bla bla blogger 16 giugno 2015

Rassegna stampa della community #adotta1blogger

Iniziano presto i generatori d’ansia, in particolare al passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria. “Sospetto dsa”, “sospetto dislessia”, “sospetto ADHD” dicono, riferendosi a bimbi che non hanno ancora iniziato a leggere, scrivere e far di conto, se non in misura assai ridotta. Poco si parla invece delle abilità apprese rispetto all’inizio del percorso, poco si dice delle inclinazioni del bambino, del carattere, delle capacità di relazioni acquisite. Tutto passa in secondo piano rispetto ad un qualcosa che ha a che fare strettamente con la prestazione. Poi cresci e ti senti un’oca all’ingrasso, alimentata a forza con un imbuto in gola: come manager, il tuo tempo è una risorsa scarsa e preziosa; come libero professionista, il tuo tempo è denaro; come uomo o donna, il tuo tempo è vita. E ci servono come l’aria quegli strumenti che ci aiutano a risparmiare tempo, ottimizzandolo.
Allora sorge spontanea una domanda: che rapporto c’è tra narrazione ed efficacia delle pratiche educative? A fianco allo storytelling che tante aziende attuano perché è l’arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva, l’educazione professionale può, anzi, deve mostrare uno scarto: non narro per persuaderti, ma narro perché ciò serve a comprendere. I servizi educativi fanno fatica ad assolvere a questa funzione.
Persino Facebook dall’inizio del 2015 ha stretto sempre più le proprie maglie per indirizzare gli iscritti verso un uso più consapevole del social network. Tra i requisiti c’è quello di scegliere “il biglietto da visita” che meglio rappresenti la propria identità sul social network e a comprendere le differenze tra profilo privato, fan page, gruppi, anche perché il passaggio da un profilo privato a una pagina facebook non è proprio indolore.
Se si vuole allora evitare che una strategia imprenditoriale si riveli fallimentare, è necessario comunicare in modo tempestivo, non stravolgere completamente il progetto, rispettare i contratti, proteggere i dati degli utenti, prevedere un piano di eventuale crisi reputazionale che integri i social.
A questo punto è forse bene rispolverare anche le liste, per raccogliere nel modo migliore i ricordi e per non disperderli. Esse sono anche terapeutiche, una sorta di esorcismo contro il panico dell’oblio e la sensazione di perdita di memoria, di se stessi e della vita che fluisce senza forma. C’è una sorta di panico “a bassa intensità” che sembra a volte accompagnarci, e forse è quello che ci fa desiderare tra le mura domestiche il viaggio di un peperoncino, il fumo di una sigaretta, il profumo del caffè, il sapore di un bacio, il voler vivere in un sogno…

Ovvero:

Generatori d’ansia – Parte 1- La valutazione. di Elisa Benzi

I 3 strumenti chiave che uso per massimizzare il mio tempo su LinkedIn. di Luca Bozzato

Educazione: narrazione vs efficacia. di Anna Gatti

Come convertire il profilo in Pagina quando dà errore. di Maura Cannaviello

Come distruggere il proprio business. Adotta un Ragazzo e la sua strategia “scellerata”. di Angelo Cerrone

Le liste, che passione.  di Giovanni Manizzi

Habanero, tabacco e caffè, romanzo rosa tra Grado e Trieste. di Rita Fortunato

Le adozioni e segnalazioni sono state effettuate da: Francesco Ambrosino, Sonia Bertinat, Anna Pompilio.

Buona lettura!

a cura di Paola Chiesa

 

 

 

 


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