bla bla blogger 22 dicembre 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

La community di  #adotta1blogger consiglia oggi la lettura dei seguenti post ed articoli “adottati”, ovvero  che sono stati divulgati attraverso i canali social della community con spirito di condivisione, per veicolare e diffondere informazione, formazione e cultura.

Buona lettura!

Tutto ci ruota attorno vorticosamente. Dalla sveglia alla buonanotte. Cesso, doccia, caffé, camicia, smartphone, macchina, lavoro, colleghi, mensa, pc, metropolitana, supermercato, divano, tv, cena, lei, vino, piatti, letto, noi.
Poi ci sono le varie società di credito britanniche che eseguono ricerche in tempo reale col fine di localizzare sui nostri profili sociali eventuali esternazioni personali, negative, di carattere economico.
Credo che ognuno debba costruire il suo proprio universo di abitudini e rituali, che gli permettano di affrontare la vita, ripristinando di continuo quella sorta di equilibrio fluido che pavimenta la nostra esistenza.
Un conto è demitizzare e un conto è demolire.
Molte leggende si narrano su Tin Hinan, passano di bocca in bocca, e ispirano poetesse e poeti, narratori e narratrici con i suoi misteri, lasciando tracce come il vento sulle dune.
Mi metto a leggere “Acqua nera” di Joyce Carol Oates perché mi serve qualcosa di breve prima dell’inizio di un gruppo di lettura su Camus.
Conosci le origini del logo di New York?

Ovvero:

Fallo piano. di Centocaratteri

Sei un cattivo pagatore? Lo dicono i social. di Alessandro Pozzetti

Concentrazione e pesci rossi. di Emma Frignani

61. Neorealism. di Emanuele Secco

C’era una volta una regina… di Tatiana Martino

In breve: “Acqua nera” di Joyce Carol Oates. di Valentina Accardi

Milton Glaser: New York Logo’s Origins. di Bob

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Bruna Athena, Noemi Bengala, Alessandra Bruni, Benedetto Motisi, Monica D’Alessandro Pozzi, Davide Giuseppe Spoto.
a cura di Paola Chiesa


Parodia del post di successo

life

 

Ennesimo decalogo per scrivere un post di successo

Nel momento giusto ed al posto giusto sono riuscita a scattare la foto che vedete qui sopra; mi piace molto ed avevo pensato di utilizzarla in un post perché la ritengo di per sé una efficace espressione visiva dell’equilibrio tra buio e luce, passato e futuro, inquietudine e speranza, immobilità e movimento.

Poi il tecnicismo del come scrivere ha preso il sopravvento sulla sostanza, sul contenuto in sè, danneggiando irrimediabilmente la creatività del momento. Da qui questo post autoironico sull’arte di scrivere un post.

Tu come scrivi quando scrivi? Proviamo a percorrere insieme le varie tappe:

  1. Il titolo deve essere ovviamente stuzzicante
  2. Il contenuto? Se consideri che la gente non ama leggere, deve essere sintetico-esaustivo-avvincentepiacevole-intrigante-con citazioni-cantato e danzato.
  3. Le immagini? Certo non possono mancare, ma devono essere originali e con il soggetto ed i colori che si adattano al contenuto, e guai se sbagli le dimensioni. Se poi sei così geniale, o semplicemente fortunato, da aver azzeccato titolo e immagine, il contenuto è spesso superfluo perché il lettore si ritiene già soddisfatto così. E risparmi pure il punto 2, in teoria il più difficile della lista!
  4. La lista…oh quanto piacciono i post con le liste: “ i 7 errori da evitare su Linkedin” “le 10 cose che non devi fare su Facebook”, “i 5 ingredienti indispensabili per un post virale”, con tanto di riferimenti alla numerologia sacra di cui pare siano tutti esperti.
  5. Il riferimento al sesso è d’obbligo anche se stai parlando di open data per dire, serve eccome per attrarre click.
  6. Fasce orarie sacre in cui postare: mai nel week end perché si sa, i social sono frequentati al lavoro e durante gli orari di lavoro!
  7. Indispensabile avere sul proprio blog un “email subscribe button” per consentire ai lettori affezionati di iscriversi e di ricevere automaticamente i nuovi post via mail (sai la fila…tutti a spintonarsi perché non vedono l’ora di ricevere i tuoi post!)
  8. Utilizzare termini inglesi nel testo, o addirittura nel titolo, è molto “cool”, gratifica l’ego di noi italiani in particolare, perché fa sembrare più interessante il contenuto e più intelligente chi lo legge.
  9. Avere una lunga lista di “social button”, anche di quelli di cui non sapevi nemmeno l’esistenza, per incentivare la diffusione del post (che poi quanto può essere psicologicamente devastante vedere che nessuno l’ha condiviso…)
  10. Dimostrare di conoscere la SEO attraverso decine di tag inseriti nei post, che a volte sono così ingombranti da distrarti persino nella lettura del post.

Qui mi fermo perché tanto il punto 11 non lo leggerebbe nessuno…

Al di là dell’ironia, forse non ci farebbe male smarcarci un po’ dalle ricette preconfezionate e pressoché indistinguibili le une dalle altre, per tornare a cercarsi e scegliersi ecletticamente a vicenda, blogger e lettore; nelle famose liste delle cose da fare o non fare, non esiste un punto che personalmente ritengo cruciale: come creare e misurare il valore sociale di un post.

Cosa nasce dalla eventuale condivisione di un contenuto? Una interazione reale? Una critica? Un progetto? Un impatto positivo sul territorio? Questo è quello che io personalmente cerco in un post, sia come lettrice che come autrice: non la esplicitazione di un piccolo particolare sapere, quanto invece un punto di inizio verso la costruzione di una buona prassi collettiva.

Non mi resta che attendere commenti allora…!

Paola Chiesa


Let’s dance!

social network
Social network

Non importa quale social network usi di più…che sia facebook o twitter o google+ o pinterest o altro poco importa… di base c’è che cerchi un contatto con l’ambiente circostante, per osservarlo, migliorarlo, criticarlo, condividerlo…
Che tu lo voglia o no, diventi l’anello di una catena, una maglia della rete: se debole o forte sta a te deciderlo, dipende da quanto sarai in grado di interagire nella comunità di riferimento, e di far sentire la tua voce. Con l’accortezza di non essere un anello né troppo forte né troppo debole, perché in entrambi i casi il risultato è identico: la catena si spezza.

Che dire, un bell’esercizio di equilibrio e di coscienza collettiva! Quindi balliamo!