il nostro tipico  approccio pragmatico.
Facebook: è come sfogliare una rivista nella sala d’aspetto del dentista, guardando le vite degli altri;
Twitter: è il qui ed ora, un lampo, è come il fioretto, dove devi colpire il bersaglio avendo iniziato l’attacco prima dell’avversario;
LinkedIn: è l’architetto che costruisce la propria casa nel tempo, badando ai particolari e documentandone le varie fasi progettuali e realizzative;
Pinterest: è il film che vai a vedere al cinema, perché solo lì trovi rappresentata la vita senza le sue parti noiose;
Instagram: è il perfezionismo, il gusto per i dettagli e la qualità; come quando esci dall’estetista e ti senti la donna più bella del mondo;
Google+: è la sicurezza di soddisfare gli ospiti cucinando il tuo piatto forte.

Si ma se è tutto come nella vita, quella vera, allora a che servono i social media? Tanto vale…

In effetti  dipende da che prospettiva guardiamo i social: per un’azienda l’interesse sarà principalmente quello di promuovere il brand e presentare un’immagine allettante dei propri servizi e prodotti; per una Pubblica Amministrazione, i social media  saranno strumenti di informazione, di ascolto, di dialogo, di agevolazione nell’erogazione dei servizi al cittadino (per approfondimenti sulla PA suggeriamo questo studio sulle social media policy); per un cittadino, l’interesse sarà quello di entrare in contatto con amici, aziende e Pubblica Amministrazione, al fine di interagire e condividere stati d’animo, informazioni, gusti, esperienze, idee.

Ricapitolando, sui social media le aziende  cercano i cittadini e la Pubblica Amministrazione, la Pubblica Amministrazione cerca i cittadini e le aziende, i cittadini cercano le aziende e la Pubblica Amministrazione. Tutti cercano tutti, ma poi off line ognuno si comporta come se non avesse bisogno di nessun altro.
E’ un bluff?
No, è che al momento siamo centrifugati in un think tank di hackathon, open government, smart community, social innovation, mappathon, piattaforme collaborative e digital party,  con tanto di sentiment, per carità. Ma manca la comunità, quella che per esistere, oltre alla disponibilità di informazioni (quindi dati, e magari anche open data), presuppone conoscenza e identificazione dei bisogni, affinché possa nascere anche una condivisione di interessi, quindi una collaborazione finalizzata al raggiungimento di obiettivi. Se ci sono questi ingredienti minimali, allora può nascere la rete sociale, il social network; grazie anche ai social media, che possono sostenere la creazione di intelligenze collettive a vantaggio della comunità territoriale.
Tutto il resto è traffico… utile per qualcuno, purtroppo non per il cittadino.

Paola Chiesa

 


Let’s dance!

social network
Social network

Non importa quale social network usi di più…che sia facebook o twitter o google+ o pinterest o altro poco importa… di base c’è che cerchi un contatto con l’ambiente circostante, per osservarlo, migliorarlo, criticarlo, condividerlo…
Che tu lo voglia o no, diventi l’anello di una catena, una maglia della rete: se debole o forte sta a te deciderlo, dipende da quanto sarai in grado di interagire nella comunità di riferimento, e di far sentire la tua voce. Con l’accortezza di non essere un anello né troppo forte né troppo debole, perché in entrambi i casi il risultato è identico: la catena si spezza.

Che dire, un bell’esercizio di equilibrio e di coscienza collettiva! Quindi balliamo!