bla bla blogger 27 maggio 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La mamma di una donna che viaggia l’ha già resa libera il giorno in cui è uscita dalla sua pancia. Che poi superare confini è bello, ma anche voltare l’angolo non scherza. L’ultima volta comunque sono scivolata sull’asfalto umido, accarezzandolo con le braccia morbide e irrigidendo quella maledetta caviglia tatuata. Quando le cose non vanno, trova un motivo per sorridere. Accettando il tuo lato più sognatore, avrai la possibilità di conoscere persone che, malgrado tutto, continuano a combattere per i loro ideali con un sorriso sul viso. Persone colorate. E se hai la capacità innata di “umanizzarti” raccontando la tua quotidianità in maniera totalmente spontanea e, se vogliamo, ordinaria, tranquillizzante, potresti persino trollare i tuoi stessi troll.
Ma quanto costa la gestione di un canale social media? Lasciando perdere il banzai di turno che ci strappa il progetto da sotto il naso con un’offerta economica da fame, ci sono comunque dei punti imprescindibili, senza i quali il brand non arriverà mai all’obiettivo prefissato. Uno di questi è lo stile, la capacità che si ha di rendere il proprio pezzo accattivante, appetitoso, irresistibile. Uno stile finalizzato a portare l’utente al fatidico click, ovvero quello sul link diretto al proprio blog. E Twitter è uno di quei territori in cui un blogger ha il dovere di far sbarcare il proprio stile.

Ovvero:

La Mamma di una donna che viaggia. di Eli Sunday Siyabi

#onMOway, il mio viaggio on the road tra Veneto ed Emilia-Romagna. di Martina Sgorlon

Questa mattina sono scivolata. di Eleonora Nila Viganò

Quando è tutto nero, cerca i colori. di Rita Fortunato

Fenomenologia di Gianni Morandi: cosa possiamo imparare dal Community Manager del momento. di Arianna Rossi

Quanto costa la gestione di un canale social media? di Alessandro Pozzetti

Dal blog a Twitter: come condividere efficacemente un post. di Simone Bennati

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Cristina Arnaboldi, Bruna Athena, Federica Farinelli, Dimmi Luna, Alessandro Nasdrovian Mariani,  Matteo Pogliani.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa


Tutti parlano di buoni propositi…

Buoni propositi
Buoni propositi per l’anno nuovo

E allora ecco i nostri buoni propositi, o meglio quelli che ci piacerebbe vedere applicati; abbiamo pensato a qualcosa di (ovviamente) diverso ed originale:

se sei un filosofo chiamala successione di Fibonacci, se sei più pragmatico chiamala realtà aumentata.

0 Chi non ha nulla da dire volendo potrebbe anche restare in silenzio
1 Tutti quelli che dispensano consigli su come fare per ottenere il meglio dai social, per una volta potrebbero limitarsi a darli se gli vengono richiesti
1 Cosa ci fai sul piedistallo col ditino alzato? O sei un direttore d’orchestra oppure scendi dai e siediti con gli altri, magari in cerchio…
2 E per una volta chiedere consigli? Ad esempio su come viene percepito il proprio modo di agire, la
propria persona; è indice di umiltà, modestia e rispetto degli altri, in particolare di quelli con cui desideri interagire
3 Il personal branding non vale solo per il cliente; potresti stupirti a scoprire, bevendo il caffè in un bar senza wifi, che la gente si fida di te perché gli hai dimostrato umanità o gli hai dedicato semplicemente parte del tuo tempo prezioso
5 Siccome social non significa né nicchia né trendy né elite, ma deriva da societas, composta da tanti socii, cioè compagni, amici, alleati, che variamente aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni, non avere paura degli sconosciuti, sii sufficientemente curioso per capire se il loro obiettivo è sovrapponibile al tuo!
8 Una rete di persone, aziende ed enti? Perché non chiamarla Comunità?